CHIESE IN BREVE

Spagna, Polonia, Slovacchia

(Foto Siciliani - Cristian Gennari/SIR)

Spagna: cresce il sostegno alla Chiesa
Il numero di contribuenti spagnoli che hanno scelto di destinare alla Chiesa cattolica il 7 per mille del loro reddito imponibile ha registrato l’anno scorso un lievissimo aumento rispetto all’anno precedente. A presentare, nei giorni scorsi, i dati sono stati il segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale spagnola (Cee), José María Gil Tamayo, e il vicesegretario generale per gli affari economici della Cee, Fernando Giménez Barriocanal. Secondo i dati resi noti dalla Conferenza episcopale spagnola, si è passati dal 34,83% al 34,87% di quest’anno. In cifre assolute sono stati 7.339.102 i contribuenti che hanno scelto di destinare la quota del 7 per mille dei loro redditi alla Chiesa con un introito complessivo di 249 milioni di euro, quasi due milioni in più rispetto all’anno precedente. Dato che una dichiarazione su cinque è congiunta, si può stimare che circa 9 milioni di persone abbiano scelto la Chiesa cattolica, circa 900mila in più del 2006. Gil Tamayo ha sottolineato che le persone che destinano soldi alla Chiesa contribuiscono alla costruzione sociale e ai fini della Chiesa, “che sono fondamentalmente spirituali ed evangelizzatori”. Ha anche ringraziato “a nome dei tanti che hanno bisogno di tanto” e che sono aiutati con i soldi dati alla Chiesa e ha espresso soddisfazione per l’aumento percentuale delle assegnazioni alla Chiesa, malgrado la diminuzione del numero delle dichiarazioni dei redditi presentate come conseguenza della crisi. Infatti, i dati mostrano come la crisi continui a colpire il sistema, giacché la Chiesa percepirà 3,6 milioni di euro in meno rispetto a quattro anni fa, malgrado disponga di 150mila dichiarazioni in più con destinazione alla Chiesa. La Cee ha presentato quest’anno, oltre ai risultati globali della campagna per la dichiarazione dei redditi in Spagna, anche quelli per l’assegnazione tributaria dalle Comunità autonome. Madrid, Andalusia e Catalogna sono le Comunità che portano più risorse al sistema. Castilla La Mancha, Murcia ed Extremadura sono le Comunità che storicamente più marcano la casella a favore della Chiesa.

Polonia: l’obiezione di coscienza è un diritto
“La coscienza come caratteristica prettamente umana conferma la superiorità della legge morale sul diritto positivo”, ha sottolineato il 20 febbraio il presidente del gruppo per la bioetica dei vescovi polacchi e arcivescovo di Varsavia-Praga, Henryk Hoser, presentando la posizione dell’episcopato relativa al diritto all’obiezione di coscienza in risposta all’opinione espressa dalla prestigiosa Accademia delle scienze polacca per la quale la clausola di coscienza “non può essere uno strumento per imporre agli altri le proprie convinzioni” né “giustificare il rifiuto del medico di prescrivere gli anticoncezionali o farmaci per la contraccezione di emergenza”. “La libertà di coscienza è un principio costituzionale”, ribadiscono invece i vescovi, richiamando la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000), che “prevedono il diritto a rifiutare di compiere delle azioni contrarie alla propria coscienza”. Il direttore della cattedra di antropologia e bioetica dell’Università cattolica di Varsavia, prof. Ireneusz Mroczkowski, ricorda infine che “qualora la Chiesa o qualunque altra fede si privassero della categoria di coscienza si troverebbero a un bivio, senza sapere dove andare né secondo quale legge procedere”.

Slovacchia: appello per la giustizia sociale
La giustizia sociale rappresenta il principio fondamentale per la soluzione delle problematiche legate alla povertà, affermano i rappresentanti di Caritas Slovacchia, sottolineando le statistiche che mostrano che circa 124,5 milioni di persone nell’Unione europea sono a rischio di estrema povertà e di esclusione sociale. “Le autorità degli Stati membri – tra cui la Slovacchia – hanno l’obbligo di sostenere la giustizia sociale. Ispirati dalla voce di coloro che vivono la povertà nel quotidiano, invitiamo i membri del governo, i parlamentari e i rappresentanti dei Comuni a porre maggiormente l’accento sulla sua attuazione”, afferma Radovan Gumulák, segretario generale di Caritas Slovacchia, il quale aggiunge che un’attenzione prioritaria deve essere rivolta ai bambini e alle famiglie numerose. Secondo i registri della Compagnia delle assicurazioni sociali, in Slovacchia ci sono oltre 20mila pensionati che rischiano il pignoramento del loro reddito perché non sono in grado di pagare i loro crescenti debiti. “La maggior parte di loro sono caduti così in basso a causa delle vane promesse di istituzioni non bancarie che esigono interessi incredibilmente alti sui prestiti”, prosegue Gumulák, che lamenta l’indifferenza delle autorità competenti e lancia un appello al governo affinché adotti una strategia e promulghi leggi che pongano un freno all'”abuso di potere” da parte delle istituzioni non bancarie, causato da misure legali assenti o poco chiare. “Occorre un investimento nel sistema dello sviluppo sociale e forme di protezione per garantire il rispetto della dignità di ogni persona. Questo è ciò che la gente dovrebbe avere in mente anche durante le prossime elezioni del Parlamento europeo, perché i loro risultati avranno un significato fondamentale per il futuro dell’Europa sociale”, conclude il segretario generale.