L’Ue in breve

Consiglio europeo: prossimo summit dopo il voto
Ancora una volta il Consiglio europeo ha dovuto rivedere l’agenda dei propri lavori in relazione alle vicende della cronaca. Convocato il 20-21 marzo per discutere di futuro dell’industria, di politiche energetiche, di cambiamenti climatici, il vertice dei 28 capi di Stato e di governo Ue si è concentrato primariamente sulla situazione fra Ucraina, Crimea e Russia (con il varo di nuove sanzioni contro Mosca e l’annullamento del prossimo incontro bilaterale Ue-Federazione russa), giungendo, nel corso della seduta, a firmare i capitoli politici dell’accordo di associazione con Kiev. Il documento conclusivo del summit ricorda come il Consiglio abbia di nuovo toccato i nodi del superamento della crisi economica, accogliendo positivamente l’accorso raggiunto tra le istituzioni dell’Unione per il meccanismo unico di risoluzione delle crisi degli istituti di credito, che apre la strada all’Unione bancaria. Sono stati inoltre preparati i vertici con Usa (26 marzo) e Africa (2-3 aprile). I 28 leader erano all’ultima riunione ordinaria prima delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento del 22-25 maggio: hanno quindi stabilito di incontrarsi il 27 maggio per una valutazione degli esiti del voto e per definire le tappe politiche successive (insediamento Europarlamento, nomina Commissione, rinnovo altre cariche di Bruxelles).

La “piaga” del lavoro nero attraversa il continente
Il lavoro nero o sommerso rimane una “piaga” diffusa nei Paesi Ue, riguarda maggiormente alcuni settori economici ed è prevalente nell’Europa dell’est e del sud rispetto a quella centrale e del nord. Lo si evince da un’indagine Eurobarometro diffusa il 24 marzo dalla quale emerge, ad esempio, che l’11% dei cittadini europei “ammette di aver acquistato nell’anno precedente beni o servizi ottenuti da lavoro sommerso”, mentre “il 4% ammette di aver ricevuto personalmente pagamenti in nero come corrispettivo per lavori svolti”. Inoltre una persona su trenta (3%) è stata pagata parzialmente in contanti”, ossia “fuori busta paga” dal proprio datore di lavoro. “Il lavoro sommerso non solo espone i lavoratori a condizioni professionali pericolose e a guadagni inferiori”, commenta László Andor, commissario Ue per l’occupazione, “ma priva inoltre i governi di gettito fiscale e pregiudica i nostri sistemi di protezione sociale”. Gli Stati membri devono, secondo Andor, “implementare politiche tali da disincentivare il lavoro sommerso o promuovere la sua trasformazione in occupazione regolare, nonché cooperare più intensamente per contrastare tale piaga”. Il commissario annuncia che “ad aprile la Commissione proporrà una Piattaforma europea dedicata alla prevenzione e alla deterrenza del lavoro sommerso”. L’indagine Eurobarometro, svolta in 28 Paesi intervistando 26.500 cittadini, evidenza che il 60% delle persone interpellate “indica come ragione principale dell’acquisto di beni o servizi ottenuti da lavoro sommerso il minor livello dei prezzi e il 22% lo motiva con favori resi ad amici”. Per Eurobarometro gli europei spendono ogni anno un importo medio di 200 euro per beni e servizi ottenuti da lavoro sommerso. Ancora: “I beni e i servizi per i quali è più frequente il ricorso al sommerso sono riparazioni e ristrutturazioni dell’abitazione (29%), riparazioni di automobili (22%), pulizie domestiche (15%) e alimentazione (12%).

Futuro Ue: confronto aperto fra istituzioni e cittadini
“Il futuro non è questione di fortuna, ma di scelta”. Viviane Reding, commissaria per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, ha spiegato i motivi che hanno indotto a organizzare il dibattito paneuropeo – in vista delle elezioni di maggio – che si svolgerà a Bruxelles il 27 marzo, lungo tutta la giornata, nell’edificio Charlemagne, con il coinvolgimento di 150 cittadini dei 28 Stati Ue, a conclusione di un anno e mezzo di incontri (se ne sono svolti 50) su tutto il territorio Ue dedicati al futuro dell’integrazione. Si discuterà in vari “laboratori” di argomenti inerenti le competenze dell’Unione – dall’economia all’ambiente, dalla ricerca alla formazione dei giovani, dall’agricoltura al commercio – e interverranno il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, la stessa Reding, altri nove commissari e diversi eurodeputati. “A prescindere dallo schieramento politico”, i cittadini, secondo Reding, “vogliono semplicemente che l’Europa risolva i loro problemi”. La giornata potrà essere seguita in diretta streaming (www.europa.eu). Si potrà partecipare ai dibattiti anche tramite Facebook e Twitter utilizzando l’hashtag #EUdeb8.