SVEZIA
Antje Jackelén è la prima donna primate luterana. La fede oggi, l’ecumenismo, la stima per Papa Francesco
Si è insediata come arcivescovo di Uppsala e primate della Chiesa di Svezia domenica 15 giugno, salutata da un lungo applauso nella cattedrale gremita. Antje Jackelén, nata in Germania nel 1955, ordinata nella comunità luterana nel 1980, è la 70ma nel registro degli arcivescovi, prima donna ad assumere questo ruolo in Svezia. Eletta nello scorso ottobre, è sposata, madre e nonna. Il suo motto episcopale è “Dio è più grande”. Convinta ecumenista e protagonista nel dialogo interreligioso in Svezia, è membro del Consiglio della Federazione luterana mondiale (Lwf). Sarah Numico l’ha intervistata per Sir Europa.
Quali cambiamenti sono legati al fatto che le donne stanno acquisendo ruoli di guida anche nelle chiese?
“Sono stata ricoperta da reazioni positive per la mia elezione ad arcivescovo: donne e uomini l’hanno considerata incoraggiante. L’uguaglianza di genere è benefica in tutti gli ambiti. L’interazione tra uomini e donne e la loro complementarietà sono portatori di elementi importanti. Le donne nei ruoli di guida, poi, riportano la prospettiva di coloro che non sono ammessi in posizioni di potere e di tutte quelle esperienze specificamente legate al femminile, come i bambini”.
Cosa significa predicare il Vangelo in Svezia oggi?
“La Svezia ha introdotto la libertà di religione nel 1951, vivendola però come una libertà dalle religioni, cosa che ancora permea la società svedese, molto incline all’essere neutrale, come se ciò fosse una virtù. C’è però un crescente interesse nella religione. I pastori si accorgono che anni fa, incontrando i genitori per il battesimo dei figli, le domande sollevate erano: dove ci sediamo, possiamo fare foto? Ma ora le domande sono: che cosa significa questa preghiera? Siamo in una situazione in cui la conoscenza della tradizione cristiana è molto esile. Ci sono pochissime famiglie in cui i genitori sanno insegnare ai bambini a pregare o la narrativa biblica. La sfida è quindi di trovare nuove strade per condividere la fede e la conoscenza riguardo alla fede”.
Quali sono le sue priorità, come arcivescovo?
“La mia prima preoccupazione è la vita di culto: essere una comunità che irradia gioia nelle celebrazioni. Se si smette di celebrare, si smette di essere Chiesa. La seconda è rafforzare il lavoro diaconale, affinché preghiera e servizio siano una cosa sola. E poi: formazione cristiana per tutte le età, per condividere fede e vita. Essere una Chiesa in dialogo è la quarta priorità: dialogo ecumenico, ma anche interreligioso, molto importante oggi, con la società, la politica, la scienza, la cultura in senso ampio”.
Che contributo può dare la sua Chiesa al cammino ecumenico?
“Siamo efficaci come Chiesa che ospita incontri ecumenici, a partire da Nathan Söderblom, diventato arcivescovo della Chiesa di Svezia cento anni fa. Organizzò la Conferenza cristiana ‘Vita e lavoro’ a Stoccolma nel 1925, che fu molto importante per gli sviluppi successivi. In primavera abbiamo celebrato il 25° anniversario della visita di Giovanni Paolo II nei Paesi nordici, che ha avuto un grande afflato ecumenico. L’abbiamo ricordata con un vespro ecumenico nella cattedrale di Lund, con 15 vescovi cattolici e luterani e un dialogo con il card. Kurt Koch sul ruolo della religione nella società. Va detto che la Riforma in Svezia è arrivata un po’ ‘dall’alto’, con un passaggio imposto dal cattolicesimo al luteranesimo; ci sono ancora nella nostra tradizione molte somiglianze con la Chiesa cattolica e noi ci sentiamo Chiesa-ponte”.
Quale significato avrà la celebrazione del 500° anniversario della Riforma nel 2017 per il cristianesimo?
“Il tema scelto dalla Lwf è ‘Liberati dalla grazia di Dio’, con i sottotitoli: ‘La salvezza non è in vendita; l’essere umano non è in vendita; il creato non è in vendita’. Questi temi si legano bene alla tradizione della Riforma, ma sono anche molto attuali. L’anniversario celebrerà una Riforma che è ancora in corso e sarà ecumenico. Spero porterà un passo avanti per tutta la cristianità”.
Com’è l’Europa, vista dalla Svezia?
“Stiamo assistendo a crescenti polarizzazioni nelle nostre società, non solo a livello economico. Ora ricadono anche sulla formazione, la salute, la politica e persino la teologia (con divergenze sempre più marcate tra i ‘conservatori’ e i ‘liberali’). Questa tendenza è una sfida per la democrazia. Pensavamo che persone con un livello sufficiente di salute, formazione, ricchezza sarebbero automaticamente diventate democratiche, tolleranti, cooperative. Ma la democrazia ha bisogno di essere mantenuta, costantemente nutrita di valori”.
La Chiesa cattolica sta preparando un Sinodo sulla famiglia: avete delle attese?
“Sarebbe bello che il Sinodo prendesse in considerazione la realtà delle diverse costellazioni familiari che esistono nel nostro tempo. Spererei anche arrivassero alcune parole in favore del ruolo della famiglia nella Chiesa e nella società. In Svezia, per esempio, tutto il sistema giuridico ruota attorno allo Stato e all’individuo. Qual è allora il ruolo della famiglia nella società? L’individuo deve essere visto anche in quanto parte di una famiglia”.
Incontrerà Papa Francesco?
“Spero! È nella tradizione che il nuovo arcivescovo compia alcune visite, tra cui quella al Papa”.
Che cosa gli dirà?
“Vorrei stare ad ascoltarlo per imparare qualcosa dalla sua esperienza di guida di una Chiesa”.