TERRA SANTA " "
Intervista con padre Remerij (Ccee): “Dare una chance alla pace”
“Gaza è uno scandalo scioccante, un’ingiustizia che chiede con vigore alla comunità umana una soluzione”. È quanto scrivono i vescovi dell’Holy Land Coordination (Hlc) nel loro messaggio diffuso al termine dell’annuale visita in Terra Santa. “Ci appelliamo – si legge nel testo – ai leader politici perché si impegnino a migliorare la situazione umanitaria del popolo a Gaza, assicurando l’accesso ai prodotti di base per una vita umana dignitosa, le possibilità per uno sviluppo economico e libertà di movimento”. Una visita che li ha portati, dall’11 al 16 gennaio, oltre a Gaza, anche a Betlemme, a Ramallah, a Gerusalemme, a Tel Aviv, a incontrare esponenti delle comunità cristiane locali, rappresentanti della politica e del mondo civile, per cercare di capire dalla loro viva voce la situazione in cui versano e le difficoltà che affrontano nella vita di tutti i giorni segnata da un conflitto ultradecennale. Sir Europa ha chiesto un bilancio del viaggio a padre Michel Petrus Remerij, vice segretario generale del Ccee, il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa. Dell’Hlc fanno parte per l’Ue i vescovi di Spagna, Inghilterra, Irlanda, Polonia, Francia, Germania e Scandinavia. Quale bilancio può tracciare al termine di questa visita?”Non abbiamo solo visto ma vissuto la situazione insieme al popolo, come a Gaza, una prigione dove sono rinchiuse oltre un milione e mezzo di persone. Un aspetto che ha colpito molto la delegazione è stata la gioia nei volti delle piccole comunità cattoliche locali. A Gaza sono poco meno di 200 persone: al momento del nostro arrivo, hanno preparato nei minimi particolari un’accoglienza bellissima, segno di attenzione nei nostri confronti. Abbiamo pregato con loro e manifestato la nostra solidarietà”. Il comunicato finale stigmatizza in modo molto chiaro quanto accade a Gaza…”Gaza è abitata da persone, da un popolo. Molti vescovi dopo aver visto le condizioni in cui vive la gente non hanno esitato a usare il termine ‘vergogna’ per definire il disastro umanitario in atto e al quale occorre porre rimedio. Da qui l’appello alle istituzioni affinché facciano qualcosa”. Uno dei temi più ricorrenti nel corso degli incontri con personalità politiche, e non, è stato quello dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. Che impressione ha avuto ascoltando le diverse voci? Ci sono margini per un accordo?”Ho notato in molti la consapevolezza che si è davanti, forse, a un’ultima chance di arrivare a un accordo. C’è la speranza che si possa trovare una soluzione equa e sostenibile. Da parte mia mi schiero con chi pensa che una soluzione degna esiste. Una speranza esiste e va coltivata per far nascere vita nuova in questa Terra”. Nel messaggio i vescovi si dicono incoraggiati dalla testimonianza di speranza e di fede delle “piccolissime comunità locali”. Cosa queste possono insegnare all’Occidente relativista e secolarizzato?”Ci insegnano a sperare nonostante tutta la sofferenza. A sperare con fede, soprattutto. Mi ha colpito molto la cura che hanno uno dell’altro, specie dei più poveri e dei più vulnerabili. La fede che in Occidente si vuole relegare nella sfera privata, qui diventa motore di condivisione, di solidarietà, un fattore di identità e di appartenenza. La fede li radica nella loro terra. Per tanti che partono ce ne sono molti che restano. Questa fede radicata deve farci riflettere e fungere da esempio”. Ora che ciascun vescovo tornerà nel proprio Paese cosa può fare concretamente per dare seguito all’impegno assunto verso queste comunità e questi popoli?”Innanzitutto pregare. Sono proprio i vescovi che riferiranno quanto visto alle loro diocesi e alle loro Conferenze episcopali. La dichiarazione finale, inoltre, contiene un appello alle istituzioni a darsi da fare, a diventare leader di speranza e non a porre ostacoli. Potrebbe quindi essere utile fare pressione sui rispettivi Governi per sensibilizzarli maggiormente al processo di pace e alla situazione umanitaria sul terreno”. Un aiuto potrebbe venire anche dalla prossima visita di Papa Francesco…”La gente di qui aspetta il Papa con grande ansia. La speranza è che questo viaggio possa davvero cambiare qualcosa. Lo abbiamo visto con la Siria e la giornata di preghiera e digiuno. Ma la visita del Pontefice rafforzerà anche la presenza cristiana in Terra Santa. I cristiani sono uomini di relazioni, di dialogo, capaci di intessere reti e relazioni. La loro presenza in Terra Santa è necessaria ai fini della pace e della giustizia”.
dall’inviato Sir Europa a Gerusalemme, Daniele Rocchi