POLONIA
L’economista Gruchman: i finanziamenti europei sostengono la crescita
Il Fondo monetario internazionale negli ultimi giorni ha diffuso dati incoraggianti sulla crescita dell’economia polacca per il 2014, ora valutata al 3,1%, e quindi ben più elevata della media dei Paesi dell’Unione europea e superiore perfino alla Germania. Anche le ultime Previsioni economiche di primavera pubblicate dalla Commissione europea segnalavano dati confortanti per Varsavia, con una crescita al 2,9%. Nel 2015 la Polonia, secondo gli analisti del Fmi, crescerà al ritmo del 3,3%. Nel nuovo bilancio pluriennale europeo Varsavia è il maggior beneficiario dei fondi comunitari, avendo ottenuto fino al 2020 contributi pari a 106 miliardi di euro. Anna Kowalewska di Sir Europa ha chiesto a Bohdan Gruchman, economista e presidente del Consiglio per gli affari sociali attivo da dieci anni presso la diocesi di Poznan, come vengono utilizzati questi fondi europei.
Professore, come vengono investiti in Polonia i contributi europei? Sono soldi spesi bene?
“Insegno all’università e ho fatto la stessa domanda ai miei studenti che spesso provengono dalle piccole città o comuni agricoli. Quasi ogni comune ha potuto negli ultimi anni usufruire di qualche contributo europeo e l’elenco degli investimenti è molto lungo. Tutto dipende dalle scelte delle autorità locali. Ma se, ad esempio, con i fondi Ue in un piccolo comune viene costruita la rete idrica e fognaria è un investimento molto importante per tutti gli abitanti poiché fa migliorare sensibilmente la qualità della loro vita. Sono utili per tutti anche il miglioramento del sistema dei trasporti o della rete viaria. Con i fondi europei a volte vengono finanziate le opere di restauro degli edifici che vanno in rovina o delle chiese. Esistono dei criteri economici, delle formule per valutare l’efficacia degli interventi, e devo dire che nella mia regione, la regione di Wielkopolska, nella maggior parte dei casi gli esiti di tali esami sono positivi”.
Tutto il territorio polacco è interessato a questi tipi di investimenti?
“Non vorrei generalizzare, poiché i contributi europei non arrivano a tutti i singoli comuni. Dipende dalle autorità locali che con maggiore o minore efficacia cercano di ottenerli. Io mi occupo da molti anni dello sviluppo economico e devo dire che mai prima d’ora gli enti locali polacchi hanno avuto a disposizione tante risorse. L’Ue, però, erogando dei contributi pone anche delle condizioni: richiede che gli investimenti siano complementari e che contribuiscano alla crescita dell’occupazione. E qui bisogna dire che alcuni investimenti come quelli citati in precedenza non incidono direttamente sulla situazione dell’occupazione ma contribuiscono a migliorare il benessere della popolazione”.
Come si pongono, a suo avviso, i giovani polacchi verso le prossime elezioni europee? I suoi studenti hanno una visione positiva del futuro?
“Per quanto riguarda le elezioni di maggio il Consiglio per gli affari sociali sottolinea la necessità che gli elettori operino delle scelte consapevoli, guardando le reali competenze dei candidati, poiché solo le competenze degli eletti permetteranno di assumere decisioni giuste a livello europeo. La maggiore preoccupazione dei giovani è invece quella di trovare un posto di lavoro. Anche i miei studenti si preoccupano del lavoro nonostante nella nostra regione ci siano molti centri con tante piccole e medie imprese che diventeranno, spero, dei subfornitori delle grandi fabbriche come quella della Volkswagen in costruzione a Wrzesnia. Nella mia università vi è una cattedra specializzata nell’analisi degli atteggiamenti dei giovani. Da alcuni studi risulta che la maggior degli studenti vorrebbe fondare una propria famiglia e avere due o più figli”.
Cosa si può fare per sostenere tali scelte di vita?
“Questi valori vanno rinforzati in modo sinergico e complementare fra la scuola e le famiglie. Il Consiglio, poi, in una delle sue analisi ha sottolineato che di fronte a un crescente relativismo ed egoismo è necessario già dai primi anni di scuola offrire ai giovani un incontestabile sistema assiologico affinché essi possano trovare un punto di riferimento in un sistema dei valori. E in Polonia tale sistema è sempre stato ed è costituito dal cristianesimo. La Chiesa ha avuto nella storia della Polonia un ruolo del tutto particolare, ha permesso di non disperdere il lascito della cultura e della lingua polacca nonostante le invasioni, il nazismo e il comunismo. La regione di Wielkopolska, poi, è la culla del cattolicesimo polacco, poiché è stato a Gniezno, allora capitale della Polonia, che è stata costruita la prima cattedrale dove oggi sono custodite le reliquie di sant’Adalberto”.