EDITORIALE
L’Europa e l’appello controcorrente di Papa Francesco
Davanti a tre milioni di giovani di tutto il mondo, domenica 28 luglio è stata posta la parola fine alla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro. Ora possiamo azzardare alcune conclusioni che vadano al di là della cronaca quotidiana dei media. Fra queste conclusioni troviamo, in particolare, la percezione che il primo viaggio intercontinentale del Papa argentino sarà molto importante non soltanto per l’America Latina ma per la Chiesa in tutto il mondo, compresa l’Europa, perché i suoi insegnamenti non erano diretti soltanto ai giovani; nella sua visita in Brasile e nei vari incontri e discorsi, infatti, Papa Francesco ha messo in luce i concetti-chiave del suo pontificato: la sua visione della Chiesa (povera, evangelica ed evangelizzatrice) così come la sua missione nel mondo di oggi, in cui si assiste a un cambiamento epocale.
“Guardate, io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti – ha detto fra l’altro il Papa ai giovani – perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l’esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego, è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro. Questa civiltà, cioè, ci ha portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro”.
Gli orientamenti e la tabella di marcia del pontificato di Francesco, con tutti i necessari adattamenti alla situazione della Chiesa nelle diverse parti del mondo, traggono una notevole ispirazione dal testo finale della quinta Conferenza dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi del 2007, il cosiddetto “Documento di Aparecida”, della cui redazione era stato primo responsabile proprio l’allora cardinale Bergoglio. In effetti, questo testo diventerà una sorta di “enciclica” programmatica del ministero petrino di Francesco.
Tale documento, come il Papa stesso ha ricordato dinanzi ai vescovi latino-americani, invita tutta la comunità cristiana a una conversione pastorale profonda, centrata sul prendere coscienza che siamo veri discepoli di Cristo e sulla chiamata irrinunciabile a svolgere la missione evangelizzatrice nel mondo di oggi. Ciò richiede un rinnovamento interno della Chiesa e delle sue strutture superate, così come un’opzione per il dialogo evangelico con il mondo e la cultura di oggi, evitando le tentazioni della ideologizzazione del messaggio cristiano, del clericalismo, della burocratizzazione. Anche la Chiesa che è in Europa ne dovrà tener conto.
“Voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscir fuori” e “se non lo fanno diventano una Ong e la Chiesa non può essere una Ong”, ha detto ancora Papa Francesco.
L’altra conclusione importante del viaggio pontificio in Brasile è la grande capacità che ha dimostrato Papa Bergoglio di manifestare a tutti, tramite l’enorme fascino della tenerezza dei suoi gesti e l’eloquenza della sua peculiare oratoria, l’essenziale del Vangelo nella complessità del momento presente.
Così, con simpatia e allo stesso tempo con forza, indicava ai giovani argentini quella che potrebbe costituire una sintesi dei suoi insegnamenti per tutti: “È uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi. È uno scandalo che sia morto su una croce. È uno scandalo: lo scandalo della Croce. La Croce continua a far scandalo. Ma è l’unico cammino sicuro: quello della Croce, quello di Gesù, quello dell’Incarnazione di Gesù”. “Allora: fatevi sentire”. E concludeva proponendo il progetto di vita più evangelico: mettere in pratica le Beatitudini ed esercitare l’amore fraterno di cui parla Gesù nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo. “Con queste due cose avete il piano d’azione”, chiosava.
“Andate, senza paura, per servire”: così il Papa esortava i giovani nella Messa finale. “Nel ritornare alle vostre case non abbiate paura di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo”. Portare il Vangelo significa “portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo”. A tutti gli effetti, un compito necessario e difficile per il prossimo appuntamento della Giornata mondiale della gioventù, che sarà in Europa, nella bella città polacca di Cracovia. I giovani europei sapranno rispondere.