EX JUGOSLAVIA " "
Riconciliazione, diritti e coesione: obiettivi per i Paesi dell’ex Jugoslavia
Più di 20 anni dopo la dissoluzione della Jugoslavia, “le società in molti Paesi della regione rimangono estremamente polarizzate lungo linee etniche”, sottolinea il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muinieks, che recentemente ha partecipato alle commemorazioni per il genocidio di Srebrenica. “Sforzi più sostenuti sono necessari da parte delle dirigenze statali in questi Paesi, al fine di raggiungere una pace duratura basata sul riconoscimento dei fatti storici e sulla riconciliazione tra i popoli della regione”, rileva ancora l’alto funzionario europeo, intervistato da Nike Giurlani per Sir Europa.
Qual è la situazione dei diritti umani nell’area balcanica?
“L’eredità delle ultime guerre aleggia ancora in tutta la regione: 12.200 persone sono scomparse, 423mila sono rifugiate o sfollate e non potranno tornare nelle loro case; circa 20mila persone rimangono senza Stato o a rischio di apolidia. Inoltre, sono almeno 20mila le donne sottoposte a violenza sessuale durante la guerra, rimaste traumatizzate senza ricevere un adeguato sostegno. Tutto questo, combinato con l’impunità per i crimini di guerra, ostacola la riconciliazione e mette in pericolo il pieno godimento dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto”.
Quali i problemi principali da affrontare?
“In primo luogo, l’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani commesse durante le ultime guerre che devono essere abbattute. Una riconciliazione durevole non può avvenire se gli autori di crimini di guerra sfuggono alla giustizia e continuano a vivere accanto alle vittime. A questo scopo, i sistemi giudiziari, tra cui la protezione dei testimoni e l’assistenza, devono essere rafforzati. In secondo luogo, deve essere fatta chiarezza sulla sorte di tutte le persone scomparse per terminare così l’agonia prolungata delle loro famiglie. In terzo luogo, soluzioni durevoli devono essere trovate per i rifugiati e gli sfollati interni nella regione e per tutti coloro, dentro e fuori la regione, che sono apolidi o a rischio di apolidia, soprattutto i rom”.
Quali altri aspetti vanno affrontati con urgenza?
“È necessario stabilire la verità sui fatti storici di queste guerre. Si tratta di una condizione essenziale per eventuali relazioni pacifiche durevoli tra i popoli della regione. Infine, va attuata una revisione dei sistemi educativi, in modo che possano promuovere una vera conoscenza della storia, della tolleranza e fiducia tra i popoli, soprattutto per le giovani generazioni”.
Quali i passi avanti compiuti?
“Recentemente sono stati portati avanti dialoghi inter-statali e di riconciliazione. Nel mese di gennaio, la Bosnia-Erzegovina ha firmato un protocollo con la Serbia sulla cooperazione nel perseguimento dei crimini di guerra. Lo scorso aprile il presidente serbo Nikolić ha presentato le scuse inequivocabili per i crimini di guerra commessi dalle forze serbe a Srebrenica e in Kosovo, mentre la Serbia ha firmato un accordo politico con il Nord Kosovo. Inoltre, l’iniziativa condotta dall’ong Recom, che si propone di determinare e comunicare i fatti riguardanti i crimini di guerra, ha migliorato la comprensione nei popoli dell’importanza del processo di riconciliazione. Un’iniziativa supportata anche dalla Serbia. Si tratta di passi in avanti importanti verso una progressiva riconciliazione, che devono essere seguiti da una visione saggia, una leadership politica determinata e sostenuti dalla comunità internazionale”.
Cosa si può fare per le vittime e le loro famiglie?
“Giustizia prima di tutto. L’11 luglio sono stato a Srebrenica per la commemorazione del genocidio e ho visto che le vittime e i loro parenti sono ancora infestati non solo da quest’atto di genocidio, ma anche dalla lentezza nella ricerca di verità. Srebrenica incarna le sofferenze che le guerre lasciano dietro di loro, in particolare quando troppo poco si è fatto per fornire un adeguato riconoscimento e sostegno alle vittime”.
Quali sono i principali obiettivi per il futuro?
“La riconciliazione e la coesione sociale in conformità con gli standard europei sui diritti umani. I governi della regione devono capirne l’importanza e costruire società più inclusive e tolleranti, traendo insegnamento dal passato. A tal fine, dovrebbero investire di più in istruzione, in particolare per le giovani generazioni, per superare i pregiudizi e l’odio, sulla comprensione e sulla cooperazione. Ciò contribuirà a plasmare relazioni più armoniose e società coese senza divisione etniche, religiose e di altro genere in questa parte travagliata dell’Europa. Il Consiglio d’Europa e l’Unione europea svolgono un ruolo importante e complementare in questo contesto”.