CRIMEA
Il vescovo Borys Gudziak denuncia minacce e violenze. E si appella all’Ue
Minacce, ingiurie scritte sulle sinagoghe, porte delle case distrutte, interrogatori, clima di paura. E già i primi esodi: 2mila tatari di Crimea hanno lasciato il Paese e l’Università Cattolica di Leopoli è già pronta ad accogliere i bimbi in arrivo. “È importante far sapere la verità, far conoscere la storia, avere la giusta informazione di quello che realmente sta succedendo adesso, e soprattutto dire che le minoranze in Crimea oggi hanno paura”. Parla da Parigi dove risiede monsignor Borys Gudziak, vescovo dell’eparchia ucraina di San Volodymyr e capo del dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa greco-cattolica ucraina. Nei giorni scorsi il vescovo Gudziak ha potuto incontrare a Bruxelles alcuni rappresentanti dell’Unione europea, tra i quali anche il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, ai quali ha denunciato questa situazione. “Quando un forte vuole attaccare un debole, sempre punta a negare la sua dignità – dice il vescovo -. Ed è quanto sta succedendo ora in Crimea e fuori non lo si sa e non lo si capisce”.
Sacerdoti presi di mira. Già l’altra settimana, i sacerdoti greco-cattolici hanno ricevuto indicazioni dalle gerarchie di portare le famiglie e i propri figli fuori dalla Crimea. I sacerdoti sono tornati venerdì scorso nelle loro parrocchie. Ma sabato un sacerdote, Mykola Kvych, è stato preso da 6 persone armate e tenuto per 12 ore. “A questo punto – racconta il vescovo – è scattata un’operazione grandissima per cercare di liberarlo, alla quale ho partecipato. Anche Radio Vaticana ha reagito subito e dopo 12 ore, il prete è stato rilasciato”. Un altro sacerdote quando è tornato a casa, dopo aver portato la famiglia fuori, ha trovato la porta distrutta e sui muri la scritta, “via spie vaticane”. I sacerdoti hanno ricevuto indicazioni dai vescovi di non celebrare soli nelle chiese greco-cattoliche ma di celebrare insieme ai cattolici latini perché “almeno fino ad allora le chiese latine non erano ancora prese di mira”. “Adesso non si sa cosa sarà delle nostre chiese e delle nostre case”, afferma il prelato.
Riconoscimento dell’annessione. Situazione difficile e pericolosa anche per gli ebrei: il rabbino Yitzchak Meyer Lipszyc è fuggito con sua moglie e ha portato via dalla Crimea il rotolo della Torah dopo che erano stati scritti slogan anti-semitici sulla sinagoga. Rischiosa anche la situazione per i tatari, che sono musulmani e hanno vissuto nella loro storia tre genocidi da parte dei russi, l’ultimo 70 anni, nel ’44, quando tutta la popolazione tatara era stata deportata in Siberia. I tatari oggi hanno paura per il loro futuro: in duemila hanno lasciato la Crimea per l’Ucraina. “Anche la nostra Università Cattolica di Leopoli ha ricevuto la richiesta di ricevere i bambini tatari”, aggiunge mons. Gudziak. “Non sono ancora arrivati ma li stiamo aspettando. Gli abitanti di Crimea adesso sono costretti ad accettare, entro un mese dal riconoscimento dell’annessione, la cittadinanza russa e negare la cittadinanza ucraina. Non sappiamo quali saranno le pene se qualcuno non lo farà. Ma c’è una paura grande”.
L’accordo firmato a Bruxelles. L’Ucraina con il nuovo governo ha firmato il 21 marzo a Bruxelles la prima parte dell’accordo d’associazione con l’Unione europea, quella politica. “È un passo nella direzione giusta – dice il vescovo Gudziak – ma la misura proposta in novembre e poi rifiutata da Yanukovich, era di un accordo integrale. Sarebbe interessante riflettere in che misura questo dimostra un’esitazione dell’Europa. È sicuramente un accordo complesso perché ci sono diversi paragrafi, possibilità e sfide economiche. Si è anche detto che sarà firmata rapidamente nel futuro anche l’associazione economica, ma io penso che l’Europa in questa questione debba procedere in modo chiaro e senza esitazioni. È quindi una firma a metà. L’Europa argomenta che l’Ucraina non è pronta per la parte economica. La mia valutazione è che l’Europa dovrebbe fare un accordo realistico per il quale Ucraina è pronta. Siamo veramente in crisi e abbiamo un’aggressione militare in atto con una violazione della sovranità e della integrità territoriale ucraina che fra l’altro mette in dubbio tutto l’ordine internazionale”.
Il monito che viene dalla storia. Vi sentite traditi dall’Unione europea? “Se non proprio traditi – risponde il vescovo – vediamo che l’Europa non capisce fino in fondo che questa situazione riguarda non solo l’Europa ma tutto il mondo. Si ripete la storia degli anni ’30, quando a Berlino c’erano i giochi olimpici per mostrare la gloria di uno Stato e di un leader, quando l’Europa non reagì alle mire espansionistiche della Germania e all’Anschluss, l’unione cioè dell’Austria con la Germania. Sappiamo che quella politica di ‘appeasement’ portò alla seconda guerra mondiale con decine di milioni di morti”. Del resto “Putin e Lavrov avevano assicurato che la Russia non avrebbe mai avviato azioni per prendere la Crimea e abbiamo visto cosa è successo”, conclude il vescovo.