POLONIA
La situazione sociale e le trasformazioni in corso interpretate da mons. Gadecki, presidente della Conferenza episcopale
Nonostante la crisi economica che ancora attraversa l’Europa, il Prodotto interno lordo in Polonia rimane positivo, e nel 2014 potrebbe assestarsi attorno al 3%. In controtendenza rispetto al vecchio continente, il Paese non è entrato in recessione negli ultimi anni; l’apertura del mercato e alcune riforme hanno vivacizzato l’apparato produttivo, sostenuto anche dal buon utilizzo dei fondi comunitari. I problemi ovviamente non mancano: nonostante l’attività produttiva mostri una certa vivacità, i livelli di disoccupazione rimangono piuttosto elevati (oltre il 10%), con forti squilibri regionali. Il reddito pro capite è ancora abbastanza modesto e ben al di sotto della media Ue, eppure si registra, soprattutto nelle città più grandi, un progressivo miglioramento del tenore di vita. È però opinione diffusa che insieme alla crescita economica in Polonia aumenti il divario tra ricchi e poveri. Sulla situazione sociale del Paese, Anna Kowalewska per Sir Europa ha interpellato monsignor Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznan e presidente della Conferenza episcopale polacca.
La Chiesa polacca come si pone nei confronti dei problemi sociali ed economici?
“Le percentuali, il Pil e altri calcoli di economisti, sociologi e demografi non vanno assolutizzati. La ‘strategia economica’ della Chiesa è assai diversa. Da un punto di vista economico rischiare il 99% del capitale per salvare l’1% non è ragionevole, ma Gesù con la parabola della pecorella smarrita ci indica che quell’1% non va ascritto come perdita. Alla Chiesa non basta la soddisfazione per la crescita degli indici economici. La nostra missione consiste nel chinarci su ogni persona, sostenendo chi si trova nel bisogno. Sono passati quasi 70 anni da quando alla fine della Seconda guerra mondiale l’Europa occidentale ha iniziato la sua ricostruzione post bellica. Noi abbiamo appena festeggiato il venticinquesimo anno del primo governo non comunista. Le distruzioni causate in Polonia dalla guerra sono state incomparabilmente più gravi che in tanti altri Paesi europei. Nel periodo post bellico, poi, il regime comunista impediva ogni iniziativa imprenditoriale privata. Per questo l’attuale rapidità di cambiamenti e la loro portata sono sentiti in Polonia come molto più incisivi. Molte persone però non riescono a tener il passo delle trasformazioni e si sentono perse. E proprio di loro la Chiesa non si può dimenticare”.
Oggi in Polonia chi sono i più poveri?
“La mappa della povertà in Polonia è differenziata territorialmente e socialmente. La miseria colpisce soprattutto gli abitanti dell’est della Polonia e della parte nord-occidentale del Paese. Sono le regioni dove manca l’industria e dove ancora molti sono i residui del sistema comunista. Le maggiori difficoltà economiche si verificano nelle famiglie numerose, prive di un’adeguata assistenza sociale. Il 23% della popolazione rurale è a rischio povertà, mentre nelle città il tasso di tale rischio scende all’11%. È sulla soglia dell’indigenza il 40% delle famiglie con tre o più figli, e il 25% di famiglie monogenitoriali. Risentono la povertà in Polonia soprattutto quei bambini che non vedono soddisfatti i loro bisogni più elementari come un’adeguata nutrizione, l’educazione, lo svago”.
In questa situazione come è impostato il lavoro della Caritas?
“La Caritas cerca di fornire delle risposte concrete alle necessità reali delle persone e la sua opera coincide con la mappa della povertà e dell’esclusione. Cerchiamo di far sì che il nostro operato sia ispirato al messaggio evangelico indicato da Gesù nella parabola del buon samaritano. Ad esempio grazie alla Caritas, ogni anno offriamo vacanze estive a 30mila bambini, a altri 40mila forniamo i corredi scolastici, e ai giovani 3.500 borse di studio annuali. Durante l’anno i bambini sono poi ospitati in oltre cento centri doposcuola dove ricevono gratuitamente anche un pasto caldo. 100mila volontari di oltre 40 centri della Caritas diocesana su tutto il territorio nazionale aiutano quotidianamente bisognosi, disoccupati, senzatetto, malati e anziani. Comunque il primo passo per aiutare i poveri e al contempo superare le diseguaglianze sociali è guardare l’essere umano nella sua condizione e fare verso di lui un passo. Per far sì che l’intera società diventi una vera comunità”.
Concorda con quegli economisti secondo i quali il problema più grave della Polonia sarebbe la crescita demografica negativa?
“La missione della Chiesa è proclamare il Vangelo, e tra le verità rivelateci da Dio ci sono quelle che riguardano la dignità del matrimonio, della famiglia e della vita umana che è sempre un dono di Dio e non il frutto di qualche tecnologia, anche la più avanzata. Il basso tasso di natalità è il risultato di una divisione della procreazione (procreazione e non ‘riproduzione’) dalla sessualità. In quel modo è stata messa in discussione l’idea stessa del matrimonio e della famiglia. Per molti il figlio costituisce un lusso e così decidono di ‘procurarselo’ quando vogliono rendere la propria vita più piacevole, indipendentemente dal matrimonio. Un segnale positivo è costituito dal numero crescente di famiglie benestanti che decidono di accettare il dono di una numerosa progenie”.