EDITORIALE
Grande è l’attesa della popolazione che scommette sull’Unione europea” “
Il 15 ottobre 2007 la Repubblica del Montenegro sottoscrisse con l’Unione europea il “Patto di stabilizzazione e associazione”, entrato in vigore il 1° gennaio 2010. È stato il primo passo formale verso l’adesione all’Ue del Montenegro, a compimento di un’antica vocazione europeista, coltivata durante l’esperienza comunista, nel breve periodo di adesione alla Serbia, e specialmente a partire dal giugno del 2006, quando è diventato uno Stato indipendente a seguito del referendum del 21 maggio precedente.Due anni dopo la proclamazione di indipendenza, il Montenegro presentò la domanda di adesione all’Ue, a seguito della quale il Consiglio europeo nel giugno 2012 aprì ufficialmente i negoziati di adesione, dopo aver trasmesso il 23 aprile 2009 alla Commissione il relativo dossier sulla base del quale essa avrebbe reso il suo parere. Il 9 novembre dello stesso anno la Commissione europea esprimeva la raccomandazione di attribuire al Montenegro lo status ufficiale di Paese candidato, cosa che il Consiglio europeo provvedeva ad avallare nella riunione del 17 dicembre 2010. Dopo due anni, il 26 giugno 2012 il Consiglio europeo dava il via libera ai negoziati di adesione, così come aveva raccomandato nell’ottobre del 2011 la Commissione; il 29 giugno successivo iniziava finalmente a Bruxelles la nuova fase delle trattative con la prima conferenza di adesione, alla presenza del presidente permanente del Consiglio europeo, Herman Van Ropuy, del ministro degli esteri montenegrino, Milan Rocen, di Nicolai Wammen, ministro danese per gli Affari europei, e di Stefan Fule, commissario all’allargamento. Il lavoro previsto è stato e sarà severo, lungo e senza sconti.Al Montenegro, come Paese candidato, per la prima volta è stato applicato un “nuovo approccio” nei negoziati, come ha affermato Stefan Fule nella prima conferenza di adesione del giugno 2011. In particolare i capitoli 23 e 24 del Patto, relativi a giustizia e diritti fondamentali, che includono anche la lotta alla corruzione e alla criminalità, costituiscono per l’Ue un importante banco di prova che richiede un energico impegno del Montenegro e un attento screening della Commissione. L’impegno del piccolo Paese adriatico è stato premiato nel dicembre 2013, quando il Consiglio europeo, apprezzandone gli sforzi, ha dato il benestare all’apertura di 5 nuovi capitoli negoziali (n. 5, appalti pubblici; n. 6, diritto societario: n. 20, impresa e politica industriale; n. 23, magistratura e diritti fondamentali; n. 24, giustizia, libertà e sicurezza), che si aggiungono ai due aperti nel giugno 2013 (il 25, scienza e ricerca, e il 26, educazione e cultura). Soprattutto, i capitoli 23 e 24 richiedono un profondo impegno e importanti riforme da parte del governo montenegrino per allineare la situazione con gli standard Ue.Nonostante le riforme e gli adempimenti da realizzare siano ancora numerosi e impegnativi, la volontà del Montenegro di procedere speditamente sulla strada dell’adesione è inequivocabile. Infatti, il 26 dicembre 2013, il governo ha approvato il Programma di adesione all’Ue per il periodo 2014-2018. Quest’atto costituisce uno dei più importanti documenti strategici relativi ai negoziati con l’Ue. Del resto, proprio l’adesione all’Europa è stato uno dei temi ricorrenti nella campagna elettorale del 2013, che ha visto la riconferma di Filip Vujanovic a presidente della Repubblica. Alla fine del 2013, nella visita a Roma del capo negoziatore per l’adesione del Montenegro all’Unione europea, Aleksandar Pejovic, proprio con riferimento al processo di adesione ha ribadito l’importanza del ruolo che in sede comunitaria potrebbe avere l’Italia, dalla quale molti aiuti potranno venire specie con riferimento ai capitoli 23 e 24 del negoziato, a conferma del forte legame esistente con il Montenegro. Un legame strategico sia verso i Balcani, per la collocazione geografica dello stato montenegrino, sia per il rafforzamento in Europa del ruolo dei Paesi mediterranei.La popolazione si aspetta dall’adesione una vita migliore, più investimenti, più posti di lavoro, lotta ai privilegi e regole migliori, anche se non ha una vera conoscenza di cosa è e potrebbe offrire l’Ue. La “tensione europea” del Montenegro si percepisce dalla sua storia e dai frequenti contatti con numerosi Paesi Ue (Italia e Germania in testa), con i quali esistono accordi culturali, universitari, economici (in via di ripresa dopo una breve parentesi di forte presenza di businnessmen russi). Del resto non si può ignorare che il Montenegro aveva adottato come moneta nazionale prima il marco tedesco, già dalla fine degli anni Ottanta, e, unilateralmente, l’euro dall’inizio del millennio per una libertà economica e, soprattutto per dare accesso agli investimenti stranieri.