EDITORIALE

Sindone, crocevia” “tra fede e umanità

Pellegrinaggio internazionale a Torino (Italia) per il sacro Telo. Davanti all’immagine dell’Uomo dei dolori scorrono tragedie e speranze di oggi

L'”attualità” della Sindone si ritrova anche nell’incrociarsi quotidiano di notizie e avvenimenti. Accade così che, mentre a Torino si apre l’ostensione solenne della Sindone, nel mare dove finisce l’Europa centinaia di persone perdano la vita, tragicamente, assurdamente. E sono i cronisti, al termine della Messa, a portare le notizie all’arcivescovo. Che ha un moto immediato di indignazione, un riflesso condizionato per le vite perdute, per questo “mare di sofferenza” che sembra non finire mai. L’ostensione del Telo a Torino è anche questo: portare davanti a quell’immagine le sofferenze di un mondo sbilanciato e ingiusto, di fronte all’immagine di quell’Uomo che per quel mondo ha offerto la vita, nel dolore e nella vergogna della croce.
L’ostensione è cominciata domenica 19 aprile con la Messa solenne; e con il saluto augurale di Papa Francesco che ha voluto ricordare la Sindone al termine del Regina Coeli. Bergoglio sarà a Torino il 21 e 22 giugno, per venerare la Sindone e onorare la memoria di don Bosco ma anche per tornare alle sue radici piemontesi, e per un momento storico di incontro con le comunità evangeliche valdesi, che qui, nelle Alpi torinesi, hanno messo radici da secoli. Un altro incrocio: la Sindone è segno di divisione tra cattolici ed evangelici (questi ultimi non riservano alcun culto alle immagini): ma Francesco ha voluto unire nel suo viaggio i due momenti, quasi a sottolineare che ci sono, tra i cristiani, ragioni ben più forti e profonde delle divisioni storiche e delle scelte cultuali.
Le giornate di esordio hanno confermato il significato principale dell’ostensione: quello di essere un pellegrinaggio e, in certa misura, una festa di popolo. Quando la Sindone è esposta in Duomo, è come se Torino ricevesse in visita i parenti da tutta Europa e da tutto il mondo. La città ha cominciato da tempo a cambiare pelle, costruendosi come spazio di incontro, di cultura, di turismo. Con l’ostensione questo cammino prende maggiore forza e convinzione, perché i “numeri” si moltiplicano: più torinesi per le strade, e moltissimi – centinaia di migliaia – di visitatori in più, gente nuova che passa alla Sindone ma poi si “disperde” al Museo egizio o alla Mole, a Superga e – tanto più quest’anno – a Valdocco, per andare a trovare don Bosco. Per i torinesi è occasione di commercio ma, molto più, prova generale di convivenza tra le culture diverse, in una città da tempo diventata multietnica come tutte le metropoli d’Europa; e la Sindone è a un passo da Porta Palazzo, il mercato dove le bancarelle sono ormai gestite in gran parte da cinesi e maghrebini, africani del sub Sahara e latinos del Perù. Anche questa non è poi quella gran novità: quando Valdocco era l’unico studentato salesiano capitava che il cardinale Hlond, arcivescovo di Varsavia e figlio di don Bosco, venisse a Porta Palazzo per ordinare, in perfetto piemontese, un paio di chili di arance…
Poi si attendono giovani e malati. Il Custode della Sindone, monsignor Cesare Nosiglia, ha voluto che l’Ostensione fosse particolarmente attenta a loro, che sono i segni del contenuto più profondo della Sindone, per i credenti: la speranza. Per questo è stato scelto come motto “l’Amore più grande”: a ricordare che il corteggiamento di Dio verso ciascuno di noi non finisce mai, e che nella scoperta di quell’amore c’è anche la risposta alla nostra vocazione più vera, mettersi a servizio dei fratelli.
I giovani – dice Nosiglia – sono portatori della speranza dell’avvenire; e il mondo della sofferenza coltiva speranza concrete, di quelle che si conquistano giorno dopo giorno, quando il dolore o la malattia “scavano” dentro di noi e ci purificano. I pellegrini che vengono a Torino capiscono bene che mettersi di fronte a quell’immagine di morte e di dolore significa anche aprirsi alla speranza di Pasqua.

(*) responsabile comunicazione Ostensione 2015