SLOVACCHIA

Evangelizzare in presa diretta

Una ricerca fa luce sui giornalisti e sui media cattolici del Paese

Il giornalista “tipico” nei mass media cattolici in Slovacchia è donna, sposata, credente, fra i 30 e i 39 anni, che non possiede una specifica formazione universitaria in giornalismo, ma parla inglese, ceco e russo, gode di buone condizioni lavorative ed è in ottimi rapporti con i colleghi, è convinta che solo alcuni giornalisti dei media cattolici siano “indipendenti”, e ritiene che le competenze in materia di comunicazione corretta, l’originalità delle idee e la precisione costituiscano le caratteristiche fondamentali di un buon giornalista. È quanto emerge da un sondaggio condotto di recente da un gruppo di studenti dell’Università Cattolica di Ruzomberok tra 76 giornalisti che lavorano in 16 giornali e riviste, 2 stazioni radiofoniche, un’emittente televisiva e un’agenzia di stampa di ispirazione cattolica in Slovacchia. Un mercato relativamente piccolo nella realtà comunicativa, ma con un impatto enorme. Dallo studio si evince ancora che i compiti essenziali delle persone che lavorano nei mass media cattolici dovrebbero consistere nell’evangelizzare, nel formare spiritualmente il pubblico e nell’informare in modo neutrale su fatti e avvenimenti. La motivazione principale della scelta di una realizzazione professionale come giornalista cattolico è la “dimensione spirituale del lavoro”, con il carattere di una missione piuttosto che quella di un lavoro ordinario. L’etica del lavoro, nonché quella della vita personale, è fondamentale per la professione, accompagnata da libertà decisionale, buoni rapporti con i colleghi e la possibilità di aiutare gli altri.

Giornata dei media cattolici. Attualmente, i mezzi di comunicazione cattolici in Slovacchia si stanno preparando per il loro sesto pellegrinaggio, in programma a Bratislava il 31 maggio, Giornata dei mass media cattolici. Secondo Jozef Kováèik, portavoce della Conferenza episcopale slovacca, questa tradizione presenta diverse dimensioni importanti. “Prima di tutto vogliamo offrire uno spazio per uno scambio reciproco di esperienze tra i dipendenti di agenzie di stampa, giornali e riviste, radio e televisioni di ispirazione cattolica, allo scopo di potenziare le sinergie del nostro lavoro, che ha il solo compito di evangelizzare tutti gli aspetti possibili della vita”, spiega Kováèik. Un altro obiettivo è sviluppare uno spirito di amicizia, poiché “è logico che la sinergia funziona meglio quando i rapporti non sono soltanto formali” e basati sul lavoro. “Poi il terzo elemento: è fondamentale che il pubblico – ascoltatori, spettatori e lettori – sappia chi siamo, per meglio identificarsi con la nostra missione e partecipare attivamente a questo processo”, conclude Kováèik. Lo scorso anno, la Giornata dei media cattolici ha visto la presenza di migliaia di visitatori, e gli organizzatori sperano che quest’anno il numero sarà ancora più elevato.

Spirito di servizio. Ciascuno dei mass media cattolici ha una sua storia, spesso turbolenta. L’unica emittente radiofonica cristianamente ispirata nel Paese è stata fondata nell’aprile 1993 come stazione locale con un’unica frequenza di trasmissione e, letteralmente, non più di 20-30 ascoltatori. A 21 anni di distanza, il suo direttore, Juraj Spuchlák, vede il più grande successo nella creazione di “una forte comunità di ascoltatori e rappresentanti della Chiesa”. Si tratta soprattutto di una “comunità spirituale” che vive di preghiera “attraverso i valori comunicati nel programma, così come negli incontri personali e nei pellegrinaggi”. Secondo padre Spuchlák, tutto il materiale trasmesso “si identifica pienamente con i valori cattolici e la Chiesa”. I dipendenti di Radio Lumen e degli altri mass media cattolici offrono una risposta alle esigenze dell’uomo contemporaneo aprendo il tesoro della tradizione e della rivelazione all’interno della Chiesa, ponendo l’accento sull’arricchimento reciproco. E cosa ci dice riguardo alle principali sfide per il futuro? “Vorremmo orientarci verso i giovani e migliorare il modo di gestire il dialogo”, conclude il direttore.

Dal dilettantismo alla professionalità. Questi media ecclesiali vengono spesso accusati di non essere altrettanto professionali dei loro omologhi laici. Il fatto è che molti di essi sono nati soltanto dopo la caduta del comunismo, nel 1989, e all’inizio il loro lavoro era più all’insegna dell’entusiasmo e del volontariato che del giornalismo professionale. Adesso la situazione è cambiata diametralmente, ma ci sono ancora alcune lacune da colmare, non tanto per ciò che riguarda la qualità, ma nell’area della programmazione e della visione. “Tutti i mass media cattolici hanno un orientamento pastorale, il che significa che hanno come punto di riferimento la comunità dei fedeli. Certamente questo è positivo e necessario, ma dobbiamo ammettere che ci manca un mezzo di comunicazione che sia orientato verso l’esterno, aperto al dibattito sociale e alle problematiche cruciali del mondo laico. Un mezzo di comunicazione che cerchi nuove forme di evangelizzazione dall’esterno”, sostiene Terézia Roncáková, docente di giornalismo all’Università Cattolica di Ruzomberok. Uno dei forum di discussione professionale di questi argomenti è offerto da una serie di conferenze sul ruolo dei mass media cattolici nella società, in corso dal 2005, che era nata come uno spazio di scambio di esperienze. Nell’ultimo evento di questo genere, tenutosi nei giorni scorsi, è stato trattato il tema dell’aspetto linguistico del giornalismo cattolico sotto la forma del cosiddetto “stile religioso” e la sua comprensibilità per il mondo laico.