UE-AFRICA
Sicurezza, economia e clima al centro del vertice di Bruxelles
Il nodo della sicurezza, le questioni economiche e i mutamenti climatici: sono alcune delle priorità affrontate al quarto summit fra Unione europea e Africa, svoltosi a Bruxelles il 2-3 aprile e intitolato “Investire nelle persone, nella prosperità e nella pace”. Alla vigilia dei lavori era fra l’altro arrivato l’annuncio ufficiale del lancio della missione europea Eufor in Repubblica Centrafricana: 13 Stati aderenti all’Ue forniranno truppe o sostegno logistico. La forza sarà comandata dal generale Philippe Pontiès, con un mandato previsto di sei mesi e un costo stimato di 25,9 milioni di euro per la fase preparatoria.
Forza d’appoggio e di transizione. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Philippe Pontiès, 800 uomini verranno dispiegati entro fine maggio nella capitale Bangui, con il mandato di ristabilire la sicurezza nell’area dell’aeroporto, nel terzo e nel quinto arrondissement. Per il generale le truppe, definite “una forza d’appoggio e di transizione”, agiranno a complemento delle altre missioni già sul terreno, la Misca (a guida africana) e Sangaris (sotto il comando francese). Una riunione speciale, tenuta a margine del summit, ha inoltre chiamato l’intera comunità internazionale a una “mobilitazione forte e continua”, per il Centrafrica, per quanto riguarda le popolazioni civili e i rifugiati che si trovano nei Paesi vicini. In questo quadro, i partecipanti alla riunione hanno ribadito che è stato avviato lo stanziamento di 316 milioni di euro annunciato durante la conferenza di Bruxelles dello scorso 15 gennaio.
Focus su migrazioni e clima. “Aumentare la sicurezza di entrambi i nostri continenti” è uno dei campi in cui – secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy durante la sessione inaugurale del summit – “l’Europa ha bisogno dell’Africa”. Tra questi, Van Rompuy ha citato l’impegno a “contrastare il cambiamento climatico”. Il tema era già stato affrontato, il giorno prima del vertice, da una riunione dei ministri competenti, che si sono tra l’altro impegnati ad adottare, nella conferenza prevista a Parigi nel 2015, un accordo “legalmente vincolante” in materia destinato a entrare in vigore “al più tardi nel 2020”. Anche il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ospite del vertice, ha invitato i leader europei a ridurre le emissioni di gas serra “del 40% entro il 2030” e quelli africani a trovare una posizione comune nel vertice dell’Unione Africana (Ua) del prossimo giugno. Tra le questioni citate da Van Rompuy, figurano le migrazioni: il presidente del Consiglio europeo ha parlato della necessità di gestirle “in modo che siano di beneficio ad entrambe” le parti, mentre Ban Ki-moon ha invitato a restare coerenti con “i valori universali”, perché se le migrazioni “presentano sfide politiche” sono anche un’opportunità per “potenziare lo sviluppo umano, promuovere un lavoro decoroso e rafforzare la collaborazione” oltre le frontiere.
Partnership importante. Le relazioni, soprattutto economiche, tra Europa e Africa sono state un altro dei temi chiave del vertice. Le divisioni restano forti sugli accordi di partenariato economico (Epa), proposti da parte europea ma rifiutati da molti Stati africani in quanto considerati svantaggiosi. Tuttavia l’Europa, ha ricordato Van Rompuy, “è e vuole restare il partner più importante” dell’Africa in termini “di commerci, di sviluppo e di investimento” anche di fronte alla presenza sempre più forte di economie asiatiche come India, Giappone e Cina, il cui presidente Xi Jinping ha visitato Bruxelles proprio in concomitanza dell’arrivo di molte delegazioni africane. La partnership tra Europa e Africa, ha affermato la presidente della Commissione dell’Ua, Nkosazana Dlamini-Zuma, “ha fatto molta strada” dal vertice del Cairo, nel 2000, quando l’Africa era vista come “una sfida di sviluppo per il XXI secolo”. Oggi, ha proseguito, “il continente è la seconda regione per crescita nel mondo” dal punto di vista economico e l’Europa ha contribuito al suo “progresso in molti indicatori sociali”. Restano tuttavia delle sfide da “affrontare insieme”, secondo Dlamini-Zuma: puntare su “donne e giovani” è “fondamentale”, perché l’Europa che invecchia dovrà in futuro ricorrere alle “risorse umane africane”. Lavorare insieme anche sull’agricoltura è altrettanto importante, affinché l’Africa “non solo possa nutrire” se stessa, ma anche “contribuire al benessere” europeo.