SLOVACCHIA

All’incrocio tra fede e società

In corso a Zilina l’annuale “Settimana della cultura cristiana”. Un pensiero credente nella realtà contemporanea

“La cultura cristiana rappresenta una piattaforma per entrare in contatto con l’eternità”, sostiene padre Zdeno Pupik, redattore capo della rivista diocesana di Zilina e uno dei promotori e coordinatori della Settimana della cultura cristiana, in corso nella città slovacca fino alla fine di questa settimana. Danka Jaceckova, per Sir Europa, lo ha intervistato sullo stato dell’arte e le sfide attuali riguardanti la cultura cristiana nella società contemporanea.

Dove possiamo cercare le radici della Settimana della cultura cristiana in Slovacchia?
“Ho tratto ispirazione dall’Italia e dalla Polonia – entrambi Paesi in cui la Chiesa pone una grande enfasi sulla cultura. Ritengo che l’attenzione nei confronti di questo campo sia una questione cruciale per le attività della Chiesa. Non viviamo nel vuoto, ma nel quadro di una cultura concreta in un periodo storico concreto. L’attività della Chiesa non dovrebbe consistere solo nella trasmissione della dottrina, ma soprattutto nell’inculturazione, che significa una graduale penetrazione del Vangelo nella vita quotidiana degli individui, delle famiglie, delle comunità e dell’intera società. Qui in Slovacchia impariamo a scoprire la piattaforma della cultura nel processo della nuova evangelizzazione. Ecco perché abbiamo deciso di organizzare tutti gli anni la Settimana della cultura cristiana a Zilina, che include dibattiti, conferenze, lezioni, mostre, concerti, presentazioni di libri – per offrire un’opportunità alla nostra società pluralistica di essere coinvolta anche in momenti diversi dagli eventi liturgici, che siano in grado di attirare l’attenzione e l’interesse delle persone all’interno della Chiesa ma anche al di fuori. Il tema principale dell’edizione di quest’anno è il rinnovamento dell’alleanza. Proprio come Giosuè ha rinnovato l’alleanza di Israele con Dio, vogliamo dare il nostro contributo per superare i nostri limiti, offrendo un patrimonio per entrare in contatto con l’eternità”.

Cos’è in effetti la cultura cristiana dal suo punto di vista? Una sorta di riflessione personale?
“Quando parliamo di cultura, io la vedo in una dimensione molto più ampia di quella meramente artistica. La cultura cristiana abbraccia praticamente tutta la vita cristiana. Il cristianesimo contiene gli elementi della razionalità, così come gli elementi che trascendono questa dimensione. La cultura cristiana non soltanto offre una visione coerente a questo riguardo, ma ci aiuta a incontrare il nostro creatore e santificatore. Aiuta l’uomo a scoprire il Dio vivente e Cristo. Tutto ciò è necessario per la vita umana. Forse è per questo che san Giovanni Paolo II ha detto che la cultura è tutto ciò che aiuta l’uomo a diventare se stesso. La cultura cristiana si ispira alla Bibbia e alla vita dei santi, la vita delle persone che vivono nello Spirito santo. Dovrebbe perfezionare l’intelligenza, sviluppare la libertà degli individui e delle nazioni. Dovrebbe coinvolgerci nella nostra interezza: il nostro cervello, il cuore, ma anche il nostro corpo”.

Cosa pensa della cultura come luogo di “riconciliazione” tra mondo cristiano e mondo laico? Quali sono le principali sfide in questo senso?
“Sono convinto che ci sia un’interconnessione fra tre fenomeni che si influenzano reciprocamente: la fede, la cultura e l’educazione. Molti argomenti e opportunità per un dialogo con la società secolarizzata sono stati illustrati anche dal Santo Padre Francesco nella sua esortazione ‘Evangelii gaudium’: educazione, bene comune, giustizia sociale, ma anche questioni bioetiche, la famiglia e una vita dignitosa per gli anziani. Non voglio sembrare ovvio, ma c’è un compito difficile che spetta all’Europa: riscoprire la sua identità”.

Cioè?
“Dovremmo guardare al passato, ma soprattutto dovremmo avere il coraggio di disegnare la visione dello sviluppo futuro dell’Europa. Poiché attualmente è bloccata al punto in cui si trova. I sociologi sostengono che viviamo un periodo di ‘silenzio’, che dovrebbe essere seguito da un programma concreto, o almeno da una qualche direzione delineata. Se l’identità europea consiste soltanto nelle esperienze accumulate degli individui, delle comunità e delle nazioni senza alcuna coerenza, non c’è nulla che ci unisce davvero e la civiltà europea è sulla strada della decadenza. Il potenziale è nascosto negli individui e nelle istituzioni, nella libertà, nella creatività, nella comunicazione e nella collaborazione. La cultura crea un’ossatura che determina la vita degli individui, delle famiglie, delle comunità e dell’intera società. Il cristianesimo ha la capacità di stimolare la fede, la speranza e l’amore, valori che sono intrinseci a ogni persona e ci umanizzano”.