PARLAMENTO UE

A Strasburgo l’aria è cambiata

Prima sessione plenaria dell’Euroassemblea. Schulz: spero nella visita di Papa Francesco

C’è il deputato spagnolo che vaga per i corridoi cercando l’ascensore giusto che lo porterà al piano dove si trova l’ufficio che gli è appena stato assegnato. Non lontano la deputata ungherese chiede lumi sul servizio di interpretariato. Il rappresentante scozzese gira con il kilt, quello francese intrattiene alcuni assistenti e giornalisti spiegando le particolarità dei formaggi del suo Paese. La prima sessione plenaria della legislatura 2014-2019 riporta a Strasburgo 751 parlamentari eletti a suffragio universale, con un seguito di funzionari, traduttori, assistenti e segretari, comunicatori di testate tv, on line e su carta stampata. Gli uffici si organizzano: scatoloni, foto di famiglia sulle scrivanie, qualche camicia o gonna “di scorta”. La seduta si inaugura, dopo l’alzabandiera blu con le 12 stelle, tra le note dell'”Inno alla gioia”, emblema musicale dell’integrazione europea: ma a quel punto un minuscolo drappello di deputati “no Europa” si volta di spalle… Bandiere nazionali, regionali e subregionali sono fugacemente esposte ai piani alti della “grande torre”, la sede ufficiale dell’Assemblea Ue nella città alsaziana.

Elezioni, bilanci, programmi. I lavori della sessione inaugurale si svolgono dall’1 al 3 luglio: in agenda l’elezione del presidente, dei 14 vice presidenti e dei 5 questori; poi una discussione sugli esiti del Consiglio europeo del 26-27 giugno, con il presidente Herman Van Rompuy; quindi il bilancio della presidenza di turno greca con il premier Antonis Samaras e il confronto sul programma di quella italiana, per il secondo semestre 2014, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e quello (uscente) della Commissione, José Manuel Barroso. Dal 7 luglio, a Bruxelles, diventeranno operative le 20 commissioni nelle quali si articola il lavoro degli eurodeputati. Il 14-17 luglio si torna a Strasburgo per la seconda plenaria che dovrebbe votare il futuro presidente della Commissione: il candidato designato è il lussemburghese Jean-Claude Juncker.

Il “cuore della democrazia”. “Spero di essere degno della vostra fiducia”. Martin Schulz viene confermato alla carica di presidente del Parlamento europeo al primo scrutinio il 1° luglio. Su 751 eurodeputati i votanti sono 723; 111 le schede bianche o nulle. Su 612 voti validi la maggioranza è di 307; Schulz riceve 409 preferenze (pari alla somma di Popolari e Socialdemocratici, ma lontano dalla possibile maggioranza con i Liberaldemocratici che gli avrebbe assicurato circa 480 voti). È la prima volta nella storia dell’Assemblea che un presidente viene rieletto. “Vi ringrazio per la fiducia”, ribadisce Schulz in un breve discorso. “Il nostro Parlamento è il cuore della democrazia europea”. Il presidente ricorda che sarà l’Assemblea a votare il nuovo capo della Commissione e osserva: “È un passo fondamentale, è in atto un processo nuovo che porterà un profondo cambiamento nell’Ue”. “Siamo di fronte a enormi sfide”, aggiunge subito dopo: “La disoccupazione giovanile, le sperequazioni tra classi sociali, tra i Paesi, tra gli uomini e le donne”. Ricorda la situazione Ucraina, quella siriana, l’Iraq e il Medio oriente. Quindi parla di alcune necessarie decisioni “per i cittadini e le imprese” in relazione a economia, unione bancaria, energia. Tocca i temi della dignità umana, della giustizia e della pace: “Dobbiamo mostrare ai cittadini che siamo qui per loro”. All’uscita dall’emiciclo è preso d’assalto dai giornalisti: “Sarei molto lieto – dice – se il Papa accettasse di visitare il Parlamento europeo”.

L’aria è cambiata. Attorno all’emiciclo si respira però un’aria differente. La pattuglia degli eurocritici o degli antieuro è cresciuta a un terzo del totale, pur essendo assolutamente divisi tra loro. Il Parlamento sta acquisendo maggiori poteri e visibilità all’interno dell’architettura comunitaria e i deputati lo sanno bene. I dibattiti si fanno più accesi, il confronto sul futuro dell’Unione è un elemento che ricorre in tutti i discorsi. Ma anche il “volto” dell’Assemblea sta cambiando. Ad esempio passa dal 35 al 37% la presenza di donne fra gli eurodeputati eletti il 22-25 maggio. È la percentuale femminile più elevata nella storia dell’Assemblea comunitaria: alla prima votazione a suffragio popolare, nel 1979, le donne rappresentavano solo il 16%. Si evidenzia anche una maggiore frammentazione: ufficialmente i gruppi politici costituiti sono ancora 7, come nella scorsa legislatura, ma il numero di partiti e movimenti nazionali ora rappresentati sale da 165 a 186. Il gruppo Ppe (popolari) rimane, pur ridimensionato, il più numeroso, con 221 seggi; S&D (socialisti e democratici) 191 seggi, Ecr (conservatori) diventano il terzo gruppo, con 70 deputati, Adle (liberaldemocratici) 67 seggi, Gue/Ngl (sinistra unitaria) 52, Verdi/Ale (verdi) 50, Efdd (gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta, euroscettico) 48. I non iscritti – fra cui i nazionalisti francesi di Marine Le Pen – sono 52. Il deputato più giovane è il danese Anders Primdhal Vistisen, di 26 anni; il più vecchio è il greco Emmanouil Glezos, 91 anni.