EDITORIALE

Verso e oltre il voto tedesco

L’Ue, le elezioni in Germania e in altri Paesi, le difficoltà in Italia e Francia

I mesi estivi hanno portato alcune buone notizie per coloro che pensano che l’Europa non possa mantenere il suo modello sociale e promuovere i suoi valori nel XXI secolo con un semplice perpetuarsi del processo di unificazione. Tuttavia, le elezioni parlamentari in Germania il 22 settembre e altri eventi di settembre e ottobre in vari Paesi saranno un decisivo banco di prova.
Il 27 e 28 giugno scorsi i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno dato, con il Consiglio europeo, un chiaro segno di voler combattere la disoccupazione che colpisce circa 5,6 milioni di giovani del vecchio continente. Tra i sei e gli otto miliardi di euro contribuiranno a cofinanziare la “garanzia per i giovani” nelle regioni in cui la disoccupazione under25 supera il 25%. Questo per garantire a chi ha appunto meno di 25 anni un lavoro, un’opportunità di formazione, un apprendistato o uno stage entro quattro mesi dal termine del percorso scolastico.
Poco prima del vertice estivo, i responsabili delle negoziazioni per le istituzioni europee avevano peraltro raggiunto un accordo sul Quadro finanziario pluriennale dell’Ue per il periodo 2014-2020. Il trascinarsi dei negoziati su questo ambito avrebbe sicuramente paralizzato il lavoro delle istituzioni europee a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento del maggio 2014. Si noti anche l’accordo di massima definito il 26 giugno sulla nuova Politica agricola comune.
Ancora: il 10 luglio la Commissione europea ha adottato una proposta per un meccanismo unico di ristrutturazione del sistema bancario. Dopo l’introduzione del meccanismo unico di vigilanza per le seimila banche della zona euro, questa è la seconda pietra miliare della riforma. Tale proposta è stata votata dal collegio dei commissari dopo l’accordo politico raggiunto dal Consiglio dei ministri Ue sulla direttiva comunitaria che disciplina la ristrutturazione dei sistemi bancari nazionali. Se in futuro sarà necessario il salvataggio di una banca, saranno gli azionisti e gli altri agenti privati che dovranno essere coinvolti in prima battuta e solo come ultima istanza saranno interpellati i contribuenti.
Se si aggiunge poi l’apertura formale dei negoziati tra Ue e Stati Uniti per un partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti che ha coinvolto – tra l’8 e il 12 luglio a Washington – 150 negoziatori divisi in 24 gruppi di lavoro, si potrebbe realmente argomentare che l’Unione europea e le sue istituzioni hanno arricchito l’estate con una serie di eventi che mettono in evidenza una dinamica chiara che contraddice le molte critiche all’Ue di immobilismo di fronte alla crisi.
È in ogni caso possibile che molti dei protagonisti abbiano lasciato Bruxelles e Strasburgo per le ferie con un senso di soddisfazione per il lavoro svolto, ponendo in valigia il numero di luglio-agosto della rivista “Foreign Affairs”, che ospita un articolo di Nicolas Berggruen e Nathan Gardels. Con il titolo “La prossima Europa. Verso un’Unione federale” (www.foreignaffairs.com), gli autori sostengono la necessità di preparare il più in fretta possibile la strada verso una federalizzazione dell’Unione europea, secondo il modello svizzero. Sulla base di un confronto tra eminenti esponenti politici europei organizzato dall’Istituto Berggruen, spiegano che il fallimento dell’euro colpirebbe maggiormente le classi medie della Germania. Il loro interesse oggettivo per una vera unione politica potrebbe quindi essere raggiunto in cambio di una mutualizzazione del debito degli Stati attraverso gli euro-bond o un altro strumento.
Come mons. Robert Zöllitsch, arcivescovo di Friburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca – che in un’intervista rilasciata nel mese di agosto paventava un ritorno al sistema degli Stati-nazione e auspicava un futuro chiarimento europeo per la Germania -, anche una grande maggioranza della popolazione tedesca ora sembra intenzionata a perseguire il processo d’integrazione per giungere a una sorta di federazione europea.
Bisognerà comunque attendere la fine di settembre, quando sapremo le intenzioni del nuovo governo Merkel. E poi ci sono gli altri popoli europei da tener d’occhio. Per fare qualche esempio: a settembre-ottobre avremo i risultati delle elezioni nella Repubblica ceca e in Lussemburgo, gli esiti della crisi politica italiana che minaccia il governo Letta e l’esito dei conflitti sociali e politici che stanno maturando in Francia.