REPUBBLICA CECA

Migranti, invito alla solidarietà

Una dichiarazione del Consiglio Giustizia e pace della Conferenza episcopale. Nel Paese risiedono quasi 500mila stranieri

Secondo le statistiche nazionali, aggiornate all’estate 2014, circa 450mila stranieri provenienti da 182 Paesi vivono nella Repubblica Ceca. La maggior parte preferirebbe vivere nel proprio Paese d’origine, ma la persecuzione, l’oppressione o la povertà li hanno costretti a cercare asilo all’estero. Sebbene il problema della migrazione non sia tanto urgente quanto può esserlo in altri Stati in prima linea, ci sono sicuramente tanti casi da risolvere. Il Consiglio Giustizia e pace (Iupax) della Conferenza episcopale ceca ha pubblicato una dichiarazione riguardo a questa situazione, invitando ad adottare misure per alleviare le difficoltà e a migliorare i programmi governativi che promuovono il lavoro con i migranti e i progetti delle organizzazioni non governative in questo settore.

Situazione nel cuore dell’Europa. Quasi mezzo milione di immigranti provenienti da diverse decine di nazioni di tutto il mondo – questa è la situazione per quanto riguarda lo stato attuale dell’immigrazione nella Repubblica Ceca. Rispetto ad alcuni Paesi vicini che sono epicentri di conflitti locali, come la Turchia, la Giordania, l’Ucraina, il numero dei rifugiati in sofferenza non è così alto. Tuttavia, anche i Paesi dell’Europa centrale che godono di una relativa stabilità si trovano ad affrontare situazioni difficili. Ci sono casi di centinaia di lavoratori migranti ingaggiati da agenzie di lavoro “esca” a condizioni insopportabilmente svantaggiose, ingannati e abbandonati senza lavoro, senza denaro e senza speranza. Ci sono problemi causati da una cattiva impostazione delle condizioni dell’assicurazione per la copertura sanitaria, in cui una madre migrante dà alla luce un bambino che ha bisogno di essere curato in un’incubatrice e finisce per trovarsi in una situazione in cui nessuno è disposto ad assicurare la salute del neonato e i genitori sono costretti a pagare immense somme di denaro, senza alcuna possibilità di evitarlo. Ci sono molti altri esempi di difficoltà che gli stranieri che vengono a vivere nella Repubblica Ceca devono affrontare, non da ultimo il semplice fatto che la vita in un ambiente culturalmente molto diverso non è mai facile. Tutto questo costituisce l’esperienza di vita di molte persone che attualmente abitano in Boemia o in Moravia e che sono venute in queste regioni seguendo diverse ondate migratorie, in particolare durante il XX secolo.

La legge dell’ospitalità. “L’invito dell’Antico Testamento ad accogliere a braccia aperte e accettare gli immigrati sembra troppo impegnativo e persino esagerato ai nostri contemporanei, ma è soltanto un tentativo di alleviare la pressione di una realtà estremamente pesante”, scrive mons. Vaclav Maly, responsabile di Iupax e vescovo ausiliare di Praga. Egli ricorda che quella “legge dell’ospitalità” che costituiva una delle caratteristiche tipiche delle società sviluppate del mondo antico, rappresenta un messaggio importante anche per i nostri contemporanei. “Nuovi impulsi di questo tipo hanno portato molte preziose opportunità di un ulteriore sviluppo delle società aperte e hanno permesso loro di affrontare con successo le continue trasformazioni del mondo”, sostiene Vaclav Maly. La dichiarazione richiama inoltre l’attenzione su alcuni casi in cui giovani provenienti da famiglie di immigrati che vivono da diverse generazioni in Germania, in Francia o nel Regno Unito hanno lasciato la patria dei loro genitori per unirsi ad estremisti che lottano per una visione fanatica di un altro mondo. Secondo Iupax, molti di questi casi possono essere causati, tra l’altro, anche da un senso di alienazione e di frustrazione che spingono questi figli di ex immigrati verso “orizzonti fantomatici”.

Rischi e vantaggi. Le sfide di oggi non sono sicuramente semplici: dobbiamo affrontare il rischio di un mondo aperto, in cui sono presenti non soltanto i profughi in difficoltà, ma anche i membri ipotetici delle reti della criminalità organizzata. Tuttavia, non possiamo cedere a coloro che vogliono ottenere il potere attraverso l’evocazione di chimere assolutamente irreali secondo le quali un mondo migliore può essere organizzato nel caso in cui ci sbarazziamo degli immigrati, si legge nel messaggio ecclesiale. Come ammette il vescovo Maly, il Consiglio non possiede i mezzi né le capacità sufficienti per organizzare progetti a sostegno di una convivenza diretta fra gli abitanti autoctoni e gli immigrati. “Tuttavia, possiamo puntare alla saggezza antica e molto pratica secondo cui una buona convivenza di tutti i popoli rappresenta una prevenzione efficace rispetto alla creazione di ambienti che generano un odio assurdo”, continua il presidente dello Iupax, incoraggiando tutti coloro che hanno la possibilità di promuovere diversi tipi di sforzi per facilitare il destino dei migranti attraverso il miglioramento dei programmi governativi (ad esempio concentrandosi sulle norme che regolamentano l’assicurazione sanitaria o le attività delle agenzie del lavoro) e delle attività delle organizzazioni non governative, come l’Associazione per l’integrazione e la migrazione, l’Organizzazione per gli aiuti ai rifugiati, o il Centro multiculturale. “Le manifestazioni di solidarietà in questo mondo insicuro e mutevole non soltanto aiutano i destinatari del nostro sostegno, ma aiutano anche noi che – ispirati dalla nostra stessa capacità di dare una mano – proteggiamo in questo modo la nostra società dal pericolo della distruzione”, conclude mons. Maly.