EDITORIALE/2
Ma gli sviluppi avvenuti negli ultimi 12 anni richiedono un nuovo tentativo per l’approvazione di una Costituzione europea
Appena prima di Natale, nell’anno appena concluso, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno preso una decisione importante sulla creazione di un’Unione bancaria, che dovrà essere approvata dal Parlamento europeo prima di poter entrare in vigore nel corso del 2014. All’architettura dell’integrazione europea si aggiunge, così, un elemento importante. Insieme alle varie nuove regole e accordi istituzionali introdotti negli ultimi anni per affrontare la crisi del debito e per salvaguardare l’euro, la definizione dell’Unione bancaria dovrebbe garantire all’Unione europea di affrontare in modo adeguato eventuali crisi future del settore monetario e finanziario e soprattutto i pericoli derivanti dalle banche a rischio, prevenendo così l’insorgere di problemi come quelli che dal 2008 scuotono gli Stati membri.Il sistema di governance europea vive un sostanziale rafforzamento. Il termine governance indica che l’Unione europea non è un vero e proprio sistema di governo. L’Unione europea avrà un vero e proprio governo solo quando avrà una base costituzionale approvata dagli Stati membri e dai suoi cittadini, che darà legittimità inequivocabile a lei e alle sue istituzioni. Il concetto di governance definisce un sistema incompleto, in divenire, aperto a differenti possibilità di sviluppo. Il sistema di governance che guida l’Unione è caratterizzato da aspetti che sostanziano questa definizione: la molteplicità di attori con legittimazione diversa, il metodo del funzionalismo e le relative procedure sperimentali, l’asimmetria dello sviluppo nei diversi ambiti politici, l’assenza di una chiara ripartizione di compiti e responsabilità tra gli attori ai vari livelli, la debolezza della legittimità democratica del sistema e la mancanza di stabilità e coerenza dell’insieme.La governance europea fonda un accordo a cui fa riferimento la comunità. Essa offre all’insieme un quadro di riferimento aperto agli obiettivi e ai contenuti del processo. A ciò si aggiunge che il contenuto e gli obiettivi dell’integrazione europea sono soggetti a diverse interpretazioni. Ne deriva che il cammino del progetto europeo nel corso di quasi cinque decenni della sua storia ha assistito a diverse revisioni, aggiustamenti e aggiunte che hanno contribuito, nonostante le molteplici estensioni geografiche, a garantire all’insieme una certa stabilità.Quando si parla di governance in relazione ai metodi di governo e di amministrazione nell’Unione europea, occorre anche precisare che si tratta qui di un modo diverso di governare e amministrare rispetto a quello che conosciamo negli Stati nazionali: trascende i tradizionali confini territoriali politici e amministrativi per rendere conto delle circostanze in mutamento di una comunità transnazionale ed è portata avanti da attori che sono influenzati da differenti culture amministrative e di governo e che quindi contribuiscono con le loro diverse esperienze.Gli sforzi per raggiungere l’Unione bancaria e gli altri nuovi strumenti che sono stati introdotti per superare la crisi (salvataggi, tetto del debito, ecc.) e che si sono trascinati per diversi anni, mostrano come lo strumentario dell’Unione europea e quindi la sua governance venga costantemente allargata, anche se tale estensione non è prevista nei Trattati. Questo è un bene, perché indica che le sue capacità di “problem solving” si ampliano di conseguenza. Ma non è sufficiente in relazione alle esigenze. Si pone la domanda sul dove condurrà alla fine questo processo. Infatti, il sistema europeo di governance è strutturalmente instabile per le caratteristiche sopracitate; gli manca una coerenza costituzionale; è una realtà temporanea che non verrà resa stabile perché sempre più strumenti di governance sono creati con metodi non soggetti alla disciplina comunitaria definita nei trattati europei.Pertanto, ciò che di provvisorio finora è stato raggiunto deve sfociare in una costituzione, affinché sia definito in modo duraturo e dia la stabilità necessaria per il corretto funzionamento dell’Unione europea. L’ultimo tentativo di raggiungere un consenso su una Costituzione europea in tal senso risale ormai a 12 anni fa; è fallito a causa del rifiuto del popolo francese e olandese, interpellati con un referendum. Nel frattempo, però sono avvenute molte cose, con l’espansione geografica di 13 nuovi Stati membri e l’esperienza della profonda crisi causata dal debito eccessivo di alcuni Stati e assecondata da un’unione economica e monetaria non adeguatamente organizzata.Gli sviluppi avvenuti negli ultimi 12 anni richiedono un nuovo tentativo verso una Costituzione europea, in cui tutte le regole e le procedure, nonché i diritti e i doveri degli Stati membri e dei cittadini dell’Unione siano definiti in modo chiaro e sistematico. Soprattutto questa Costituzione dovrà dare a un autentico governo controllato dal Parlamento europeo l’opportunità di preparare e prendere le decisioni necessarie per il bene dell’Unione europea.