FRANCIA
L’analisi del politologo Bouvet. Sinistra sconfitta, successo del Fn. Monito per l’Europa
“È stata una grande sconfitta, la più grande subita alle elezioni municipali nella storia del Partito socialista. Si partiva da cifre molto elevate, con tanti Comuni gestiti dai socialisti. Sicuramente non si poteva che scendere. Ma i dati sono eclatanti”. Le elezioni municipali in Francia sono appena state archiviate e Laurent Bouvet, professore di scienze politiche all’Università di Versailles-Saint-Quentin-en-Yvelines, autore di “Le sens du peuple” (Gallimard, 2012), le analizza per Sir Europa. La portata della sconfitta della sinistra è riassunta dalle cifre fornite dal ministro dell’Interno Manuel Valls: dopo aver strappato alla destra 90 municipi nel 2008, ne perde ora addirittura 155 tra i più grandi (oltre 9mila abitanti). Vale dunque come una magra consolazione la vittoria a Parigi della socialista Anne Hidalgo sulla sfidante dell’Ump, Natalie Kosciusko-Morizet. Le percentuali parlano chiaro: a livello nazionale il primo partito in Francia è l’Ump, con il 45,9% dei consensi, contro il 40,6% dei socialisti. Successo senza precedenti anche per il Front National di Marine Le Pen che può contare sul 6,8% e presentarsi come la terza forza politica in campo. E se la destra è il vero vincitore di questa tornata elettorale, l’altro grande risultato si registra nell’astensionismo che ha toccato la punta altissima del 38,5%.
Professore, quali sono le ragioni della sconfitta dei socialisti?
“Si deve partire da lontano. Il Partito socialista è al governo e quando si è al governo le elezioni sono sempre un momento di confronto molto difficile. Anche in questo caso, le elezioni sono state una sorta di referendum sull’operato dei socialisti al governo e dunque un momento di verifica e di critica. A questa oggettiva difficoltà si aggiungono però tanti problemi politici. E tra questi problemi spiccano sicuramente le promesse che non sono state mantenute”.
Quali in particolare?
“L’occupazione. Il governo aveva detto che avrebbe ridotto la disoccupazione e invece la mancanza di lavoro non ha fatto che aumentare. E il lavoro è un problema importante per le persone. La seconda ragione va cercata nelle divergenze che esistono tra i membri del governo. Pertanto non si è vista quella coerenza necessaria per governare. E poi ci sono stati problemi che in Francia si chiamano di ‘società’, come il ‘mariage pour tous’, i matrimoni omosessuali dove si sono registrati disaccordi importanti con la società. Quando è stata votata la legge, ci sono state grandi manifestazioni che hanno mobilitato la destra in maniera molto forte. Tutti questi eventi e queste cause potevano dunque far prevedere una sconfitta importante”.
L’altra grande vincitrice è stata Marine Le Pen. Quale la ragione del suo successo?
“Marine Le Pen dà voce a chi critica il fatto che destra e sinistra fanno la stessa politica. Fa poi presa il suo discorso sulla questione europea e la critica al governo francese – di destra o di sinistra – che non vuole rompere con la politica europea e in particolare con l’euro. Altro fronte di critica molto battuto è quello sull’immigrazione e l’islam, dicendo che l’apertura delle frontiere all’immigrazione voluta dalla sinistra comporta difficoltà soprattutto alle popolazioni più fragili in Francia. Il Front National rimprovera alla élite – di sinistra o di destra – di non fare attenzione alle categorie più popolari. E proprio in quegli ambienti, le preferenze al Fn sono state molto elevate”.
Quale messaggio lancia la Francia all’Europa?
“È sicuramente un messaggio di grande difficoltà rispetto alla politica europea di riduzione del deficit, di equilibrio dei budget finanziari. È difficile poter pensare di continuare le politiche di austerità senza che ci siano poi conseguenze dure nei parlamenti o per la classe di governo che applica queste misure. Ciò sta accadendo in tutti i Paesi, ad eccezione forse della Germania”.
Come cambiare direzione in Europa?
“Non sono un politico ma un osservatore. Posso solo dire che è difficile essere un governo che ha successo elettorale e allo stesso tempo essere un governo che conduce politiche di aggiustamento dei bilanci”.
Si evidenzia inoltre un forte astensionismo. Perché la gente non è andata a votare?
“È molto difficile indagare sulle ragioni dell’astensionismo. Occorrono inchieste molto approfondite e domande puntuali e precise. Se dunque l’analisi è complicata, appare però evidente che l’astensionismo ha toccato in modo particolare gli elettori che normalmente votano a sinistra e che nel 2012 avevano votato per Hollande. E la loro assenza al voto indica un messaggio di punizione al governo attuale e una delusione rispetto al voto dato due anni fa”.