UNO DI NOI
Intervista con Manfred Spieker, presidente del Comitato nazionale in Germania
Continua anche in Germania la raccolta delle firme per One of Us mentre si avvicinano le elezioni federali tedesche. Molti movimenti e associazioni hanno appoggiato l’iniziativa dei cittadini europei a tutela della vita in tutti i campi d’azione dell’Unione europea, eppure il quorum nazionale non è stato ancora raggiunto. Il presidente del comitato One of Us per la Germania, Manfred Spieker, analizza con Massimo Lavena, di Sir Europa, i problemi e le prospettive del progetto, in vista del rush finale per le sottoscrizioni. Professore emerito di Scienze sociali cristiane presso l’Università di Osnabrück, Spieker è autore di alcuni testi sul diritto alla vita.
Professore, qual è stata la risposta dei tedeschi alla raccolta di firme per One of Us?
“I tedeschi hanno un po’ di difficoltà a sostenere l’iniziativa civica europea One of Us. Devono raggiungere il quorum richiesto di 75mila firme; a metà agosto avevamo raggiunto circa il 60% dell’obiettivo. Sono tuttavia fiducioso che a fine ottobre, quando scadrà il termine, arriveremo alla meta. Oltretutto, ogni firma contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo di un milione di firme su scala europea. La validità dell’iniziativa non dipende dal fatto che tutti i 28 Paesi dell’Ue raggiungano il proprio quorum: devono infatti essere raccolte un milione di firme in totale e il quorum (stabilito da un regolamento Ue – ndr) deve essere stato superato almeno in sette Paesi. Il secondo requisito è stato soddisfatto da tempo: in Austria, Italia, Spagna, Polonia, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Slovacchia, Romania e Francia il quorum è oltrepassato. Un fattore importante che ha contribuito a far sì che questi Paesi raggiungessero il quorum è secondo me legato al fatto che, oltre ai Papi Benedetto e Francesco, anche le Conferenze episcopali nazionali hanno sostenuto la campagna”.
Quale tema le sembra più importante sottolineare per il prosieguo dell’azione di sensibilizzazione?
“La campagna ‘Uno di noi’ si riallaccia alla sentenza della Corte di giustizia europea del 18 ottobre 2011, applicabile in tutti gli Stati Ue, secondo cui non può essere sottoposto a brevetto alcun ritrovato qualora la procedura tecnica oggetto della richiesta di brevetto preveda la distruzione di embrioni umani o il loro utilizzo come materia prima. La campagna ha l’intento di sensibilizzare sul semplice fatto che anche l’embrione, pur senza voce, è ‘uno di noi’ e che l’obbligo di tutelare la vita vale non solo per governi e legislatori ma anche per ciascuna persona, per ogni cittadino”.
Chi ha appoggiato One of Us in Germania?
“Numerose associazioni hanno manifestato il proprio sostegno alla campagna. L’associazione federale Lebensrecht con le proprie tredici associazioni membre, tra cui l’Associazione dei giuristi e i Cristianodemocratici per la vita, l’Ordine di Malta, l’Associazione dei cattolici nell’economia e nell’amministrazione, la Comunità di lavoro delle associazioni studentesche cattoliche, l’Alleanza evangelica, l’Associazione cristiana giovanile e l’Esercito della Salvezza… Il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk) ha raccomandato alle proprie associazioni aderenti – oltre 100 – di esaminare favorevolmente l’iniziativa”.
Quali possono essere stati eventuali punti di difficoltà nella raccolta delle firme?
“Le difficoltà risiedono innanzitutto nel fatto che il tema della difesa della vita è un tabù per la società tedesca e anche per i partiti politici. Al successo della campagna contribuirebbe poi sicuramente il sostegno aperto della Conferenza episcopale tedesca, seguendo l’esempio di molte altre Conferenze episcopali. Chissà se la plenaria autunnale dei vescovi, a fine settembre, dichiarerà il proprio pieno sostegno”.
La Germania si avvicina alle elezioni federali: che valutazione si può dare dell’impatto di One of Us? Quale è, nei partiti, il grado di attenzione riservato alla difesa della vita?
“L’iniziativa One of Us purtroppo non sta avendo alcun influsso sulla campagna elettorale e sulle posizioni dei partiti finora rappresentati al Bundestag. Ciò vale anche per i partiti che si fanno chiamare ‘cristiani’, ossia la Cdu e la Csu, sebbene singoli politici cristianodemocratici sostengano la campagna. L’attenzione verso le questioni della tutela della vita esiste solo in alcuni partiti senza possibilità di successo, piccoli e sfortunatamente ancora divisi”.