L’Ue in breve

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Commissione: 100 milioni per l’economia digitale
“L’Europa ha bisogno di più innovazione e di puntare maggiormente sull’economia digitale, e ciò comincia con un migliore ecosistema per le start-up. Stiamo dando un sostegno concreto lì dove crediamo ce ne sia bisogno”: Neelie Kroes, vice presidente della Commissione europea, ha presentato la nuova tranche di fondi – pari a 100 milioni di euro – messi a disposizione dall’Ue e indirizzati a un migliaio di start-up e altre imprese altamente innovative “per lo sviluppo di app e altri servizi digitali in settori quali i trasporti, la salute, la produzione intelligente, l’energia e i media”. Si giunge così alla terza fase del finanziamento del partenariato, avviato nel 2011 per un totale di 500 milioni, che dovrebbe anche sviluppare nuovi servizi e nuove applicazioni internet in vari comparti economici. “I fondi verranno erogati attraverso 20 consorzi tra cui: acceleratori d’impresa, piattaforme di crowdfunding, società di capitale di rischio, spazi di co-working, organismi di finanziamento regionali, associazioni di piccole e medie imprese e imprese tecnologiche”.
Eige, più donne alla guida dei mass media
“Un numero maggiore di donne nelle strutture decisionali all’interno dei mass media porterebbe a un migliore utilizzo dei talenti e a decisioni innovative, nonché avremmo contenuti migliori” nel campo dell’informazione. Questo quanto dichiarato da Virginija Langbakk, direttore dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), alla luce di un rapporto realizzato su tale argomento. “Le donne – sottolinea l’analisi – continuano a essere significativamente sottorappresentate nelle strutture decisionali, sia a livello operativo, come senior manager, sia a livello strategico, come amministratori delegati o componenti del consiglio di amministrazione dei principali organi di informazione negli Stati membri dell’Ue”. Nei ruoli chiave dei grandi media pubblici le donne sono solo il 22% del totale, in quelli privati sono il 12%. Dallo studio emerge, inoltre, che “la cultura organizzativa all’interno delle strutture dei media rimane in gran parte maschile”, nonostante il fatto che le donne siano circa la metà della forza lavoro impiegata e abbiano un livello di istruzione mediamente più elevato.
Istruzione e formazione permanente in Croazia
Per celebrare l’adesione della Croazia all’Ue il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale ha preparato una panoramica statistica sul livello di istruzione, formazione e apprendimento permanente nel Paese balcanico. “Selezionati per la loro rilevanza politica e per l’importanza nel raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 – si legge nel rapporto – gli indicatori quantificano aspetti chiave della formazione professionale e dell’apprendimento permanente”. Per fare qualche esempio, l’istruzione e la formazione professionale sono ben rappresentate a livello di scuola secondario superiore, ma la partecipazione alla formazione professionale continua e l’educazione degli adulti è modesta rispetto ad altri Paesi europei. “Se da una parte la partecipazione di adulti di età compresa tra 24 e i 64 anni all’apprendimento permanente era al 2,4% nel 2012, ben al di sotto della media europea del 9% – continua l’analisi -, la percentuale di cittadini tra i 30 e i 34 anni in possesso di un titolo universitario o di una qualifica professionale equivalente era vicino alla media europea (9%)”.
Università europee: affrontare la “sfida globale”
“Benché numerose università europee abbiano instaurato solidi legami all’interno dell’Ue, a molte di esse manca una chiara strategia per rafforzare i vincoli con i partner extraeuropei, situazione che necessita un cambiamento urgente”. Per questa ragione la Commissione “sosterrà gli Stati membri affinché possano sviluppare delle reti internazionali in materia di istruzione superiore. Per fare ciò non esiste un modello preconfezionato: ciascun Paese dovrà giocare le proprie carte”. Androulla Vassiliou, commissaria per l’istruzione, ha illustrato l’11 luglio una strategia, denominata “Istruzione superiore europea nel mondo”, “intesa a garantire che i laureati europei acquisiscano le competenze di cui hanno bisogno per lavorare in qualsiasi parte del mondo e che l’Europa conservi la sua attrattiva nei confronti degli studenti esteri”. In realtà si tratta di una semplice serie di proposte che riguardano i 28 Stati membri, i quali contano nel complesso 4mila atenei e circa 19 milioni di studenti universitari: la Commissione insiste affinché siano create iniziative (anche con fondi europei, fra cui quelli di Erasmus+) per sostenere la “concorrenza formativa” che si sta sviluppando in diversi Stati come Cina, India, Russia.