POLONIA
Il sacerdote-martire ricordato a 30 anni dall’omicidio ad opera del regime comunista. Un prete innamorato del suo Paese
In occasione del trentesimo anniversario del martirio di don Jerzy Popieluszko (ucciso il 19 ottobre 1984 da funzionari dei servizi di sicurezza del regime comunista polacco), all’Università Cattolica di Varsavia si svolto il 15 ottobre un incontro dedicato al sacerdote-martire. Il cardinale Kazimierz Nycz introducendo il dibattito ha osservato che nel secolo scorso la Polonia si è fatta conoscere “grazie a tre grandi personalità della Chiesa: Papa Giovanni Paolo II, santa Faustyna Kowalska e don Jerzy”, la cui vita “va vista da due prospettive complementari, la prospettiva teologica e anche quella storica, in relazione alle circostanze del suo martirio inflitto in odium fidei”. Anna Kowalewska ha intervistato per SirEuropa uno dei relatori del convegno, il professore Jan Zaryn, studioso della storia recente della Polonia.
Al recente convegno promosso all’Università di Varsavia erano presenti molti giovani: quale interesse può suscitare, oggi, tra i ventenni la figura di don Popieluszko?
“L’aula magna dell’ateneo in effetti era piena all’inverosimile. C’erano degli universitari ma anche studenti delle medie superiori, arrivati in compagnia dei loro insegnanti da varie città, talune anche lontane dalla capitale. La partecipazione dei giovani, nonostante la conferenza si prefiggesse di presentare gli ultimi risultati delle ricerche scientifiche relative all’attività e alla morte di don Jerzy, ci ha riempiti di gioia. Molti sono venuti per conoscere meglio la storia di questo prete del quale finora avevano solo sentito il nome. La presenza così massiccia di studenti forse indica che il sacerdote-martire è una figura conosciuta anche dalle giovani generazioni”.
Quali sono i valori che attraggono questi giovani? Molti hanno un ricordo vivo delle “messe per la patria” celebrate da Popieluszko nella chiesa di San Stanislao a Varsavia dal 1982 alle quali partecipare era quasi un dovere cristiano e nazionale… Ma i giovani di oggi, nati in un Paese sovrano, provano anch’essi quell’amore per la Polonia?
“Parlando con i giovani ho l’impressione che molti rappresentino una forte e numerosa futura élite della nazione. Quelli che oggi hanno fra 15 e 23 anni sono attratti dalla storia, specie quella recente, proprio per la carica di patriottismo che contiene. La figura di don Jerzy, quindi, ai loro occhi è una figura da imitare non solo nella sua dimensione pastorale, ma in considerazione del significato dell’intera vita di quel sacerdote e grande patriota polacco. Oggi il valore del patriottismo è bersaglio di molti attacchi ma ciò, soprattutto nei giovani, fa crescere un forte contrasto. Affascinati dalla tragedia dei martiri polacchi trucidati dal regime comunista a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, i giovani di questa epoca vogliono riscoprire le loro storie e preservarle per futura memoria. Don Jerzy con tutta la sua vita e il suo martirio appartiene alla tradizione di sacerdoti polacchi pronti al martirio per la fede e anche per aver sostenuto coloro che rischiavano la propria vita per la nazione. Così erano i cappellani di Armia Krajowa (Esercito nazionale), coloro che svolsero la loro missione pastorale durante la rivolta di Varsavia nel 1944, e anche nei secoli precedenti. Popieluszko è il testimone dell’amore di un uomo, e di un sacerdote, per il proprio Paese. Tale testimonianza è molto importante ora, quando i giovani si accorgono della distruzione del sistema dei valori nello spazio pubblico contemporaneo e non vogliono per loro un mondo senza valori morali”.
Come si potrebbe definire l’essenza del patriottismo polacco?
“L’amore per la patria è un elemento molto importante del discorso pubblico attuale, provoca tensioni ed è soggetto di molte discussioni. Alcuni rappresentanti delle élite intellettuali polacche sono convinti che rimanere attaccati alla storia e al patrimonio nazionale in fondo sia una fissazione, e che bisogna finalmente ‘diventare europei’, liberandosi dal peso del passato. Tale messaggio è però in contrasto con un fortissimo attaccamento dei polacchi alla storia nazionale, i quali considerano il messaggio delle generazioni passate come contributo alla propria identità. Solo da poco però possiamo godere della piena sovranità e quindi discutere in libertà di questi temi”.
Questa discussione sul patriottismo potrebbe essere utile all’Europa?
“Sicuramente. Io penso che siamo riconoscibili e interessanti proprio per i nostri tratti caratteristici più che per i tratti che ci accomunano agli altri. E in Polonia questi tratti distintivi sono costituiti anche da figure come don Jerzy, che specificano un modello polacco di affrontare le responsabilità della vita. Popieluszko è un sacerdote pronto al martirio per la fede e per l’amore della Polonia. Il suo martirio negli anni ’80, e quindi in una prospettiva non molto lontana, dimostra invece che il male non appartiene solo ai tempi dei primi cristiani ma esiste tuttora in Europa”.