STATISTICHE

Che fatica essere giovani

Eurostat pubblica un corposo documento che fotografa la situazione degli under30 nei 28 Paesi Ue. Dati che dovrebbero far riflettere…

Sono 214 pagine di dati, tabelle, grafici, informazioni che cercano di raccontare la realtà europea degli under30. “Essere giovani in Europa oggi”, la nuova pubblicazione “faro” curata da Eurostat, ufficio di statistica dell’Ue, illustra come vive oggi questa sottile fetta di popolazione sulle cui spalle si dovrà reggere l’Europa del futuro. La ricerca è divisa in sette capitoli, che mettono a fuoco i temi della demografia, la famiglia e la società, la salute, l’istruzione, l’accesso e la partecipazione al mercato del lavoro, le condizioni di vita e il mondo informatico, ambiti rispetto ai quali l’Ue ha avviato una serie consistente di politiche attente ai giovani. La pubblicazione ripropone dati già utilizzati dalla Commissione europea, focalizzandoli però sui giovani. Per Eurostat è però importante mostrare come vivono i giovani europei alla viglia delle giornate europee della gioventù, celebrate dal 27 aprile al 10 maggio con centinaia di manifestazioni e attività nei diversi Paesi.

Il vecchio continente sempre più vecchio. Delle 507 milioni di persone che abitano i Paesi dell’Unione europea il 33,3%, cioè 169 milioni di cittadini, ha meno di 30 anni. Nel 1990 l’età media europea era di 35 anni, nel 2013 la media si è assestata sui 42. “Se il fenomeno dell’invecchiamento si è registrato in tutte le società industrializzate, l’impatto sulla popolazione europea è stato più consistente che su altre”, chiosa il rapporto. La fascia più esigua è quella dei giovani sotto i 15 anni che in Europa oggi sono il 15,6% della popolazione, 79 milioni di abitanti, ovvero 10 milioni in meno che nel 1994; mentre gli over65 sono quasi 94 milioni. Da questa media si distanziano l’Irlanda, con 22% di ragazzi, primo Paese nella graduatoria, seguito da Francia (18,6%) e Regno Unito (17,6), mentre in fondo sta la Germania con il 13,1%, di poco preceduta da Bulgaria, Italia, Austria, Ungheria. Le previsioni annunciano un’ulteriore riduzione della fetta di abitanti europei under30 che nel 2050 saranno il 30,8% della popolazione. Dopo questa data si dovrebbe tornare a crescere un pochino, ma nel 2080 saranno solo – almeno stando alle previsioni – il 31,2%. Le cause? Si nasce di meno (il tasso di fertilità è dell’1,58% di figli per donna) e si vive più a lungo.

I nuclei familiari. “La tradizionale famiglia nucleare composta da una coppia con figli è in declino nell’Ue”. Oggi sono il 20,5%. Un terzo dei nuclei familiari è composto da una persona sola, mentre il 24,7% sono coppie senza figli. I giovani lasciano la casa dei genitori più tardi: la media è dopo i 26 anni, con gli svedesi, danesi e finlandesi che lo fanno subito dopo i vent’anni; italiani, maltesi, slovacchi e croati intorno ai trenta. Il 23% circa degli under30 è sposato o convive (con o senza riconoscimento legale); in Finlandia la proporzione sale al 40%; in Italia o Grecia scende intorno all’11%. Così succede che, o perché non ci si sposa o perché lo si fa tardi, i figli nati al di fuori di un vincolo matrimoniale sono il 40% (dato del 2011, contro il 20% del 1990).

Le abitudini di vita. I giovani si dichiarano abbastanza soddisfatti della vita che conducono (il punteggio, nella scala da 1 a 10 è in media 7,6). Il 44% di loro non partecipa a nessuna organizzazione (sportiva, politica o altro). I restanti si dividono tra varie realtà: spiccano le associazioni sportive (35%), ricreative (22%); organizzazioni che migliorino la vita della comunità locale (15%), realtà culturali (14%), Ong (12%). Fanalino di coda sono le associazioni politiche che raccolgono il 5% dei “giovani impegnati”. La maggioranza dei giovani pratica regolarmente sport (64%); brillano gli uomini, le donne sono più pigre. Diminuisce la mortalità infantile (al di sotto del primo anno di vita) e anche quella degli under30. La graduatoria delle cause di morte vede al primo posto incidenti fatali su mezzi di trasporto (con un picco nella fascia 20-24 anni); seguono – dato che fa molto pensare – le morti per “atti autolesionistici intenzionali”. E muoiono più maschi che femmine, in questa fascia d’età. Un problema che tocca il 4% dei giovani è l’obesità; i giovani europei fumano (14% nella fascia 15-19; 29% tra 20 e 24 e 33% tra 25 e 29) e ben oltre la metà di loro consuma alcool (con oscillazioni tra il 90% dei giovani 15-24 in Germania ed Estonia al 60% di Portogallo e Romania). Nove su dieci giovani usano quotidianamente internet, la maggior parte di loro attraverso il telefono. Usano la rete soprattutto per partecipare alle reti sociali (82%) e per consultare wikipedia o cercare informazioni (65%).

Temi caldi: lavoro e povertà. I due ambiti più problematici sono lavoro e povertà infantile. Nel 2013, il 13% dei giovani tra 15-24 anni e il 30% dei 25-29enni non lavoravano né studiavano. Un’ampia forbice si crea nella differenza tra i sessi. Di coloro che nel periodo 2008/2013 hanno finito gli studi, una media del 73% ha trovato impiego (in Olanda l’88, in Austria l’84; in Spagna il 60, in Italia il 59%). L’altro dato preoccupante arriva dall’analisi delle “condizioni di vita”: 3 bambini su 10 (27,6%, cioè 26 milioni) vivono a rischio di povertà o esclusione sociale nell’Ue, e il 10-12% in povertà materiale.