RASSEGNA DELLE IDEE

Ritrovare la passione

L’Europa di ieri e di oggi in una nota di Godart su “L’Osservatore Romano”

La prima civiltà europea nel mondo sarebbe stata creata dai minoici all’inizio del III millennio prima dell’era cristiana. Così sostiene Louis Godart, archeologo belga naturalizzato italiano, docente di Filologia micenea alla “Federico II” di Napoli e consigliere per la Conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica italiana, che ha appena pubblicato un libro “Omaggio all’Europa” (Torino, Utet, 2013). Il testo segue l’evoluzione del concetto di Europa e rende conto dell’emergere in molti cittadini del vecchio continente di un forte sentimento di appartenenza a una medesima opera civilizzatrice e a uno stesso ideale di vita. Su “L’Osservatore Romano” del 21 luglio Louis Godart ha scritto un articolo sul tema del libro. Ne riportiamo ampi stralci.

L’Europa: un amalgama. La parola Europa indica un continente che non conosce confini geografici precisi, che appare come una distesa di territori in perenne movimento sia verso est sia verso ovest. Gli stessi popoli che occupano questo spazio sono il risultato di un amalgama tra genti, tradizioni, esperienze diverse che si sono arricchite a vicenda grazie agli scambi che non hanno mai cessato in seno al grandioso continente unitario euro-afro-asiatico. Se l’Asia ha avuto un ruolo essenziale nello sviluppo della civiltà europea, la scoperta dell’America ha, a sua volta, segnato la vita degli europei, persino nei dettagli più banali della vita quotidiana. Secondo Bronisław Geremek è venuto il momento di fare dell’Europa non solo una federazione di Stati, ma anche una comunità di cittadini con valori comuni. Quali sono questi valori? L’appartenenza a una millenaria tradizione cristiana oppure all’universo dominato dalla ragione auspicato dai filosofi del Settecento? Voler opporre l’unità della fede a quella della ragione rischia di far riemergere vecchi contrasti che sono stati deleteri per la cultura europea e mondiale.

Nata dalla storia. Formata da infiniti strati, l’Europa è un’unità storica incontestabile. La sua opera civilizzatrice poggia su alcuni pilastri che vanno individuati nel mondo classico, nel cristianesimo e nei valori professati dai filosofi del secolo dei lumi. Inventando la democrazia e insegnando che l’uomo ha il diritto/dovere di ribellarsi di fronte all’ingiustizia, la Grecia antica ha definito ante litteram quello che deve essere l’uomo europeo: un cittadino padrone del proprio destino. Durante tutto il medioevo, l’azione possente del cristianesimo ha saputo promuovere grandi correnti di pensiero in grado di scavalcare le frontiere spesso incerte dei regni e dotare il mondo occidentale di una coscienza che si è lentamente laicizzata ed è diventata coscienza europea. Grazie ai filosofi i cittadini d’Europa sentono come loro impegno il dovere di assicurare pace e felicità a tutte le famiglie dell’umanità. Il sogno generoso dei letterati del Settecento naufragherà quando, invece di sognare il bene del genere umano, gli europei privilegeranno l’amore per la “nazione”. Bruscamente, alla fine del Settecento, già al tempo di Luigi XVI, la parola “nazione” irrompe e viene usata tra le classi popolari e i soldati. Dall’idea di “nazione” si passa automaticamente a quella di “nazionalismo” e a quella di “razza”. La deriva rappresentata dall’onnipotenza della nazione è illustrata nel Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli: “La nazione non è più ora considerata come lo storico prodotto della convivenza degli uomini (…) È invece divenuta un’entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza”. La sovranità assoluta degli Stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri. E l’onnipotenza del concetto di nazione ha generato una lunga guerra fratricida conclusa soltanto nel 1945, lasciando i cittadini d’Europa feriti, lacerati e impoveriti.

La rinascita. All’indomani di queste tragedie, uomini portatori di un formidabile messaggio di speranza hanno iniziato la grandiosa opera che porterà alla firma dei Trattati di Roma del 1957. Oggi l’entusiasmo si è assopito. Occorre ritrovare la passione che ispirava i padri fondatori e anima quei dirigenti europei persuasi della necessità imprescindibile dell’unione fra i Paesi d’Europa che condividono gli stessi valori e sono impregnati della stessa cultura. Costruire l’Europa non è stato, non è e non sarà facile. Gli egoismi degli Stati, le difficoltà politiche ed economiche irte sul cammino dell’Unione, le gelosie suscitate nel vasto mondo alla prospettiva di dover dialogare e trattare con un’Europa unita, libera, potente e ascoltata sono altrettanti ostacoli posti sulla strada indicata dai Padri fondatori. Oggi è più che mai utile meditare sulle parole di George Washington, in una lettera del 17 settembre 1787 a proposito del progetto di Costituzione degli Stati Uniti d’America: “Individui che si associano debbono abbandonare una parte di libertà per salvaguardare il resto”.