SERBIA AL VOTO
Elezioni anticipate nel Paese balcanico. Vucic favorito, nonostante il suo passato con Milosevic
I serbi sono chiamati alle urne il 16 marzo per eleggere i 250 deputati che formeranno il nuovo parlamento unicamerale. A due anni dalle precedenti elezioni legislative, questa tornata anticipata è arrivata dopo le forti pressioni del leader del Partito del progresso, il vicepremier Alexander Vucic, che intende approfittare del grande appoggio popolare di cui gode al momento per tentare di ricevere il pieno controllo del prossimo governo. La Serbia è uno dei fattori-chiave per la stabilità nei Balcani, la sua economia è tra le più forti della regione e per i suoi tradizionali buoni rapporti – sia politici sia economici – con la Russia, rappresenta un ponte tra l’Occidente e l’Oriente. Il 21 gennaio il Paese ha iniziato anche le negoziazioni per l’adesione all’Unione europea. “Dopo tanti anni di travaglio, la Serbia si presenta non più come un outsider ma come un partner che vuole dare il suo contributo per la crescita dell’Europa” – afferma a Sir Europa Marco Nicolic, ricercatore presso l’Istituto di politica ed economia internazionale di Belgrado.
La campagna elettorale. I temi principali nella breve campagna elettorale sono stati l’economia, la creazione di posti di lavoro e la necessità di attirare investimenti stranieri vista la dilagante povertà e l’elevata disoccupazione; ma si è discusso anche della necessità di lottare contro la criminalità organizzata. Tutti i partiti, tranne i nazionalisti di Vojislav Koshtunica, concordano che nei prossimi anni il traguardo principale è adempiere le condizioni per poter entrare nell’Ue e raggiungere uno standard europeo di vita, in pace e prosperità. La Serbia spera di chiudere i negoziati entro il 2018. Tra gli argomenti nella campagna, invece, è mancato il Kosovo, con il quale Belgrado ha iniziato un processo di normalizzazione dei rapporti un anno fa. Comunque anche nella regione contestata fra Belgrado e Pristina si terranno le elezioni, in linea con gli accordi di Bruxelles e sotto il controllo dell’Osce.
Le previsioni. Secondo gli ultimi sondaggi, i conservatori del Partito del progresso, (Sns) restano largamente in testa con il 44% dei consensi, molto avanti rispetto al loro alleato del governo uscente, il Partito socialista (Sps) del premier Ivica Dacic, dato al 13%. Tra i partiti di opposizione figurano le due ali del vecchio Partito democratico, scissosi recentemente, il Partito democratico (Ds) dell’ex sindaco di Belgrado Dragan Djilas con il 9% dei consensi e il Nuovo partito democratico dell’ex presidente Boris Tadic con l’8%. Altre due formazioni potrebbero superare lo sbarramento del 5%: i nazionalisti del Partito democratico della Serbia (Dss), guidato da Vojislav Kostunica con il 7%, e il Partito liberaldemocratico (Ldp), di Cedomir Jovanovic, dato poco sopra il 5%. Secondo “CeSid”, il centro belgradese per le elezioni e la democrazia, alle urne domenica si recherà meno del 50% degli aventi diritto. “Le persone sono deluse dalla classe politica e molti considerano le elezioni solo un gioco di potere”, afferma Liljana Smajlovic, caporedattore del quotidiano “Politica”.
Vucic, astro emergente. L’uomo più potente in Serbia oggi appare proprio Vucic, e l’appoggio popolare verso di lui sale con una velocità impressionante. Lo scaltro politico sa anche guadagnarselo, è carismatico e molto amato dai media. Negli ultimi vent’anni, per la prima volta in Serbia un personaggio politico ha una popolarità così vasta. “Credo che questo sia legato al corso delle riforme nella società che lui ha intrapreso, inclusa la lotta alla criminalità organizzata e l’integrazione europea”, spiega Nicolic. Comunque c’è chi ammette che un personaggio così potente potrebbe diventare pericoloso, come il quotidiano belgradese “Danas”. “Aleksandar Vucic vuole il completo controllo della Serbia e l’ultima persona che aveva avuto simili ambizioni è stato Slobodan Milosevic”, scrive il giornale. In effetti, Vucic ha fatto parte del governo Milosevic, ma oggi questa parte del suo passato sembra irrilevante.
Dopo le elezioni. Anche se sembra avere un netto vantaggio di fronte agli altri competitori, non è scontato che il partito di Vucic sarà l’unico a governare. “La Serbia dovrà fare una serie di riforme molto profonde che avranno anche forti ripercussioni sociali come la privatizzazione di diverse società pubbliche e la nuova legge sul lavoro”, afferma Nicolic. Per questo è probabile che il Sns cercherà un alleato minore con cui condividere la responsabilità. Secondo l’esperto dell’Istituto di politica, “non sono da escludere anche delle proteste sociali che potrebbero portare a cambiamenti politici”. Perché “l’eco degli eventi recenti in Bosnia si è sentito a Belgrado e i problemi sono comuni per tutti i Paesi balcanici”. Per questo la strada verso l’Unione europea sarà lunga e difficile ma è ritenuta indispensabile, perché il mostro del nazionalismo estremo che ha bagnato di sangue questa regione fa ancora paura.