Aiuti ai bisognosi: il plauso di Caritas e ong
“Le organizzazioni della società civile condividono l’approvazione”, avvenuta il 25 febbraio da parte del Parlamento di Strasburgo, “del nuovo Fondo per gli aiuti europei ai più poveri (Fead)”: lo affermano in una nota congiunta Caritas Europa, Eurodiaconia, Rete europea contro la povertà, Federazione europea associazioni nazionali per i senzatetto, Croce Rossa. Il Fead fornisce un contributo notevole alla fornitura di beni di prima necessità e supporto “ai cittadini che vivono in condizioni di povertà e di esclusione sociale”, scrivono le ong, che invitano a inserirlo “nelle più ampie e complete strategie nazionali di lotta alla povertà, per massimizzarne gli effetti”, integrando e non sostituendo gli interventi degli Stati membri. Il fondo, che ha a disposizione 3,5 miliardi di euro per sette anni, prevede la possibilità che i soldi siano usati per aiuti materiali (cibo, vestiti, prodotti per la casa, la pulizia, la scuola), ma anche per servizi di inclusione sociale. Le ong firmatarie, chiedono agli Stati membri di essere coinvolte “in modo significativo nelle diverse fasi” della programmazione e gestione delle risorse e invitano a usare il fondo “per il sostegno incondizionato dei più vulnerabili ed esclusi, i più lontani dal mercato del lavoro”, con iniziative basate “sulla tutela e la promozione della dignità di ogni persona e dei suoi diritti fondamentali, e per il perseguimento del bene comune”.
Indipendenza Catalogna: Reding, “grave errore”
“Questo è il momento di dar prova di solidarietà e di lavorare insieme, lasciando da parte separazioni e divisioni”: è stata esplicita la commissaria Ue alla giustizia e alla cittadinanza, Viviane Reding, a proposito del referendum sull’indipendenza della Catalogna, autoconvocato dalla maggioranza delle forze politiche e dalle autorità regionali di Barcellona per il prossimo 9 novembre, contro il quale si sono già espressi sia il governo spagnolo che l’Ue. Durante un “dialogo con i cittadini”, svoltosi proprio a Barcellona il 23 febbraio, la Reding, interpellata sull’argomento, ha spiegato dapprima le ricadute negative che avrebbe il voto popolare, salvo insistere sulla necessità di evitare fratture in Europa. La commissaria lussemburghese ha però anzitutto espresso la sua vicinanza alla regione, alla sua cultura, all’arte, alla buona tavola: “Amo la Catalogna”, ha quindi affermato. Subito dopo, però, la Reding è tornata a vestire i panni della Commissione, che in più occasioni ha posto il problema della permanenza della Catalogna nell’Unione: “La legge dice che una Catalogna indipendente non farebbe più parte dell’Ue e dovrebbe semmai ripresentare una domanda di adesione” e negoziare da capo il suo ingresso nella “casa comune”. Con una divisione dalla Spagna, la regione non farebbe più parte del sistema-euro e i cittadini perderebbero la cittadinanza Ue e i diritti ad essa connessi. “Capisco la vostra aspirazione a una maggiore autonomia – ha aggiunto Reding – e rispetto il vostro desiderio di indipendenza”, ma “una Catalogna fuori dall’Unione indebolirebbe l’Europa, la Spagna e la Catalogna stessa dal punto di vista economico e politico”. La commissaria ha dunque invitato Barcellona e Madrid a rimanere partner, trovando “un nuovo assetto che tenga conto delle esigenze della Catalogna e dei suoi cittadini, ma anche dell’intera Spagna e dei suoi cittadini”. Gli interrogativi riguardanti la Catalogna riguardano fra l’altro anche la Scozia, dove si svolgerà un referendum per l’indipendenza – questa volta però concordato con Londra – il 18 settembre.
Mercato del lavoro: squilibri tra nord e sud Europa
Mentre “si evidenziano carenze di manodopera in paesi come Danimarca, Estonia, Lettonia, Austria e Svezia, ci sono sempre più candidati per posti di lavoro disponibili in Grecia, in Spagna o in Slovacchia”: lo rileva lo “European Vacancy Monitor” (osservatorio europeo dei posti vacanti), uno studio di 40 pagine diffuso il 24 febbraio dalla Commissione Ue. Il testo mette in mostra i punti di forza e di debolezza dei sistemi di reclutamento del lavoro nei diversi Paesi Ue, sottolineando la “crescente frattura tra i mercati del lavoro del nord e del sud Europa”. Tra le situazioni più problematiche in tal senso figurano quelle di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, economie investite pesantemente dalla crisi e che soprattutto hanno visto aumentare a dismisura la disoccupazione, specialmente quella giovanile. László Andor, commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, ha commentato: “Le opportunità di lavoro divergenti tra Europa settentrionale e meridionale evidenziano gli squilibri del mercato del lavoro europeo che sono anche legati alla asimmetria della zona euro”; si tratta, a suo avviso, di un problema che “la mobilità della forza lavoro potrebbe contribuire a colmare”.