REPUBBLICA DI MOLDOVA
Ccee: lettere di bimbi europei al Papa. A est una Chiesa sulla strada dei piccoli
“Caro papà Francesco, mia sorella mi ha detto che devo chiamarti ‘Papa’, perché tu sei una persona importante, ma io non so cosa significa Papa e allora ti chiamo papà. La mia mamma era per me e mia sorella una persona importante come te, anche se eravamo una famiglia povera, qui in Moldavia. Ora la mia mamma non c’è più, perché delle persone cattive le hanno fatto male. Ma io voglio dirti che ogni giorno vengo a mangiare in una cucina che ha il tuo nome, ‘Papa Francesco’, e ti mando anche una foto mia nella cucina, perché un uomo prete ci ha raccolto dalla strada dove vivevamo qui a Chisinau, ci ha dato una casa per dormire e mangiamo quello che lui cucina”. Comincia così la lettera che Vasile, un bambino moldavo di undici anni, ha scritto, con altri bambini europei, a Papa Francesco. I testi e i disegni sono stati raccolti in un libro – a cura del Ccee, Consiglio delle Conferenze episcopali europee – che verrà donato al Santo Padre, il 4 settembre, come segno di affetto e gratitudine per l’attenzione che riserva sempre ai bambini, soprattutto a quelli delle “periferie esistenziali”. Il 4 settembre, con i rappresentanti del Ccee, monsignor Anton Cosa, vescovo della diocesi cattolica di Chisinau, accompagnerà Vasile nell’incontro con il Papa.
Bambini delle periferie d’Europa. Nella sua lettera, Vasile scrive ancora: “Sono contento, anche se mi hanno rubato la mamma. Ho trovato una casa, tanti amici. Questo uomo prete, e tutti insieme viviamo bene, andiamo a scuola, siamo puliti e ho anche la bicicletta. Papà Francesco per favore mi mandi una tua fotografia, cosi la appendo dove dormo e anche io posso dire che ho un papà?”. Il piccolo moldavo scrive che il sacerdote “il sabato ci parla di Dio e a me piace. Poi cantiamo, giochiamo e mangiamo la pizza. Papà Francesco ti voglio fare un regalo: ho fatto una piccola croce per te. Vedi? C’è un bambino sulla croce che ride, perché l’uomo prete ci dice sempre che anche quando si soffre bisogna sorridere”. “La storia di Vasile – afferma don Cesare Lodeserto – è una vicenda triste e per nulla diversa dalle storie di altri bambini moldavi. La sera del 3 aprile 2011 avevo visto un servizio giornalistico dell’emittente moldava JurnalTv che raccontava la situazione di Vasile (9 anni) e Maria (11 anni). La madre, consapevole a motivo della povertà, di non poter accudire i due figli, chiedeva che qualcuno li potesse prendere con sé. Il giorno dopo ho accolto i due piccoli nella casa-famiglia di cui sono responsabile e dove tuttora dimorano. Il 14 luglio 2012 la madre dei piccoli è stata vittima di morte violenta”. Oggi Vasile ha 11 anni e Maria 13, “ambedue vivono serenamente nella casa-famiglia, frequentano la scuola pubblica, crescono nella normalità. La loro gioia è la nostra gioia” (Info: www.reginapacis.org).
Una Chiesa sulla strada dei piccoli. L’attenzione ai più piccoli, all’interno della società moldava, dove questi rappresentano, unitamente agli anziani, la fascia sociale più debole e bisognosa, ha costituito l’impegno primario della comunità ecclesiale. Dalle parrocchie al territorio, dalla strada ai luoghi di sofferenza, i minori in genere sono stati presi in giusta considerazione, con azioni concrete: scuole materne sia nella capitale Chisinau che nelle parrocchie delle zone periferiche, attività di accoglienza in case-famiglia per ragazzi di strada, oratori, formazione professionale, assistenza sociale e sanitaria, vacanze curative e altro. Si tratta di progetti stabili e concreti che vedono la Chiesa cattolica, con operatori e volontari, impegnata con non poco sacrificio, nonostante le poche risorse. Negli ultimi tempi è stata presa in considerazione la condizione dei minori nelle carceri e dei minori figli di mamme detenute. L’azione pastorale voluta da mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau, è entrata nei luoghi della sofferenza e nei cuori dei piccoli sofferenti. Sono stati avviati progetti di presenza stabile all’interno dell’unica struttura di detenzione minorile presso lo Stato moldavo, con la formazione professionale, l’educazione scolastica e la collaborazione con programmi messi in atto da altre realtà ecclesiali europee. Essendo poi la Moldova un Paese di emigrazione – il 25% della popolazione è residente all’estero – cresce il fenomeno dei “minori contesi” all’interno delle famiglie miste. I minori sono le vittime innocenti delle separazioni e gli stessi diventano oggetto di contese tra i genitori, le quali, nonostante le convenzioni internazionali, non trovano mai la giusta soluzione. Anche per questi casi, ormai numerosi, la Chiesa cattolica ha avviato servizi di mediazione familiare e supporto psicologico.