EDITORIALE

Populisti e nazionalisti: ” “l’Europa sotto assedio

Le elezioni del 22-25 maggio banco di prova per il processo di integrazione

Mai prima d’ora la vigilia di un’elezione europea ha ricevuto così tanta attenzione come quest’anno. Di fatto, l’interesse generale per queste elezioni, che dal 1979 si svolgono ogni cinque anni, è sempre stato molto modesto. Nella migliore delle ipotesi, le consultazioni europee sono state accompagnate da un disinteresse benevolo. L’affluenza è stata sempre relativamente bassa e di elezione in elezione ha continuato a diminuire. Ciò in corrispondenza al giudizio per cui il Parlamento europeo era considerato un’entità forse simpatica, ma comunque irrilevante. Paradossalmente, la partecipazione dei cittadini è diminuita nel corso degli ultimi 35 anni nella misura in cui è cresciuta l’importanza dello stesso Europarlamento nel processo decisionale comunitario.
Quest’anno, in vista delle elezioni che si terranno dal 22 al 25 maggio in tutti gli Stati membri dell’Ue, tutto sembra essere diverso. C’è una tensione carica di attesa riguardo questo evento che vede impegnato non solo il dibattito politico europeo, ma anche i confronti politici interni dei singoli Paesi. Vi è inoltre una notevole incertezza e qualche timore (o aspettativa) per quanto riguardo l’esito di queste elezioni, che secondo molti segneranno una svolta nella tradizionale politica europea, basata su un ampio consenso tra le principali forze politiche. Che cosa è successo? Innanzitutto, l’importanza del Parlamento europeo è aumentata a motivo dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona cinque anni fa. Il ruolo di legislatore e controllore dell’Esecutivo è più evidente attraverso l’esercizio consapevole delle nuove competenze. Le forze politiche che operano a livello nazionale si vedono costrette dai loro rappresentanti nei partiti transnazionali o gruppi politici europei a giocare a carte scoperte. Non è più possibile affermare che non hanno nulla a che fare con le decisioni dell’Unione europea. Una conseguenza delle nuove disposizioni del Trattato di Lisbona è anche il fatto che tutti i partiti europei transnazionali hanno presentato un candidato alla carica di presidente della Commissione europea. Le liste in competizione in questo modo acquistano un volto europeo, mentre allo stesso tempo è messa in evidenza l’importanza del voto per il futuro profilo politico dell’Esecutivo.
Le elezioni europee del 2014 si contraddistinguono per la loro forza politica, ma anche per il consenso crescente dei movimenti e partiti nazional-populisti. Essi traggono vantaggi dalla difficile situazione economica e dai problemi sociali legati agli sforzi necessari per affrontare la profonda crisi degli ultimi anni. Indipendentemente dal fatto che provengano da sinistra o da destra, essi collocano la causa della crisi nella esistenza dell’Unione europea e nelle sue politiche, in particolare la politica monetaria e la moneta comune, l’euro. Interpretano la crisi come un fallimento della politica di unificazione e come prova della sua non fattibilità. Nelle loro accuse non hanno rinunciato a demagogia e disinformazione. Vogliono tornare allo Stato-nazione. Essi si attendono non solo una più efficace difesa contro le conseguenze della globalizzazione, ma anche la liberazione dalle regole comunitarie e, quindi, nella loro visione, migliori opportunità di intervento per risolvere i problemi nel proprio Paese.
Questa idea è anche collegata a un atteggiamento xenofobo non solo verso gli immigrati che cercano rifugio in Europa dalle zone di guerra dell’Asia e dell’Africa. Anche la tendenza generalizzata a guardare i “vicini” come la radice dei problemi che nascono nel proprio Paese è una forma di xenofobia.
Il recupero della libertà nazionale d’azione, cioè della sovranità nazionale, è il motto dei populisti di ogni genere. Non vogliono o non riescono a capire che la sovranità degli Stati-nazione non è persa con la loro adesione all’Unione europea, ma che la loro appartenenza all’Ue è conseguenza della crisi dello Stato nazionale. L’Unione europea offre ai suoi membri l’opportunità di affermare se stessi come Stati-nazione, assolvere alle proprie responsabilità nei confronti dei cittadini e continuare ad avere un ruolo politico. La loro sovranità, cioè la possibilità di decidere il proprio destino, senza considerare i propri vicini, è stata persa già da molto tempo, in conseguenza di sviluppi storici, culturali, tecnologici ed economici.
Dopo anni difficili, la crisi sembra essere superata nella sostanza, anche se le sue conseguenze resteranno evidenti ancora per molto tempo. La politica dei responsabili dei governi e delle istituzioni europee mostra i suoi effetti. Sarebbe disastroso se ora l’attacco delle forze nazional-populiste e anti-europeiste avesse successo, assumendo una posizione decisiva in seno al Parlamento europeo, che è stato fino ad ora un luogo di confronto civile e razionale.