CHIESE IN BREVE

Germania, Lettonia

Germania/1: Quale futuro per i mass media cattolici?
Il futuro dei mezzi di comunicazione di ispirazione cristiana è stato al centro del primo Congresso dei media cattolici tedeschi. L’evento, tenutosi in settimana a Bonn, ha visto per due giorni 200 rappresentanti di giornali diocesani, editori, stampa laica, televisioni, radio e social network, confrontarsi sul tema “La missione dei media. Gli scenari futuri della comunicazione della Chiesa”. Il vescovo di Rottemburg-Stoccarda, mons. Gebhard Fürst, responsabile della pastorale dei mezzi di comunicazione della Conferenza episcopale tedesca, ha espresso una critica nei confronti della autoreferenzialità della comunicazione sociale diocesana: “Ogni diocesi pensa a ciò che succede nei propri confini, ma se c’è uno scandalo è accusata tutta la Chiesa – ha detto il prelato -. Abbiamo bisogno di tenere posizioni coraggiose e posizionarci in maniera cross-mediale”. In questo senso Matthias Kopp, portavoce della Conferenza episcopale tedesca, ammette che la Chiesa con le sue diocesi è molto esposta e non riesce ancora a usare appieno i social network. Peter Stefan Herbst, capo redattore del “Saarbrücken Zeitung”, ha detto che nonostante la digitalizzazione crescente “c’è un futuro nella carta stampata” perché “chi si è informato intensamente su internet, spesso legge anche il giornale, che è un prodotto finito, mentre la lettura su internet “non è mai finita”. E per Rolf Pitsch, direttore del Bonifatius GmbH di Paderborn, “le diocesi hanno bisogno di chiarirsi su ciò che vogliono comunicare, ed è ciò di cui i media necessitano”.

Germania/2: La cura del patrimonio religioso rurale
“Sostenere il patrimonio religioso rurale dell’Europa”: è il tema della terza conferenza internazionale in corso ad Halle (Germania) fino al 1° novembre, organizzata da “Il futuro del patrimonio religioso” (Frh), rete europea no-profit che lavora per la sensibilizzazione e la tutela di edifici e arredamenti religiosi attraverso il continente. “La stragrande maggioranza del patrimonio religioso europeo è nelle campagne”, spiegano gli organizzatori. “Spesso è persino difficile accedere sia fisicamente che intellettualmente a questi luoghi, che patiscono per il fatto di essere sottoutilizzati, ma che hanno elevate esigenze di manutenzione e di conservazione”. Lo spopolamento delle campagne e delle chiese, gli sviluppi economici ma anche il calo della partecipazione nella vita pubblica sono alcuni tra gli elementi che lasciano intravvedere la sparizione di questi tesori. Alla conferenza partecipano esperti del settore, accademici, politici impegnati in questo settore, per condividere nuove prospettive al fine di meglio comprendere e valorizzare il significato sociale ed economico di tale patrimonio, promuovere modelli e idee di gestione innovative. Si approfondiscono le esperienze anche in relazione ai contesti demografici e geografici, e si discute delle problematiche legate al rendere accessibili per il pubblico questi patrimoni, ai finanziamenti e alla gestione degli edifici.

Lettonia: “Rafforzare la famiglia, fulcro della società”
La Lettonia con il 77% dei divorzi (dati 2011) sui matrimoni celebrati (fra civili e religiosi), è il Paese che in Europa detiene un triste primato, ma “il numero di matrimoni celebrati in Chiesa che poi finiscono è solo del 14%. Quindi c’è una grande differenza rispetto ai matrimoni civili che non sono stati preceduti da un serio processo di preparazione”: lo spiega sulla pagina web della Chiesa lettone l’arcivescovo metropolita di Riga, mons. Zbigniew Stankeviès, al rientro dal Sinodo sulla famiglia. “Nella nostra società, nei media, nel mondo politico è importante rafforzare la consapevolezza che la cura della famiglia dovrebbe essere la prima preoccupazione dello Stato. Se la famiglia si sente sicura, fiorisce, i bambini nascono, crescono sani e la società inizia a fiorire. Ma se la famiglia si sente minacciata, se ha difficoltà economiche, non ha sicurezza, tutta la società degenera”. Quanto alle questioni della comunione ai divorziati risposati o delle unioni omosessuali l’arcivescovo ha parlato di “malinteso” e di “clamore” creato dai mezzi d’informazione: “L’insegnamento della Chiesa non è cambiato e non ci si aspetta nemmeno che cambi”. “Il problema è come rivitalizzare” la realtà-famiglia.