EDITORIALE

Il voto in Bosnia-Erzegovina, ” “gli interrogativi dei Balcani

Il 12 ottobre oltre tre milioni di elettori sono chiamati al voto per rinnovare i diversi livelli istituzionali

Sono alte le aspettative sui risultati delle elezioni politiche in Bosnia-Erzegovina che si svolgeranno domenica 12 ottobre. E l’attenzione è ai massimi livelli non solo all’interno del Paese balcanico ma in tutta l’area circostante dell’Europa sud-orientale. Sia gli esperti politici che la gente comune guardano a Sarajevo con la speranza di vedere sulla scena politica nazionale nuovi leader pronti a governare il Paese per i prossimi quattro anni in altro modo rispetto a quelli attuali e a tutti i precedenti dell’ultimo ventennio.
Circa 3,3 milioni di aventi diritto sono chiamati ai seggi questa volta per eleggere i tre presidenti della presidenza tripartita (in base all’appartenenza etnica dei tre gruppi maggioritari: un musulmano, un serbo, un croato), per scegliere i deputati al parlamento centrale e a quelli delle due entità in cui è stata divisa la Bosnia-Erzegovina dopo la guerra del ’95 (la Federazione a maggioranza croato-musulmana; la Repubblica serba di Bosnia ). Inoltre gli elettori dovranno indicare il presidente e i vicepresidenti delle due entità, mentre la federazione croato-musulmana è chiamata ad eleggere anche i consigli dei 10 cantoni che la compongono.
Le elezioni per eleggere i nuovi vertici del Paese, considerato tra i più inefficienti dalla fine della guerra nel 1995, ha fatto partire una campagna elettorale tra le più delicate negli ultimi vent’anni. L’attuale governo ha portato la Bosnia Erzegovina a una sorta di paralisi, a un blocco pressoché totale nell’adozione di decisioni importanti per la vita dei cittadini, relativamente alle riforme e per ciò che riguarda l’integrazione nella Nato e l’Ue.
Anche l’Accordo di stabilizzazione con l’Unione europea non ha prodotto finora effetti significativi a causa della mancanza di intese politiche interne (soprattutto per le reticenze dell’entità a maggioranza serba). La Bosnia-Erzegovina è, insieme al Kosovo (che però si trova in una situazione particolare) l’unico Paese sorto dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia che ancora non ha ottenuto lo status di candidato per una futura adesione all’Ue e non si è ancora mosso dalla fase iniziale di quel lungo e faticoso percorso. Ciò tiene il Paese in una prospettiva di incertezza rispetto al complesso percorso di avvicinamento alla stessa Ue e alla Nato.
I governi in carica negli ultimi anni non sono riusciti a frenare il continuo deteriorarsi della situazione economica segnata dalla disoccupazione, con il più alto tasso di persone escluse dal mondo del lavoro di tutta la regione balcanica (le stime segnalano il 44% di persone senza impiego). Nel frattempo molte aziende sono state privatizzate ma un alto tasso di corruzione negli affari ha impedito all’economia bosniaca di decollare in modo equilibrato e moderno.
La classe politica non ha proposto neppure quelle strategie necessarie per la risoluzione dei numerosi problemi che riguardano la vita quotidiana dei cittadini. Così quello del rimanere al potere il più a lungo possibile sembra sia stato fino ad ora l’unico interesse dei rappresentanti dei diversi gruppi etnici e di partito.
Proprio le rivalità etniche, incitate di continuo e con modalità più o meno sofisticate, diventano a loro volta un ostacolo alle riforme urgenti per lo sviluppo economico e sociale. I leader delle due entità che oggi costituiscono la Bosnia-Erzegovina hanno più volte dimostrato di non riuscire a trovare un punto di accordo sulle più importanti questioni dalle quali dipende il benessere dei cittadini, l’esistenza stessa del Paese e il suo futuro europeo. Il lento cammino verso la ricostruzione della società civile e della democrazia nel dopoguerra è sotto gli occhi di tutti. Nella Bosnia di oggi lo sguardo sembra più rivolto a rivangare il passato dovendo il Paese ancora risolvere le questioni rimaste aperte in seguito al conflitto interno del ’92-95 che ha causato oltre 100mila morti. Occorrerebbe invece concentrare le energie per ricostruire un futuro comune della nazione.
Queste elezioni, dunque, offrono ai cittadini e agli stessi politici l’occasione di guardare verso un orizzonte futuro migliore. Condizione imprescindibile però è una vera riconciliazione interna, presupposto necessario anche per fare passi avanti sulla scena europea e internazionale.
Ai rappresentanti politici si chiede di avviare un sincero dialogo, che ponga al centro dell’attenzione le attese della popolazione che attende risposte concrete in una prospettiva di pacificazione tra i diversi gruppi etnici e religiosi e di sviluppo per tutta la Bosnia-Erzegovina.