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Intervista con Simon Rapp, presidente Federazione giovani cattolici tedeschi
Anziani supertutelati, giovani privi di sicurezze per il futuro e a rischio povertà, politica in ritardo. Occorre un’azione tempestiva per evitare l’innescarsi di un nuovo conflitto generazionale. Ne è convinto il sacerdote Simon Rapp presidente della Federazione dei giovani cattolici tedeschi (Bdkj). Parlando del recente incontro dei leader europei, svoltosi a Berlino il 3 luglio scorso, Rapp stigmatizza il ritardo con il quale la politica si pone il problema della mancanza di lavoro dei giovani e il diverso peso che il futuro delle nuove generazioni riveste nelle prospettive finanziarie e nelle scelte economiche. Massimo Lavena, per Sir Europa, lo ha intervistato alla vigilia della partenza per la Gmg di Rio.
Come sono cambiate le prospettive di lavoro per i giovani tedeschi dall’introduzione dell’euro?
“La situazione del mercato del lavoro e quella dei giovani sono cambiate nell’arco degli ultimi 10-15 anni. La disoccupazione giovanile in Germania è certamente a un livello basso ma oggi sono proprio le persone al di sotto dei 25 anni a presentare un rischio di povertà elevato. L’introduzione dell’euro è solo una parte del cambiamento. Il curriculum vitae classico non esiste più. L’incremento dell’orario scolastico lascia poco tempo libero per la formazione della personalità e per sviluppare talenti e interessi, da cui trarre una prospettiva chiara a livello professionale ed esistenziale”.
Quanto influiscono in questo processo le differenze sociali e l’approccio culturale dei giovani?
“Spesso i giovani si mettono alla ricerca dei propri obiettivi e del proprio stile di vita solo dopo aver concluso la scuola, fanno un’esperienza di volontariato, provano a iscriversi ad una facoltà dopo l’altra oppure verificano le proprie attitudini svolgendo diversi lavori. Persino quelli che iniziano direttamente un percorso di formazione professionale o universitario non considerano necessariamente queste scelte come la propria prospettiva di vita definitiva. Anche dopo lo studio o la formazione professionale, la gran parte di loro ottiene contratti di lavoro a tempo determinato che non consentono una pianificazione della vita nel lungo periodo”.
La crisi in Europa ha colpito i giovani alla ricerca del primo impiego e la generazione dei cinquantenni. Come considerate le ipotesi di intervento europeo?
“L’obiettivo deve essere offrire a ogni giovane una possibilità di formazione professionale, oltre ai mezzi finanziari; occorre anche la volontà del mondo economico, statale e sociale di non lasciare che alcun giovane ne rimanga senza. C’è bisogno di una nuova idea di lavoro retribuito: da molti anni non si offre più a tutte le persone la possibilità di realizzarsi e garantire al contempo l’esistenza. Per contro, lo Stato non è in grado di investire altro denaro in prestazioni sociali. Come Bdkj, chiediamo di ripensare a un modello di reddito minimo che garantisca a tutte le persone la sicurezza finanziaria. In tal modo verrebbero meno tutte le altre prestazioni sociali e ciascuno avrebbe la possibilità di agire, utilizzando i propri talenti e capacità, impegnandosi nella società o per la sua famiglia così come nel lavoro. Studi seri lo ritengono fattibile. Richiede un cambiamento sociale, poiché tutti abbiamo capito che il lavoro retribuito e la sicurezza esistenziale sono la stessa cosa. Con un reddito minimo incondizionato vengono invece liberate le energie per attività a favore della società che oggi non sono svolte per motivi finanziari”.
Il ricambio generazionale è spesso bloccato dal peso delle politiche pensionistiche. Quale è la tendenza in Germania?
“Mentre la generazione degli anziani beneficia di pensioni in crescita e quella intermedia tenta di garantirsi il futuro con assicurazioni private, la gran parte dei giovani ha perso la fiducia nella previdenza statale. La paura di diventare poveri in età avanzata è grande. Ciò origina un conflitto generazionale di natura completamente nuova, che va evitato con l’azione politica: il modello di reddito base può garantire nel lungo periodo l’esistenza di tutti. Tutte le generazioni vanno coinvolte nel dibattito su questo tema. Purtroppo tali questioni sul futuro non sono discusse con i giovani o con le loro rappresentanze. Proprio i rappresentanti dei giovani di tutta Europa stanno riflettendo molto su questo argomento. I governi devono ascoltare di più e coinvolgere i giovani, per risolvere le grandi questioni sul futuro che riguardano i giovani. Altrimenti vi è il rischio che le nuove generazioni si allontanino sempre più dalla politica, quando si sperimenta in modo crescente che le decisioni sono prese sui giovani ma non insieme con essi”.