REPUBBLICA CECA

Poca Bibbia, poca preghiera

I risultati di un’inchiesta a campione sulla fede. Ampio apprezzamento per le opere di carità della Chiesa cattolica

Un’inchiesta nazionale sul rapporto degli abitanti della Repubblica Ceca con la fede e la religione, realizzato dalle agenzie Proximity e Ipsos, mostra che la situazione presenta luci e ombre. Secondo i risultati di un’indagine condotta su 1.020 intervistati in rappresentanza di un campione demografico generico, oltre il 52% della popolazione ha un’esperienza di preghiera, mentre il 76% non ha mai letto la Sacra scrittura. “Considero l’inchiesta sulla religione e la fede un contributo significativo per rivelare alcuni atteggiamenti ‘nascosti’ dei nostri connazionali”, spiega Petr Sec dall’agenzia Proximity Prague, commentando i risultati provenienti da un Paese spesso descritto come uno degli Stati più secolarizzati in Europa.

Solidarietà, giudizio positivo. I risultati dell’inchiesta, pubblicati sul sito della Conferenza episcopale ceca, toccano vari aspetti della vita religiosa, quali la conoscenza della Bibbia, la preghiera, l’atteggiamento verso la Chiesa cattolica, la partecipazione alla Messa e ai servizi liturgici, l’ateismo come “filosofia scientifica di vita”, i Dieci comandamenti, Papa Francesco, la questione della restituzione dei beni alla Chiesa. È emerso che oltre il 52% della popolazione prega usando parole proprie. La preghiera del “Padre nostro” è conosciuta da due quinti degli abitanti, e anche le persone che sostengono di non aderire ad alcun credo religioso ufficiale o di non appartiene ad alcuna Chiesa tendono talvolta a rivolgersi a Dio nella preghiera. La Chiesa cattolica detiene la posizione di Chiesa più numerosa nella Repubblica Ceca. Oltre il 60% degli intervistati ritiene che le sue attività abbiano un valore positivo per la società. Le aree d’interesse più apprezzate sono l’assistenza ad anziani e malati (78%), i servizi negli ospizi (77%), l’assistenza ospedaliera e il lavoro delle istituzioni che si occupano dei richiedenti asilo (72%), l’offerta di sostegno spirituale (70%).

Affetto per Papa Francesco. Per quanto riguarda i Dieci comandamenti, in generale si può dire che la maggior parte dei principi etici e morali sia ben conosciuta dagli intervistati. Ampia parte della società non ritiene però che l’educazione morale dovrebbe essere basata solo sulla fede in Dio e sui Comandamenti, ma più della metà della popolazione ritiene che il cristianesimo sia una “componente fondante della cultura europea”. Quasi tutti gli intervistati sentono un forte affetto per Papa Francesco, hanno una percezione positiva delle sue attività ufficiali e non ufficiali, apprezzano la sua umanità, l’umiltà e i suoi sforzi per modernizzare la Chiesa. Una particolare attenzione nell’inchiesta è stata dedicata alla restituzione del beni della Chiesa, attualmente in corso nella Repubblica Ceca. Gli intervistati non hanno mostrato di avere le idee chiare su questo processo, nonostante che il 55% del campione conti sul fatto che la Chiesa in futuro dipenda da un completo autofinanziamento.

“Ateizzazione forzata”. Le strutture ufficiali della Conferenza episcopale ceca prendono in considerazione i risultati dell’inchiesta di quest’anno. Tuttavia, la fonte principale d’orientamento in questa materia rimane il censimento del 2011, dal quale si evince che circa un terzo della popolazione afferma di non aderire ad alcun credo religioso, quasi la metà ha ignorato la domanda sulla propria fede e circa il 10% (1 milione di persone) si confessa cattolica, nonostante che ben 3,8 milioni di abitanti della Repubblica Ceca siano battezzati. “Il fatto che la maggior parte dei battezzati dichiari di non appartenere alla Chiesa cattolica ha radici nel XX secolo, il periodo che potremmo definire il ‘genocidio’ della Chiesa cattolica. Dopo la prima guerra mondiale, un quarto dei cechi si è convertito alla Chiesa hussita cecoslovacca. Dopo la seconda guerra mondiale, a causa della deportazione dei cittadini di nazionalità tedesca, ne abbiamo perduto un altro quarto, seguito da due ondate di emigrazione, nel 1948 e nel 1968. C’è stata una ateizzazione forzata che ha intimidito molti e li ha spinti a smettere di praticare la fede. Questi sono i fatti che dobbiamo prendere in considerazione”, ha affermato il cardinale Dominik Duka, presidente della Conferenza episcopale, a Sir Europa.

Problemi e compiti. Il card. Duka aggiunge che la situazione attuale “indica due questioni”: il numero dei cattolici praticanti è in aumento e la relazione tra i cattolici non praticanti battezzati e il cuore della Chiesa si è indebolita. Duka vede “due compiti principali” a questo proposito: “Il primo è associato a una riforma radicale della catechesi, perché di tutti i Paesi post-comunisti il nostro è quello con il tasso di presenza più basso nelle scuole. Il secondo compito molto importante riguarda la formazione delle nuove vocazioni e le questioni familiari. Soprattutto la politica familiare richiede un sostegno più convinto da parte di tutte le istituzioni”. Il 12 ottobre, fra l’altro, la Conferenza episcopale ha condotto un censimento anonimo fra i partecipanti alla Messa domenicale in tutte le chiese della Boemia, della Moravia e della Slesia. Un censimento interno di questo tipo viene effettuato ogni cinque anni e rappresenta “una fonte importante di informazioni per i vescovi, che possono meglio seguire lo sviluppo nelle loro diocesi e concentrare gli sforzi e le risorse per il futuro servizio pastorale e di evangelizzazione tra i fedeli”.