SLOVACCHIA
Credenti al servizio della “polis”. Ma, dice Ronèák, solo se si hanno dei talenti
I cittadini slovacchi dovranno affrontare tre sfide significative in campo politico nel 2014: le elezioni presidenziali del 29 marzo, l’elezione dei nuovi membri del Parlamento europeo previste per il 24 maggio e le elezioni comunali che si terranno il 21 giugno. Le organizzazioni e le associazioni cristiane sono ben consapevoli che questi appuntamenti potranno influenzare la direzione futura del Paese su molteplici livelli. Per questa ragione hanno organizzato una serie di incontri di formazione con i cittadini, attualmente in corso in varie regioni della Slovacchia, per discutere sul ruolo dei cristiani in politica. Danka Jaceckova ha intervistato il politologo Ivan Ronèák dell’ufficio nazionale di Transparency International.
Come descriverebbe l’attuale situazione politica mentre ci addentriamo in questo anno elettorale in Slovacchia?
“Siamo testimoni di una battaglia per non permettere il predominio di un unico partito politico, che occupi o meno tutti i posti nelle istituzioni costituzionali. Questa è la principale materia d’interesse tra i candidati alla carica di presidente. Corrono per la grande opportunità di accedere al secondo turno delle elezioni e per sconfiggere l’attuale primo ministro Robert Fico, che è uno dei candidati alla presidenza della repubblica. Purtroppo, stavolta non assistiamo a una battaglia di valori. Sembra che il dibattito pubblico si riduca a una questione centrata esclusivamente su una persona: se Fico diventerà presidente o no. Per quanto riguarda le elezioni parlamentari europee, invece, possiamo dire che i cittadini non sono molto entusiasti in proposito. Le votazione di maggio saranno molto probabilmente percepite più come una sorta di ‘esercitazione obbligatoria’ per i partiti politici e i loro sostenitori, anziché come un momento che potrebbe muovere in maniera significativa i pezzi sulla scacchiera politica slovacca. Sembra che gli slovacchi si rendano conto di quanto sia piccolo il nostro Paese e che non c’è alcuna reale possibilità per i nostri deputati nazionali nel Parlamento europeo di intervenire in maniera significativa nella politica paneuropea”.
Parliamo del ruolo dei laici cristiani nella vita pubblica della società. Quale sarebbe considerata una condizione ideale e qual è la realtà in questo senso?
“Se i cristiani sentono una vocazione a entrare nell’arena pubblica, dovrebbero gettarsi nella mischia. Siamo convinti di ricevere dei talenti da Dio e dovremo rendere conto, un giorno, di come li abbiamo gestiti durante la vita. Ecco perché, se un cristiano sente di aver ricevuto un dono per essere coinvolto nelle questioni pubbliche, deve seguire questa vocazione. Se invece non sente questa vocazione, la sua presenza in quest’area diventerebbe una fonte di sofferenza e, quel che è peggio, trasmetterebbe il messaggio che un politico cristiano non è un buon politico. In questo campo, i cristiani non sono affatto diversi dagli altri cittadini”.
La politica come strumento di applicazione dei valori cristiani nella società: è possibile questo modello? Com’è la situazione in Slovacchia?
“Le regole che formano la società, le regole che definiscono il quadro di riferimento per il suo funzionamento, possono essere stabilite soltanto attraverso un coinvolgimento nella politica, questa è la realtà. Costituisce un dovere, per i cristiani che hanno ricevuto questo dono di entrare nello spazio pubblico, utilizzare tutti gli strumenti moralmente accettabili per ottenere il sostegno degli elettori e degli altri gruppi politici, con l’obiettivo di conquistare il potere e creare le regole del funzionamento della società secondo la visione e gli ideali cristiani. Devo precisare che, in Slovacchia, c’è una capacità molto scarsa nei politici cristiani di usare i moderni metodi di acquisizione del sostegno degli elettori e di fare ricorso anche ai metodi con cui i politici non cristiani non hanno alcun problema”.
Alla Chiesa viene spesso chiesto di non interferire nella politica e in questioni pubbliche. Cosa ne pensa come laico politicamente e socialmente attivo?
“La Chiesa non è un corpo distante e sconosciuto, è formata dai fedeli. Dobbiamo renderci conto che la politica è l’unico modo per formare le regole sociali. Se noi ci tiriamo indietro, rinunciamo a una possibilità di influenzare queste regole, e questo non è né buono né giusto”.
Quali possibilità ha la Chiesa di mobilitare i cattolici in tal senso?
“La Chiesa deve sottolineare il dovere dei fedeli di impegnarsi in politica. Potrebbe anche svolgere un ruolo positivo nel purificare la politica agli occhi del pubblico. Dobbiamo affermare che la politica non è fango in cui non possiamo far altro che sporcarci, ma un importante servizio pubblico”.
Guardiamo i cristiani come elettori. Quale atteggiamento dovrebbero avere nei confronti di quei politici che affermano di essere di fede cristiana, ma fanno troppi compromessi nel loro sistema di valori?
“Nello spazio pubblico, la vittoria del bene sul male equivale alla somma di tante piccole decisioni che possono non essere visibilmente collegate fra loro. I cittadini non danno il loro voto a qualche idea astratta, ma alla loro attuazione pratica. In altre parole, ciò significa che diamo il voto alle decisioni concrete dei politici, non alle loro dichiarazioni. È semplice: se un cittadino verifica che qualche candidato non tiene fede alle sue promesse o fa compromessi inaccettabili, non vota per lui”.