PORTOGALLO" "

Inutili sacrifici?” “

Governo senza fiducia e necessità di rispondere alla crisi economica e sociale

L’attuale crisi politica in Portogallo non è facile da spiegare. Non sono stati i partiti d’opposizione, i sindacati, le manifestazioni (peraltro pacifiche) contro l’austerità che hanno causato il problema della instabilità governativa.
Si tratta di una crisi emersa all’interno di un Esecutivo che ha scommesso sull’adempimento del piano di salvataggio della “troika” (Commissione europea, Banca centrale europea e  Fondo monetario internazionale). E che, dopo due anni, aveva riconquistato la fiducia di queste e di altre istituzioni internazionali, così come la fiducia dei mercati (con un riflesso nell’abbassamento dei tassi d’interesse del debito pubblico portoghese).
Il costo di questa riconquista della fiducia all’estero, tuttavia, è molto pesante. Nel 2012 il deficit sul Pil è cresciuto sensibilmente; quest’anno la recessione si è ammorbidita solo leggermente. La disoccupazione ha subito un brusco aumento a livelli mai visti prima nel Paese (circa il 18% della popolazione attiva). Diversi diritti sociali sono stati di fatto ridotti. Alcune misure adottate si sono rivelate controproducenti, come le entrate fiscali in calo nonostante l’aumento delle imposte.
Tutto questo ha portato, nella società portoghese, a uno stato d’animo di forte depressione, senza speranza, senza vedere una luce nel futuro. Migliaia di giovani portoghesi con un’elevata formazione accademica stanno emigrando.
Il governo di coalizione è composto da due partiti: Psd (centro destra) e il più piccolo Cds (destra). Ora, il Cds non ha mai accettato il predominio concesso alle restrizioni finanziarie rispetto allo stimolo nei confronti di un’economia in caduta. E ha sempre cercato di prendere le distanze dal ministro delle finanze, il “volto” della dura austerità.
Ora quello stesso ministro, Vítor Gaspar, molto apprezzato in Germania (ha lavorato presso la Bce), si è dimesso lunedì 1 luglio, avendo compreso di non avere più il sostegno politico e sociale necessario per effettuare i tagli alla spesa pubblica richiesti dalla “troika”. Ha anche riconosciuto di aver commesso degli errori (il maggiore dei quali, a mio parere, di aver ritardato la riforma dello Stato).
Sorprendentemente, 24 ore dopo si è dimesso dal governo anche il leader del Cds, a quanto pare perché non era d’accordo che il successore di Vítor Gaspar fosse un suo ex-segretario di Stato, una donna che avrebbe continuato la “linea dura” del risanamento di bilancio. Potrebbe essere, questa, la fine del governo in carica, costringendolo ad elezioni anticipate; il che aumenterebbe il rischio di un differimento del ritorno del debito pubblico portoghese ai mercati e anche di un secondo piano di salvataggio (come è avvenuto in Grecia).
Al momento sono in corso trattative tra Psd e Cds per trovare una formula che consenta la continuazione del governo. Sembra che il Presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, abbia chiesto delle garanzie affinché non nasca un governo debole, suscettibile di un’altra crisi politica nel giro di poche settimane.
L’alternativa è convocare le elezioni per la fine di settembre, il che avrebbe comunque un costo in termini di credibilità esterna del Paese.
A meno di un anno dalla fine del programma di aggiustamento negoziato con la “troika” internazionale, è un vero peccato che si sia prodotta questa crisi, che rischia di rendere inutili molti dei grandi sacrifici già compiuti dai cittadini portoghesi.