EDITORIALE
Un anno cruciale per l’integrazione europea. I populismi non sono una risposta ” “
Non sarà sicuramente un anno in cui annoiarsi a livello europeo, fra crisi economica da rintuzzare, elezioni per l’Europarlamento, unione bancaria da modellare, migrazioni da rimettere al centro del dibattito politico. Ed è soprattutto lo spettro aleggiante dell’euroscetticismo (che assume, di volta in volta, il profilo del populismo, quello dei nazionalismi di varia caratura oppure dell’ostracismo alla moneta unica) a sollecitare risposte nuove e più convincenti non solo dalle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, ma anche dai governi dei Paesi membri. Del resto quasi tutte le recenti elezioni nazionali – a parte il caso tedesco – hanno spazzato via gli esecutivi in carica sull’onda di malcontenti diffusi a caccia di capri espiatori; i più recenti sondaggi in Gran Bretagna e in Francia parlano chiaro…Il 2014 ha in agenda, per quanto riguarda l’Unione europea, un totale rinnovo delle cariche. Tra il 22 e il 25 maggio i 500 milioni di cittadini dei 28 Stati aderenti saranno chiamati alle urne per scegliere 751 eurodeputati per la nuova legislatura di durata quinquennale. Si tratta effettivamente di una elezione diversa dalle precedenti: grazie al Trattato di Lisbona il Parlamento europeo ha acquisito ulteriori poteri legislativi, di bilancio, di controllo politico, e avrà fra l’altro voce in capitolo nella nomina della prossima Commissione. Le “famiglie politiche” – quali i Popolari, i Socialisti e democratici, i Liberaldemocratici, i Conservatori, i Verdi – possono indicare, e alcuni lo hanno già fatto, i rispettivi candidati alla carica di presidente dell’Esecutivo al posto del portoghese José Manuel Barroso. Attorno a tali candidati di bandiera, dovrebbero coagularsi forze politiche nazionali omogenee con programmi “continentali”. Dunque anche la campagna elettorale dovrebbe assumere un aspetto nuovo, ponendo al centro dei dibattiti questioni di valore europeo (economia, credito, competitività, ricerca, sviluppo territoriale, formazione, tutela dei diritti, infrastrutture, energia, ambiente, rapporti con i partner extra-Ue).Oltre al rinnovo del Parlamento di Strasburgo sono in arrivo cambiamenti per quanto riguarda la Commissione (che scadrà a fine ottobre), nonché varie altre cariche fra cui quella di presidente del Consiglio europeo, in sostituzione del belga Herman Van Rompuy, e di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, oggi impersonato dalla britannica Catherine Ashton.Prima di arrivare alle urne di maggio, le istituzioni dell’Unione, assieme agli Stati, devono però portare a termine una serie di dossier aperti: in pole position figura l’unione bancaria, con una difficile trattativa in corso tra Parlamento e Consiglio Ue. Non meno rilevanti sono temi politici e legislativi quali la risposta alle migrazioni, l’applicazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2014-2020 con tutti i programmi e i fondi connessi, la messa in sicurezza dei bilanci statali, il progetto della macroregione Adriatico-Ionio, nonché talune direttive di impatto immediato sulla vita dei cittadini fra cui quella sul tabacco. È chiaro, d’altro canto, che l’impegno numero uno dell’Ue e dei Ventotto rimane il rilancio dell’economia reale e del lavoro: da qui dipendono la pace sociale, la lotta alla povertà che si va diffondendo, la promozione dei diritti degli stessi cittadini, il sostegno al reddito delle famiglie e, in definitiva, la stabilità politica dei Paesi aderenti. Solo assicurando risposte concrete, evidenti, ai problemi quotidiani dei cittadini, l’Europa e gli europeisti potranno ritrovare simpatia e sostegno da parte degli elettori.Una riflessione realistica su questi temi e sul futuro dell’integrazione si deve al presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, che ha sostenuto nel corso di una conferenza svoltasi a Copenaghen: “Occupazione, crescita e la loro precondizione; stabilità politica e finanziaria. Questi sono i principali ingredienti per poter recuperare la fiducia della gente, la fiducia nelle capacità e nella resistenza del nostro continente, delle nostre economie nazionali e la fiducia nel progetto europeo”. E più avanti: “C’è ancora un altro modo con cui gli uomini e le donne che fanno politica possono recuperare la fiducia dell’opinione pubblica: devono dire la verità. Una delle verità da dire è che serve tempo finché le riforme possano influenzare tangibilmente la crescita e l’occupazione. Un’altra è che la risposta definitiva alla crisi non consiste nella creazione di strumenti finanziari (fondi e bond), ma nell’apportare modifiche all’economia reale. Una terza verità è che senza l’Europa i costi sarebbero insostenibili”. Van Rompuy conclude con parole da sottoscrivere. “Chi dà a intendere che il proprio Paese potrebbe farcela da solo, non si limita a illudere, semplicemente mente! Il populismo e il nazionalismo non possono dare risposte alle sfide del nostro tempo”. Concretezza e verità: chissà se questi due elementi caratterizzeranno l’imminente campagna elettorale europea.