CHIESE IN BREVE
Bosnia-Erzegovina: le parole del Papa ai vescovi
“Non risparmiare le vostre energie per sostenere i deboli, aiutare quanti hanno legittimi e onesti desideri di rimanere nella propria terra natale, sovvenire alla fame spirituale di chi crede nei valori indelebili, nati dal Vangelo, che lungo i secoli hanno alimentato la vita delle vostre comunità. Animati dal balsamo della fede, dal vostro esempio e dalla vostra predicazione, essi potranno rafforzare la propria determinazione al bene”. È l’incoraggiamento di Papa Francesco ai vescovi di Bosnia ed Erzegovina ricevuti il 16 marzo in udienza per la visita ad limina, quasi un prologo alla sua visita pastorale a Sarajevo il 6 giugno prossimo. Nel suo discorso il Pontefice ha toccato diversi temi, tra cui quello dell’emigrazione, che evoca “la difficoltà del ritorno di tanti vostri concittadini, la scarsità di fonti di lavoro, l’instabilità delle famiglie, la lacerazione affettiva e sociale di intere comunità, la precarietà operativa di diverse parrocchie, le memorie ancora vive del conflitto, sia a livello personale che comunitario, con le ferite degli animi ancora doloranti. So bene che ciò suscita, nel vostro animo di Pastori, amarezza e preoccupazione”. “Il Papa e la Chiesa – ha detto Francesco ai vescovi – sono con voi con la preghiera e il fattivo sostegno dei vostri programmi a favore di quanti abitano i vostri territori, senza alcuna distinzione”. Dal Pontefice è giunto anche l’invito ai presuli ad “essere padri di tutti, pur nelle ristrettezze materiali e nella crisi in cui vi trovate ad agire. Il vostro cuore sia sempre largo ad accogliere ognuno, come il cuore di Cristo. Ogni comunità cristiana – ha ribadito Bergoglio – sa di essere chiamata ad aprirsi, a riflettere nel mondo la luce del Vangelo; non può rimanere chiusa soltanto nell’ambito delle proprie pur nobili tradizioni. Essa esce dal proprio ‘recinto’, salda nella fede, sostenuta dalla preghiera e incoraggiata dai propri pastori, per vivere e annunciare la vita nuova di cui è depositaria, quella di Cristo, Salvatore di ogni uomo. In tale prospettiva, incoraggio le iniziative che possono allargare la presenza della Chiesa al di là del perimetro liturgico, assumendo con fantasia ogni altra azione che possa incidere nella società apportandovi il fresco spirito del Vangelo”.
Svezia: la preghiera per i cristiani perseguitati
“Per i credenti, la preghiera è una forza importante e pertanto chiediamo che nelle celebrazioni della Domenica delle Palme, 29 marzo, una preghiera comune si levi per i cristiani perseguitati in Medio Oriente”, scrive oggi Karin Wiborn, Segretario generale del Consiglio cristiano di Svezia. “Siamo preoccupati e in ansia per i nostri fratelli e sorelle” cristiani che in maggioranza “appartengono all’antica Chiesa d’Oriente, conosciuta anche come la Chiesa assira” e “della Chiesa siro-ortodossa”. A sostenere Karin Wibor nell’iniziativa è il credere “che la preghiera può cambiare. E se faremo questo insieme, in varie chiese di diverse tradizioni in tutto il Paese, siamo certi che avrà degli effetti”. Molti membri di chiese e organizzazioni stanno lavorando “in Medio Oriente per sostenere le persone provate dalle devastazioni della guerra” spiega la nota che accompagna il testo della preghiera: “nonostante questi sforzi, la situazione è estremamente grave e sentiamo una grande prostrazione per ciò che sta accadendo”. Per questo le Chiese della Svezia fanno anche appello “ai nostri politici perché facciano tutto quello che è in loro potere per proteggere le persone e garantire la pace e la giustizia”. Nei mesi passati le Chiese hanno ripetutamente sollecitato, attraverso lettere, consultazioni, incontri il ministro degli Esteri, a “promuovere la libertà di religione o di credo attraverso iniziative di politica estera”.
Belgio: religioni insieme per promuovere la pace
“Together in Peace”: era il tema della marcia nazionale promossa domenica 15 marzo a Bruxelles cui hanno preso parte 3.500 persone. L’iniziativa – organizzata dai leader delle religioni presenti nel Paese, cristiani, ebrei e musulmani – è stata organizzata per dire “no alla strategia del terrore” dopo gli attentati di Parigi e Copenaghen e “sì alla coesistenza pacifica”. Come atto simbolico il corteo si è fermato lungo il tragitto davanti alla cattedrale ortodossa dei Santi Arcangeli Michele e Gabriele, alla Chiesa protestante, alla Chiesa cattolica Notre-Dame du Sablon e alla grande sinagoga. Davanti al tempio cattolico ha preso la parola l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, monsignor André-Joseph Léonard. “Ogni volta che ebrei, musulmani, cristiani sono massacrati, perché sono tali, osiamo tutti dire: ‘Sono cristiano o musulmano o ebreo’. Perché siamo tutti colpiti quando la dignità della persona umana è schernita in uno dei nostri fratelli e sorelle in umanità”. Il corteo si è fermato davanti al Palazzo di Giustizia di Bruxelles dove il ministro Koen Geens ha accolto i manifestanti con un discorso: “L’ignoranza – ha detto – è padre della violenza, la paura è madre dell’intolleranza. Paradossalmente, in un mondo globale dove tutti conoscono tutto, l’ignoranza e la paura hanno più possibilità di svilupparsi”. E nel sottolineare l’importanza dell’educazione, ha detto: “non c’è migliore arma per distruggere le identità che la deformazione dei messaggi religiosi e filosofici”.