POLONIA
La città, a lungo appartenuta alla Germania, sarà Capitale europea della cultura nel 2016. La lunga tradizione del dialogo interreligioso
La città polacca di Wroclaw (Breslavia) nel 2016 sarà – insieme con la spagnola San Sebastián – la “Capitale europea della cultura”. Wroclaw con i suoi 650mila abitanti, capitale storica della regione della Slesia, la quarta città del Paese per popolazione e capoluogo del voivodato della Bassa Slesia, si presenta all’importante appuntamento come “città di dialogo e d’incontro”. Il prossimo “Week-end pieno di cultura” (19-21 giugno) farà da prologo alle manifestazioni del 2016 con l’iniziativa “I ponti” volta a coinvolgere gli abitanti a partecipare a performance e atelier d’arte e al concerto con la partecipazione del tenore Andrea Bocelli. Al sindaco Rafal Dutkiewicz (55 anni, dottorato in logica e filosofia) Anna Kowalewska ha posto per Sir Europa alcune domande riguardanti il carattere multiculturale e multietnico della città che ininterrottamente dal 1741 fino al termine della seconda guerra mondiale nel 1945 fece parte della Germania.
La pratica del dialogo e dell’incontro è una caratteristica particolare di Wroclaw?
“Storicamente, a causa di numerosi spostamenti delle frontiere nazionali, la città è da sempre un luogo delle migrazioni dei popoli, di incontro tra culture diverse. Dopo il 1945 tutti i tedeschi hanno lasciato Wroclaw mentre sono arrivati dei nuovi abitanti provenienti da diverse regioni della Polonia, dalla capitale Varsavia e dai territori che prima della guerra erano territorio polacco mentre oggi fanno parte dell’Ucraina occidentale. La mescolanza delle genti era allo stesso tempo un invito ad aprirsi e un incoraggiamento al dialogo. Io sono convinto che Wroclaw è realmente una città del dialogo nonostante anche da noi, come dappertutto, si manifestino a volte degli atteggiamenti di tipo xenofobo”.
Wroclaw ha una lunga tradizione di dialogo religioso. Negli anni ’80 lei ha organizzato qui le prime Settimane di cultura cristiana. Quanto sono importanti per la città questi scambi?
“Oggi abbiamo tutto un quartiere dedicato al dialogo e al rispetto fra fedi e religioni diverse. Il cardinale Henryk Gulbinowicz, per lunghi anni arcivescovo di Wroclaw, ha promosso l’idea di individuare nel quartiere dove sorgono molto vicine chiese cattoliche di rito latino e bizantino, quella ortodossa e la sinagoga, un quadrilatero di ‘reciproco rispetto fra le fedi’. In un’altra parte della città, poi, si trova una piccola moschea che a sua volta confina con un’abbazia francescana. E anche le loro relazioni sono ottime. In occasione degli avvenimenti importanti, alle liturgie celebrate nello spazio pubblico prendono parte non solo dei rappresentanti del cristianesimo ma anche di altre religioni. Un’altra prova di quell’atteggiamento di dialogo è il monumento costruito nella città con le lapidi provenienti da settanta diversi cimiteri – cattolici, protestanti ed ebraici – che sono stati distrutti dalle autorità comuniste dopo la guerra. Il monumento reca delle scritte soprattutto in lingua tedesca ma anche in yiddish e in lingua ceca oltre che in polacco”.
Presentando Wroclaw come Capitale europea della cultura 2016 lei ha pronosticato che la maggioranza dei visitatori saranno tedeschi. La sua città prima della guerra era tedesca, e nel 1945, alla fine dei combattimenti, era distrutta per oltre il 70%. Come sono oggi le relazioni tra tedeschi e polacchi?
“Il processo di riconciliazione iniziò nel 1965 durante il Concilio Vaticano II. Nel 1966 i vescovi polacchi su iniziativa del cardinale Boleslaw Kominek, l’allora arcivescovo di Wroclaw, inviarono all’episcopato tedesco una lettera contenente parole storiche: ‘Perdoniamo e chiediamo perdono’. Adesso i tedeschi sono molto ben accolti a Wroclaw e devo dire che da parte loro non ho mai percepito alcun rancore”.
Si dice che la maggior parte delle persone che sono venute ad abitare a Wroclaw dopo il 1945 provenivano dall’odierna Ucraina e più precisamente da Leopoli e dintorni. Oggi queste radici ucraine sono ancora sentite?
“Secondo le statistiche il 7% di abitanti di Wroclaw proviene realmente da quei territori. Bisogna sottolineare l’importanza di Leopoli per la cultura e per la storia polacca. L’esplosione intellettuale che avvenne a Leopoli nei primi anni del Novecento fu davvero un fatto straordinario. All’epoca i francesi imparavano il polacco per poter leggere alcuni lavori dei nostri scienziati. Ma quando io oggi vado a Leopoli e parlo dell’importanza di quella città per la storia della cultura polacca dico anche che è la più bella città dell’Ucraina. Il conflitto scatenato da Putin ha fatto sì che oggi in Polonia il sostegno alla democratizzazione dell’Ucraina sia molto forte. Come membro dell’Ue, la Polonia da oltre 10 anni vive ormai in una famiglia di molti Paesi e vorremmo invitare anche l’Ucraina a far parte di questa famiglia”.