TURCHIA

“La democrazia è in pericolo”

Yilmaz guida la redazione esteri del quotidiano “Zaman”, giornale nel mirino di Erdogan. Il Paese va verso una stretta autoritaria?

Dopo le retate della polizia in tutto il Paese, la Turchia del popolo e degli intellettuali si ferma costernata a riflettere sul suo futuro, sempre più convinta a proseguire la sua battaglia per la democrazia e i diritti fondamentali, primo fra tutti la libertà di pensiero e di espressione. Domenica scorsa una vasta operazione di polizia ha portato all’arresto di 27 persone in 13 città prendendo di mira Fethullah Gulen, acerrimo rivale del presidente Recep Tayyp Erdogan, e il suo impero che tra canali televisivi, scuole e università, conta al suo interno anche il quotidiano più letto di Turchia, “Zaman”. Maria Chiara Biagioni ha intervistato per Sir Europa Mustafa Edib Yilmaz, responsabile della redazione esteri del quotidiano.

Anzitutto, cosa è avvenuto esattamente domenica nella redazione di “Zaman”?
“La polizia è entrata nella nostra sede centrale di Istanbul domenica pomeriggio e ha arrestato Ekrem Dumanli, direttore del mio giornale. C’erano centinaia di persone dentro e fuori l’edificio quando questo stava accadendo. La gente è venuta per esprimere solidarietà con il giornale, scandendo slogan come ‘i media liberi non possono essere messi a tacere’ (‘free media cannot be silenced’) e mostrando striscioni quando Dumanli è stato portato via”.

Come è la situazione adesso?
“La popolazione ancora adesso sono molto colpite da quanto è successo. È stata una cosa veramente sconvolgente assistere all’arresto di un giornalista, prelevato dal suo stesso ufficio mentre stava facendo il suo lavoro. Tutti, però, sono anche molto determinati a resistere a questo regime autoritario messo in atto da Erdogan. Continueremo a combattere in nome della democrazia, dei diritti e delle libertà”.

Perché il quotidiano “Zaman” non piace a Erdogan?
“Il presidente è un leader molto popolare in Turchia. I suoi sostenitori guardano soprattutto ai benefici economici del suo governo. I suoi avversari invece sottolineano la regressione che c’è stata nel campo dei diritti e delle libertà fondamentali. Sicuramente, ci sta portando lontano dall’Unione europea. Quando il capo della diplomazia dell’Ue, Federica Mogherini, ha definito la politica degli arresti come ‘incompatibile con la libertà di stampa, che è un principio chiave della democrazia’, il presidente Erdogan ha detto che l’Ue deve ‘farsi gli affari suoi’ e che Ankara non ha preoccupazione di essere o meno un membro dell’Unione. Questa è solo una ragione sufficiente per molte persone (socialdemocratici, liberali…) e realtà del Paese, tra cui ‘Zaman’, per protestare contro il suo stile di governo. Solo una stampa libera può essere garanzia per informare le persone sulla realtà di questo Paese, come avviene altrove. Questo è il motivo per cui al governo non piace il giornale. Erdogan e i suoi uomini vogliono una totale sottomissione dei media, delle imprese e della società civile”.

Da dove passa il futuro della Turchia e quando può iniziare la sua strada verso la piena democrazia?
“Se continua la serie di eventi che ha avuto luogo nel corso dell’anno appena passato, la Turchia dà prova di non muoversi verso la giusta direzione. Temo piuttosto che il Paese stia andando, in pochi anni, verso un regime totalitario. Eppure un autentico cammino verso la democrazia comincia con noi, con il popolo. Noi protesteremo per generare il cambiamento”.

La Turchia deve fare i conti, ai suoi confini, con l’avanzata del totalitarismo e con lo Stato islamico dell’Isis. Come si pensa di combattere questa minaccia?
“Non lo so. Ci sono molti problemi che stanno occupando nello stesso tempo l’agenda della Turchia. Non vorrei sembrare pessimista, ma ci attendono tempi difficili”.

Come può l’Europa aiutare il suo Paese?
“L’Europa dovrebbe impegnare di più la Turchia nei campi dei diritti e delle libertà fondamentali. Se questo non dovesse funzionare, non so cosa altro possa fare. Sospendere i negoziati per l’adesione è una misura troppo forte, che sarebbe solo controproducente. Questa è un vera sfida per l’Ue”.