BULGARIA
Sondaggio sulla vita di coppia con dati allarmanti. Il commento del sacerdote cattolico don Kavalenov. “Uscire dai nostri soliti schemi”
Solo un quarto, precisamente il 26% dei giovani bulgari, tra i 18 e i 35 anni, con un partner stabile, ha dei figli, mentre il 56% di essi dichiara che al momento non desidera averne. È quanto emerge dal sondaggio intitolato “La coppia contemporanea” dedicato alla famiglia e alle priorità delle coppie in Bulgaria, condotto dall’agenzia di sondaggi e marketing “Nova”. Dai dati si scopre che in generale la formazione di una famiglia non appare tra le priorità per i giovani. Per un terzo delle persone con figli, e per un terzo di quelle che non ne hanno, al primo posto viene la carriera professionale. Segue la formazione di una famiglia, ma il 54% delle giovani coppie senza figli si dice convinto che il matrimonio sia un “ostacolo per una carriera di successo”. A commento di questi dati, Iva Mihailova ha intervistato per Sir Europa don Strahil Kavalenov, parroco cattolico della chiesa “Santa Maria del rosario” di Veliko Tarnovo.
Don Kavalenov, che cosa dimostrano i dati del sondaggio?
“Questi dati confermano le tendenze negative presenti in Europa, che in Bulgaria si sentono ancora di più a causa del vuoto di valori morali e cristiani lasciato dal comunismo. Tramite i massmedia, il materialismo e il consumismo alimentano questi modelli facendo apparire il matrimonio e la nascita dei figli come un peso insopportabile. Per questo la maggior parte dei giovani bulgari sceglie la convivenza e rimanda il matrimonio per finire gli studi e trovare un lavoro. È preoccupante il fatto che la famiglia non sia tra le priorità dei giovani. Ma io sono sicuro che queste tendenze non dureranno a lungo perché il desiderio di formare una famiglia è inscritto nell’uomo”.
La carriera e la famiglia per molti sembrano incompatibili. È così nella realtà bulgara? In quest’ambito quali politiche statali sono necessarie?
“Nei Paesi postcomunisti la situazione familiare in cui il marito lavora e la moglie è casalinga non esiste dagli anni Sessanta. Le donne in Bulgaria tradizionalmente lavorano, ma rispetto all’epoca del comunismo è diminuito il numero dei figli. Perciò lo Stato ha adottato misure di sostegno alla natalità: la maternità dura due anni, nel primo la madre riceve il 90% del suo stipendio lordo mentre nel secondo percepisce lo stipendio minimo. Poi per gli asili nelle grandi città c’è il gran problema della scarsità dei posti e le strutture private sono molto care. Si potrebbe sviluppare di più il lavoro part time, il lavoro da casa on line e introdurre la tassazione in base al reddito familiare”.
L’anno passato è stato dedicato dalla Chiesa bulgara alla famiglia. Quali sono i problemi principali nella pastorale familiare che si incontrano?
“Diverse conclusioni di questo sondaggio sulle coppie in Bulgaria in generale, sono valide anche per i cattolici nel Paese. Escludendo i giovani fino ai trent’anni, le generazioni precedenti non sono state educate nei principi della Chiesa a causa del regime ateo. Poche sono le famiglie cristiane che corrispondono pienamente alla dottrina della Chiesa. Molti dei matrimoni sono o tra bulgari e stranieri (cattolici) o tra cattolici e ortodossi o atei. A volte la parte non cattolica difficilmente accetta i principi della morale cattolica. Questo si riflette sulla vita matrimoniale e sull’educazione dei figli. Poi ci sono le persone che vivono realtà matrimoniali ‘non regolari’ ma sentono il bisogno di avvicinarsi alla Chiesa. Poi abbiamo anche diversi esempi di famiglie cristiane giovani, alcune aderenti ai movimenti laicali, e questo ci incoraggia”.
Una pastorale contraddistinta dalla “cultura dell’incontro”, capace di “riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti”. Queste parole dai Lineamenta per la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi che cosa le suggeriscono come parroco?
“Non credo che durante il Sinodo siano state messe in discussione le verità fondamentali del matrimonio; e lo ha confermato anche il Papa. Piuttosto è stata presentata la complicata situazione della famiglia nel mondo contemporaneo. La Chiesa è destinata a tutti, non solo ai buoni o a quelli che adempiono tutti i precetti. Per questo dobbiamo renderci conto dei problemi, delle tendenze e delle attitudini, legati alla famiglia. Fatto questo, bisogna trovare la via per evangelizzare i cosiddetti lontani. Dobbiamo uscire dai nostri schemi consueti e andar loro incontro, offrendo in modo adeguato e comprensibile la via della salvezza, possibilmente aiutando la loro scelta personale”.