POLONIA" "
Con il voto per il Parlamento Ue si apre una lunga stagione di verifiche elettorali
In Polonia, a dieci anni dall’adesione all’Ue, le elezioni europee di maggio si profilano come una prima tappa del percorso che entro il 2015 porterà alla ridefinizione di tutti gli equilibri politici, locali e nazionali. L’autunno prossimo avranno luogo le elezioni amministrative, e nel 2015 sia quelle politiche che le presidenziali. I 51 deputati inviati a Strasburgo saranno quindi il risultato di un primo test per tutte le forze politiche in campo. “In Polonia, come in molti altri Paesi dell’Unione manca una riflessione approfondita sull’identità europea e sul sistema dei valori che sta alla radice delle sue caratteristiche essenziali”, osserva il professor Dariusz Kowalczyk, teologo, intellettuale di livello europeo, che aggiunge: “Chiunque osi criticare tale stato di cose viene subito tacciato di antieuropeismo”. Padre Kowalczyk sottolinea in particolare la preoccupazione della Chiesa in Polonia – spesso dai media tacciata di conservatorismo – per il futuro di un’Europa senza valori. Elezioni in vista. Nulla lascia presagire che le elezioni europee di quest’anno possano far riscontrare in Polonia un interesse maggiore delle precedenti (2009), quando l’affluenza alle urne non ha superato il 25% degli aventi diritto. Nel 2004 per scegliere gli eurodeputati aveva invece votato poco più del 20% dei polacchi. Bisogna ricordare però che in Polonia negli ultimi 25 anni (dal 1989) il livello medio dei votanti non ha mai ha superato il 50%. Wlodzimierz Cimoszewicz, presidente della commissione esteri del Senato, oggi senatore indipendente dopo essere stato membro del partito comunista e poi primo ministro in rappresentanza della sinistra democratica, osserva che “molti polacchi valutano l’appartenenza all’Ue solo dal punto di vista dei profitti”, e ricorda che la Polonia, fra i più fortunati beneficiari dei fondi europei, entro il 2020 riceverà oltre 105 miliardi di euro di fondi comunitari: “Sarebbe bene se più polacchi, da elettori consapevoli, si rendessero conto delle possibilità e delle responsabilità che risultano dall’adesione all’Ue”. Euro sì, euro no. Cimoszewicz, convinto che Eurolandia stia tornando sulla giusta strada, si augura una rapida decisione circa l’adesione all’euro da parte del governo di Donald Tusk, esponente di Piattaforma civica, il quale però, anche in vista delle elezioni, non ha fretta di precisare i tempi del passo che probabilmente susciterebbe feroci proteste da parte di suoi oppositori. Lo stesso premier polacco alla conferenza stampa dopo l’approvazione del bilancio pluriennale Ue ha invitato tutti a “mangiare la torta” a forma di euro con le parole “Prendete i soldi” e, qualche giorno dopo, ha promesso cospicui contributi europei per “rivitalizzare le città polacche”. Invece il vice primo ministro Janusz Piechocinski, del Partito popolare (Psl), ha recentemente dichiarato con fermezza che “finché la crisi della zona euro non si risolverà, la Polonia non adotterà la valuta comune”, anche per non interrompere la fase crescente della propria economia, con un cambio medio tra lo zloty polacco e l’euro di 4 a 1. A difesa della terra. Il maggior partito di opposizione, Diritto e giustizia, di Jaroslaw Kaczynski (già primo ministro tra il 2006 e il 2007, gemello del presidente Lech Kaczynski morto nella sciagura aerea di Smolensk nel 2010), con l’approssimarsi delle elezioni per l’Europarlamento sembra sempre più critico nei confronti dell’Ue. È di questi giorni la proposta di un referendum per rinegoziare il trattato di adesione della Polonia, soprattutto per rinviare la possibilità di acquisto di terreni da parte del capitale estero. “Tutti sappiamo che gli speculatori che oggi comprano appezzamenti in Polonia faranno sì che la maggior parte delle nostre terre fra pochi anni non sarà più polacca”, ammonisce Kaczynski, che spera di vincere le prossime elezioni politiche in nome dei “valori polacchi tradizionali”. Il suo partito oltre a contestare il principio del “gender mainstreaming” e del “gender impact assessment”, si erge anche a difesa “della fede e della Chiesa polacca” vittima “degli attacchi ingiusti e premeditati” realizzati “secondo i modelli già sperimentati nel mondo”. Sondaggi e “partitini”. Kaczynski, recatosi a Kiev nei giorni più intensi delle proteste pro Ue, è accusato da Piattaforma civica di utilizzare il conflitto in Ucraina “per promuovere la visibilità del proprio schieramento”; ma risponde alle imputazioni tacciando il governo di promuovere una politica estera “in ginocchio” sia davanti a Putin che alla Commissione europea. I partiti di Tusk e di Kaczynski negli ultimi sondaggi risultano attualmente avere egual numero di consensi ma, nel caso delle politiche, nessuno dei due sarebbe capace di formare un governo con una maggioranza assoluta di consensi. Non meno frastagliato il panorama dei partiti minori: quello degli agricoltori (Psl), oggi parte dell’esecutivo, e i partiti di sinistra (Sld e Tr) sono dichiaratamente proeuropeisti, mentre molti fra i rappresentanti dei piccoli partiti di destra oggi al Parlamento europeo fanno parte del gruppo Europa della libertà e della democrazia che non nasconde il suo euroscetticismo.