EDITORIALE/1
La politica del presidente russo trova sostenitori in varie forze politiche dei Paesi Ue
Una politica basata principalmente su menzogne, provocazione e violenza non può avere successo nel tempo. Anche il presidente russo Vladimir Putin presto o tardi lo scoprirà. Se inizialmente è stato osannato dal suo popolo per la conquista della Crimea e la destabilizzazione dell’Ucraina ed è stato ammirato in Occidente da alcuni “seguaci della realpolitik”, proprio a causa di queste operazioni che hanno scosso la pace europea sta perdendo la sua credibilità come statista.
La perdita di credibilità conduce la stessa Russia nell’isolamento, situazione in cui nessuna nazione si è mai sentita a proprio agio con il passare del tempo, motivo per cui un giorno anche i russi potrebbero ribellarsi contro di lui. A partire dai costi economici e sociali che l’isolamento, per qualsiasi Paese – grande o piccolo che sia – porta con sé. Nell’era della globalizzazione, che prevede anche per la Russia la possibilità di aprire sempre di più i confini e abbattere vecchie mura, una politica di auto-isolamento è particolarmente dannosa perché controproducente. Ma evidentemente i muri nelle menti degli abitanti del Cremlino, che si pensano ancora nel passato e sono imprigionati in un vecchio modo di ragionare, sono costruiti con un cemento indistruttibile.
Gli osservatori occidentali che pensano di capire Putin lo difendono, accordandogli una legittima rivendicazione geopolitica, con un riferimento all’anima russa, alla storia russa e all’autoconsapevolezza della grande potenza. Tuttavia, resta il fatto che la politica di Putin, che si era già rivelata in molte delle sue mosse interne come una politica che viola i diritti civili e umani, nelle sue più recenti manifestazioni esterne ha massicciamente violato il diritto internazionale, ha messo in pericolo la pace europea e ha portato la guerra in Ucraina. Per altro questa politica estera aggressiva non è completamente nuova; già alcuni anni fa la Georgia, in una dinamica simile all’Ucraina adesso, era stata attaccata dalla Russia e costretta a lasciare parte del suo territorio al grande vicino. È significativo che i partiti nazionalisti e anti-europei, che alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Ue hanno avuto un relativo successo in alcuni Stati, giustifichino questa politica e la applaudano. Già prima delle elezioni Marine Le Pen aveva fatto un pellegrinaggio a Mosca per chiarire da quale parte stia il Front National. Anche i nazionalisti dell’Europa occidentale basano le loro politiche, la loro propaganda e le loro argomentazioni sulla demagogia e la calunnia. Con il loro idolo al Cremlino hanno in comune non solo il nazionalismo, ma anche la xenofobia e la percezione paranoica del contesto in cui sono e in cui vedono ovunque nemici all’opera, su cui far ricadere la colpa di tutti i possibili problemi.
Appare paradossale l’accordo tra il nazionalismo russo, che è deflagrato attraverso le azioni violente in Crimea e nell’Ucraina orientale, e il nazionalismo che in alcuni Paesi dell’Europa occidentale è virulento e ha trovato espressione nei risultati delle recenti elezioni. Perché il nazionalismo fa sempre riferimento al proprio Paese e al proprio popolo, e il nazionalismo degli altri è in realtà acerrimo nemico. A meno che non ci sia un nemico comune. Per Putin e i partiti nazionalpopulisti e anti-europei degli Stati membri dell’Ue, il nemico è l’Unione europea. Da un lato la sua esistenza e la sua politica sono d’intralcio ai sogni geopolitici di Putin di un restauro di un grande impero russo nei confini dell’ex Unione Sovietica; dall’altro, l’Unione europea è odiata dai nazionalisti dell’Europa occidentale perché intralcia le loro nostalgiche aspirazioni al ripristino dello Stato-nazione.
Le bugie hanno le gambe corte! Quindi non si va lontano. Soprattutto quando ci si auto-inganna. Chi usa le politiche nazionaliste e xenofobe che si basano su percezioni che ignorano o distorcono la realtà, non durerà a lungo. Purtroppo, però, arreca molte sventure, fino a quando il castello di carte non rovinerà su se stesso.