CHIESE IN BREVE
Spagna/1: Manos unidas difende le donne “devadasi”
Un’attenzione alle donne “devadasi”, costrette in India alla prostituzione in nome della tradizione. La chiede Manos Unidas, la ong della Chiesa cattolica spagnola, nell’ambito della campagna “Un mondo nuovo, progetto comune”, che sta portando avanti durante l’anno. In sette distretti dello Stato indiano del Karnataka, dove è normale per le donne chiamate devadasi essere considerate oggetti sessuali, schiave della dea Yallamma, Manos Unidas promuove progetti a favore delle ragazze condannate dall’infanzia a una vita terribile. Infatti, nello Stato indiano di Karnataka sopravvive un’antica tradizione, in base alla quale alcune donne e bambine della casta più bassa siano date alle dee Hulgamma o Yallamma per aiutare il sacerdote nelle offerte alle dee. Una volta raggiunta la pubertà, le ragazze diventano di proprietà pubblica e sono costrette a soddisfare sessualmente il capo del popolo o anche altri uomini. Il governo di Karnataka ha abolito questa pratica, ma non ha offerto programmi di riabilitazione e reinserimento delle vittime. Molte di loro, ripudiate dalle stesse famiglie, finiscono per la strada o nei bordelli di Mumbai, Bangalore e Chennai, vittime del traffico sessuale. Il progetto sostenuto da Manos Unidas si sta sviluppando nella città di Sindargi, che dista 60 chilometri da Bijapur, il capoluogo del distretto omonimo. Lì i gesuiti, partner locali di Manos Unidas, dal 2005 lavorano per ridare una vita dignitosa alle donne devadasi e ai loro figli. Le donne ricevono assistenza e formazione scolastica. I beneficiari diretti del progetto sono 450 donne e i loro figli.
Spagna/2: Forum dei laici, tutelare i diritti del nascituro
La Commissione permanente del Forum dei laici della Spagna ha espresso il suo disappunto all’annuncio del premier Mariano Rajoy del ritiro della riforma di legge sull’aborto. In una nota il Forum sottolinea che “come cristiani e seguendo gli insegnamenti dei Papi recenti, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, abbiamo il dovere di intervenire nella vita pubblica, quando le circostanze lo richiedono”. Per questo, il Forum sente “il dovere di alzare la voce per il ritiro della prima bozza del progetto di legge di protezione del concepito e dei diritti delle donne in gravidanza, annunciato dal presidente del governo, Mariano Rajoy”. “Difendiamo la vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale, seguendo la dottrina della Chiesa cattolica. Pertanto, non possiamo sostenere legislazioni che vanno contro questi diritti – chiarisce la nota -. Esprimiamo il nostro dolore e la profonda delusione per l’incoerenza che manifesta questa rinuncia a un punto fondamentale del programma elettorale del partito che oggi governa. Chiediamo al Consiglio dei ministri che rifletta su questo tema da una prospettiva costituzionale e di principi e non meramente di calcolo elettorale, perché i diritti in gioco sono sanciti nella Costituzione”.
Lussemburgo: Consiglio diocesano, “proteggere la vita”
“L’approccio del disegno di legge del governo è agli occhi del Cdc un enorme rischio per il principio della protezione incondizionata della vita”: questo il punto centrale di critica che il Consiglio diocesano dei cattolici (Cdc) del Lussemburgo muove in una lunga “Lettera aperta sul progetto di legge 6683” pubblicata il 26 settembre. Si tratta di una proposta avanzata dall’attuale governo di maggioranza nel Lussemburgo per modificare la legislazione sull’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) e che intende depenalizzare l’aborto, sollevare la madre dall’obbligo della seconda consulenza di carattere psico-sociale oggi prevista dalla legge, così pure dare autonomia alle minorenni di percorrere la strada dell’interruzione di gravidanza anche a insaputa dei genitori, purché accompagnate da persona maggiorenne di fiducia. La legge, che non usa mai il termine “aborto”, né “feto” o “embrione”, ma si riferisce solo alla “gravidanza”, pone il limite per l’Ivg alla 12ma settimana di gestazione, salvo minaccia grave per la salute della gestante o del nascituro. “Il Consiglio diocesano chiede che la riforma non s’interessi solo di questioni di tecnica medica, ma apra innanzitutto il dibattito etico di fondo sull’inizio vita e prenda in conto l’integralità del problema, la prevenzione fino all’accompagnamento delle donne, considerando le responsabilità degli uomini e soprattutto considerando i diritti legati alla vita in gestazione”.