ECONOMIA
Da vari ambienti cattolici europei si alzano forti perplessità rispetto al Partenariato transatlantico per il commercio. La parola a Wienen (Kab)
L’opposizione europea all’accordo conosciuto come Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip) sta maturando a poco a poco e si muove attraverso un’azione congiunta di movimenti laici e associazioni confessionali dei lavoratori. Una delle più attive, con il coinvolgimento di ampi settori della Chiesa germanica, è attualmente la Katholische Arbeitnehmer-Bewegung Deutschlands (Kab, Movimento dei lavoratori cattolici tedeschi). Massimo Lavena per Sir Europa ha chiesto a Wilfried Wienen, coordinatore dell’Ufficio europeo di Kab, di spiegare quale sia la reale posta in gioco e ciò che, a suo avviso, avverrebbe con l’entrata in vigore del Ttip.
In tanti ambienti europei c’è una forte opposizione al trattato Ttip. Quali i punti più controversi e criticabili?
“Come movimento dei lavoratori cattolici tedeschi, riteniamo che il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti metta a repentaglio gli standard lavorativi, sociali, produttivi e ambientali. Ad esempio, gli Usa hanno ratificato solo due delle otto norme fondamentali relative al lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Negli Stati uniti la ratifica delle restanti sei norme fondamentali sul lavoro non è praticabile dal punto di vista politico e apparentemente all’Ue sta bene così. Esiste perciò il rischio che la libertà di associazione e il sistema dei contratti collettivi, il principio della parità di salario per donne e uomini, nonché la lotta alla discriminazione sul posto di lavoro siano messe a repentaglio. Inoltre, il Ttip prevede che le aziende ricevano una tutela sugli investimenti e che vengano loro attribuite, attraverso collegi arbitrali privati, maggiori possibilità di promuovere azioni giuridiche. Se nel futuro gli Stati approveranno leggi, come ad esempio misure di tutela dell’ambiente, che possono limitare le prospettive di profitto di aziende estere, queste ultime potrebbero promuovere azioni giuridiche nei confronti degli Stati e richiedere loro risarcimenti elevati. Le conseguenze ricadrebbero sui cittadini”.
Altre obiezioni?
“La Commissione europea e anche il governo tedesco ritengono che il Ttip sia motivato dalla necessità di ottenere la crescita economica e di creare nuovi posti di lavoro. Ma gli effetti previsti sono piuttosto limitati e sono spalmati in un lungo periodo di 10-15 anni, per cui si avrebbe una crescita aggiuntiva dello 0,5% per i prossimi 10 anni. Secondo noi, per ottenere una crescita così ridotta non occorre alcun trattato Ttip. Secondariamente, volere una crescita economica generica, senza che venga stabilito cosa debba crescere, è irresponsabile”.
Il Ttip, per la sua portata potenziale, non riguarderà solo i contraenti, ovvero Ue e Usa. Non è vero?
“Si sta negoziando sull’abolizione completa delle barriere commerciali, che riguardano indirettamente il 50% del Pil globale e circa il 12% della popolazione globale. Così il Ttip avrà conseguenze per molte regioni che non sono coinvolte al tavolo delle trattative. Poiché il Ttip condizionerà i flussi commerciali di tutto il mondo, si prevedono effetti anche nelle performance economiche ad esempio di alcuni Stati africani. Sebbene il Ttip venga negoziato segretamente, appare sempre più chiaro che non si tratti di un trattato convenzionale per il libero mercato. Gli Stati coinvolti saranno costretti, in futuro, a portare avanti una politica economica radicale di mercato. A ciò si aggiunga l’ulteriore deregolamentazione e flessibilizzazione del mercato del lavoro e della politica sociale, nonché la privatizzazione dei servizi di interesse generale comunali. Va detto chiaramente: nelle sue norme fondamentali, il Ttip corrisponde a un contratto societario, su cui stanno negoziando funzionari dell’Ue con l’appoggio della lobby economica. Questo è inaccettabile, si sta calpestando la democrazia. Per farla breve: non ci serve un Ttip bensì una politica commerciale equa e corretta. Il commercio deve diventare il motore per la giustizia e l’ecologia, con standard sociali ed ecologici elevati”.
La parola della Chiesa in difesa del lavoro e della protezione dei lavoratori in che maniera può aiutare il processo di revisione delle proposte del Ttip?
“Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e in molte altre occasioni, Papa Francesco si è pronunciato in modo netto sulle questioni economiche. In Germania, in molte organizzazioni vicine alla Chiesa si discute sulle questioni del libero commercio e del Ttip. Il Comitato centrale dei cattolici tedeschi sta elaborando una dichiarazione. La Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) ha annunciato per quest’anno una presa di posizione, dopo aver effettuato un’audizione nel novembre scorso, in cui i vescovi europei sono giunti alla conclusione che il Ttip superi l’esclusivo ambito commerciale. Essi ritengono che venga messa in discussione l’identità europea. In vista dei prossimi decenni è indispensabile, secondo i vescovi, che l’Unione europea concordi una strategia commerciale ed economica sostenibile”.