UNO DI NOI - POLONIA" "

Far breccia nell’opinione pubblica” “

L’eurodeputato Olbrycht sostiene l’iniziativa dei cittadini a favore della vita

Continua il viaggio tra le opinioni degli europarlamentari che appoggiano l’iniziativa dei cittadini “Uno di noi”. Fra questi figura il deputato polacco Jan Olbrycht, che è anche vice presidente del Gruppo del Partito popolare europeo a Strasburgo. Il suo Paese figura al secondo posto tra quelli che hanno raccolto più firme in Europa ed è il primo in classifica per le sottoscrizioni on line.
Onorevole Olbrycht, quali sono i motivi che l’hanno spinta a appoggiare l’iniziativa “Uno di noi”?
“Non ci sono arrivato per caso. Sono in un gruppo parlamentare che si definisce ‘democratico cristiano’ e che quindi s’ispira a precisi valori anche nel fare politica. Da tempo noi presentiamo le nostre posizioni e non nascondiamo il nostro approccio nel difendere la dignità umana e nel considerare gli elementi che sono per noi la base dei valori cristiani, i quali sono al contempo valori umani e universali. Non c’è niente di nuovo: ogni volta in cui c’è un voto o un dibattito in cui è necessario definirsi pro o contro la vita, io sono nel gruppo che molto chiaramente dice quali sono le nostre idee e scelte”.
Condivide l’approccio adottato dai promotori dell’iniziativa, che ha fatto tappa di recente a Strasburgo?
“Dopo il dibattito svoltosi all’Europarlamento, all’inizio di luglio, a partire dall’iniziativa ‘Uno di noi’ sui problemi concernenti la difesa della vita, è emerso con chiarezza che un elemento molto importante è la questione del budget. I colleghi deputati che hanno avviato questa iniziativa hanno deciso di mettere sul tavolo la questione della difesa dell’embrione in modo molto concreto: non possiamo accettare – si è detto – come cittadini e politici europei che del denaro pubblico sia usato per obiettivi che non condividiamo o che sono addirittura contro i nostri valori. Abbiamo sempre difeso precise posizioni sui temi della vita e della famiglia: peraltro occorre ricordare che questi temi non sono di competenza dell’Unione europea, bensì degli Stati membri e siamo comunque consapevoli del fatto che se dovessimo votare sulla definizione della vita, la nostra visione sarebbe in minoranza all’interno dell’Assemblea. L’iniziativa per la quale si stanno raccogliendo le firme pone invece un problema preciso e invita giustamente l’Ue a non usare fondi comunitari per finanziare la ricerca che distrugga gli embrioni. Per questo ho deciso di appoggiarla”.
Una volta che l’iniziativa sarà presentata alla Commissione, crede si possa giungere a una proposta legislativa? Le istituzioni europee sapranno tutelare l’embrione e la vita nel campo della ricerca?
“Ritengo che un primo e fondamentale obiettivo di chi ha promosso questa iniziativa sia sensibilizzare, aprire il dibattito pubblico su quegli aspetti della difesa della vita che possono essere di competenza europea. Perché è chiaro che non possiamo usare i fondi comunitari per distruggere embrioni o per sostenere le pratiche abortive (nel campo della cooperazione internazionale – ndr). Ed è rilevante mostrare questo atteggiamento. Mentre si stanno raccogliendo le firme, è altrettanto significativo mostrare che non abbiamo lasciato da parte le questioni fondamentali, non ci siamo tirati indietro e siamo pronti a impegnarci per la vita anche sul piano culturale e politico. Sensibilizzare i cittadini è per noi fondamentale”.
Come procede l’adesione dei polacchi all’iniziativa?
“Al momento, in Polonia il numero dei firmatari è uno dei più alti tra gli Stati europei, quindi si può parlare di successo. Personalmente io non mi sono impegnato ufficialmente in questa iniziativa nel mio Paese per non politicizzare il dibattito. La campagna ‘One of us’ non ha carattere eminentemente politico, ma il rischio è di essere fraintesi e magari accusati di usare questa iniziativa per aumentare il proprio ‘capitale’ politico ed elettorale in Polonia”.
Quale sensibilità riscontra su questi temi fra i suoi colleghi eurodeputati?
“Tra i parlamentari che lavorano su fronti diversi ma hanno come riferimento i valori cristiani, c’è molta soddisfazione per il fatto che questa sia una delle prime iniziative dei cittadini europei e sia legata direttamente a problemi di rilevanza etica. E non finirà qui. Credo che le persone che hanno deciso di entrare in questa iniziativa sono pronte ad andare oltre ‘Uno di noi’, perché hanno acquisito esperienza, costruito collegamenti internazionali e una notevole rete di contatti e di conoscenze”.