FINLANDIA

Futuro incerto dopo il voto

Le elezioni hanno bocciato il governo e promosso i partiti moderati. Ma il Paese è diviso, cresce l’avversione a stranieri e Ue. La parola a un esperto

Si è dato un mese di tempo il futuro premier finlandese Juha Sipilä, leader di Keskusta, per definire il programma di lavoro e la composizione del nuovo governo. Le urne, lo scorso 19 aprile, hanno ribaltato il panorama politico. Il Partito di centro (Keskusta) ha vinto le elezioni (21,2% delle preferenze, 5,3% in più rispetto al 2011) e avrà 49 seggi in parlamento su 200. Il Partito di coalizione nazionale dell’ex premier Stubb ha perso il 2,2% dei votanti, accordandosi il 18,2% delle preferenze. Diviso tra l’ala più progressista e quella più conservatrice, passerà all’opposizione. Il terzo partito preferito dai votanti è stato il Partito dei finlandesi (Perussuomalaiset, 17,6%), guidato dal cattolico Timo Soini, che per poter sedere al governo dovrà cercare di tenere a bada le forze xenofobe e anti-europeiste che fanno parte del suo partito. I Socialdemocratici, che erano al governo, hanno perso il 2,6%, ma sono ancora possibili candidati per la coalizione di governo. Anche i democratici cristiani hanno perso un seggio. Euforico il partito dei Verdi (Vihreät) che ha recuperato 5 seggi e l’1,3% delle preferenze. In attesa che si capisca dove la Finlandia voglia andare, Sarah Numico di Sir Europa ha chiesto al docente di scienze politiche dell’università di Helsinki, Mikko Mattila, una lettura dei risultati elettorali e le possibili prospettive.

Professore, che cosa dicono questi risultati elettorali?
“Come spesso avviene, dopo un periodo di governo non riuscito, i partiti di maggioranza perdono, come è avvenuto al Partito di coalizione nazionale e ai Socialdemocratici, mentre ha vinto il maggiore partito di opposizione, su posizioni centriste. Bisogna ricordare che il Partito dei finlandesi di fatto ha perso, lasciando sul campo l’1,4% dell’elettorato e un seggio. Siccome però in molti avevano predetto perdite ancora maggiori per il Partito dei finlandesi, in questo senso sono stati anche loro ‘vincitori'”.

Quali sono i principali problemi politici e sociali della Finlandia oggi?
“Durante la campagna elettorale, il problema centrale è stato la situazione economica. Il settore pubblico vive in situazione di deficit strutturale e la maggior parte dei partiti gareggiava con la propria lista di tagli. All’origine di questa situazione è il rapido invecchiamento della popolazione che porta a una spesa pubblica maggiore e a minori entrate fiscali. È lo stesso problema di molti altri Paesi europei, ma la differenza è che questo sviluppo in Finlandia è più veloce e drammatico che in molti altri. Se si mette insieme questo elemento con il declino della produzione industriale, a molti osservatori il futuro appare abbastanza cupo”.

In cosa ha fallito il governo precedente?
“L’errore più grande dell’ex premier Stubb è stato di non riuscire a tenere insieme la sua coalizione di governo, che non ha trovato un accordo sulle riforme principali che avevano in precedenza promesso: ad esempio quella dei servizi sanitari e sociali. E quando i sondaggi hanno iniziato a mostrare prospettive di sconfitta, la cosa è peggiorata, al punto che in parlamento i partiti di governo hanno addirittura votato contro alcune delle loro stesse proposte”. 

  Due leader di partito, il luterano Juha Sipilä (Keskusta) e il cattolico Timo Soini (Perussuomalaiset, Partito dei finlandesi), sono stati scelti dall’elettorato. Che peso ha avuto la loro appartenenza religiosa?
“È vero che Juha Sipilä ha radici religiose e che sui media, durante la campagna, questo dato è emerso. Tuttavia, lo stesso Sipilä ha cercato di non rimarcare troppo questo aspetto di sé. È possibile, anzi probabile, che il suo essere religioso abbia attirato alcuni voti. Timo Soini è un conservatore sul piano sociale ed è stato molto esplicito su questo. Tutti sanno che è cattolico e lui è molto aperto al riguardo. Visto che non ci sono molti cattolici in Finlandia, si potrebbe pensare che questo gli sia di ostacolo, ma non è stato così. Penso che molti elettori, seppur non cattolici, abbiano apprezzato la sua onestà rispetto all’appartenenza religiosa, ma in generale non credo che l’essere cattolico sia stato determinante per i suoi elettori”.

La presenza al governo del Partito dei finlandesi, di matrice nazionalista, che conseguenze potrà avere su politiche quali l’immigrazione o l’appartenenza all’Ue?
“Se il Partito dei finlandesi sarà al governo, come vorrebbe, chiederà al nuovo esecutivo di essere più restrittivo in termini d’immigrazione e più critico verso l’Ue e una maggiore integrazione europea. Tuttavia, essendo il Partito di centro a guidare la coalizione, Soini dovrà accettare dei compromessi su alcuni temi. Quale sarà la materia dei compromessi, non lo sappiamo ancora”.

La Finlandia e l’Europa: quali prospettive?
“Il tema dell’Ue è stato presente in campagna elettorale, ma solo in relazione alla Grecia. Si è discusso su quale posizione dovrebbe prendere la Finlandia nel caso fosse necessario un nuovo pacchetto di salvataggio. Il tema era delicato per tutti i leader, per cui non ne hanno voluto discutere molto e nessuno si è impegnato prima del voto”.