EUROPA CENTRALE
La “Via Benedectina” collega il patrimonio storico e religioso di Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria. Turismo tra fede e cultura
Quasi 50 monumenti sacri di immenso valore storico appartenenti al patrimonio benedettino in Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria hanno attirato l’attenzione di esperti di vari settori. Nel 2014 questi hanno dato vita a un progetto unico: “Via Benedictina – Il patrimonio benedettino in Europa centrale”. L’itinerario include numerosi monasteri e chiese, sia quelli ancora “operativi” sia quelli che attualmente rivestono una funzione diversa. Danka Jaceckova ne ha scoperto i dettagli con l’aiuto di Rastislav Koziak, capo del dipartimento di Storia dell’Università di Matej Bel in Slovacchia.
Dove dovremmo cercare le origini del progetto internazionale “Via Benedictina”?
“L’idea è nata nel monastero polacco benedettino di Tyniec, vicino a Cracovia, nel suo Istituto di cultura, sulla scia di un antico progetto dedicato al patrimonio benedettino in Europa centrale. Si sono tenuti diversi workshop nei quali esperti e consacrati di comunità religiose hanno discusso sulle possibilità di ravvivare il dialogo tra i monasteri e il pubblico, e su come coinvolgere più intensamente i monasteri nella vita della società. I monasteri benedettini sono fra i più antichi monumenti cristiani nei Paesi del Gruppo di Visegrad. Sono stati fondati sullo scorcio del primo millennio, nell’epoca della cristianizzazione e della costruzione della prima ‘statalità’. Così, hanno contribuito al rafforzamento dei modelli culturali su cui si fonda la civiltà europea e che sono stati adottati dai nostri Paesi”.
Da storico, come vede la rilevanza del patrimonio cristiano come base su cui l’Europa è stata costruita? Cosa ci può dire della “Via Benedictina” in questo senso?
“Come storico sostengo questa teoria che – ovviamente – rappresenta una parte delle idee strutturali sulla base delle quali è stato creato il nostro progetto. Il cristianesimo e tutti i migliori risultati spirituali e materiali della civiltà cristiana dell’Occidente sono venuti alle nostre terre attraverso i monasteri benedettini. E non sto solo parlando di scrittura o di livello d’istruzione, ma anche di un allentamento delle tensioni nelle relazioni sociali delle società pre-cristiane, ad esempio in materia di schiavitù e di tratta di esseri umani, che è stata una fonte di enormi profitti per le élite locali alle soglie dell’XI secolo”.
Quali sono le finalità del progetto?
“Da una parte vogliamo aiutare i monasteri benedettini nella loro ricerca di una collocazione nella società contemporanea, come pure nel loro dialogo con i non credenti. D’altra parte, vorremmo aiutare le comunità che vivono vicino ai monasteri, soprattutto nelle aree rurali, a valorizzare questo potenziale e farsi coinvolgere nel turismo regionale e transregionale. Dobbiamo risvegliare il loro interesse per il restauro dei monumenti benedettini locali, così come nell’intensificare i rapporti con i monasteri, che – oltre ad altri vantaggi – potrebbero portare anche un certo profitto economico. Tale interesse arricchisce in termini di conoscenza perché coltiva e pone interrogativi sull’importanza del cristianesimo nell’antichità così come oggi”.
Qual è il risultato pratico della “Via Benedictina”?
“Il prodotto principale di questo progetto è un portale internazionale, www.viabenedictina.eu, che contiene informazioni sulla storia dei monasteri benedettini nei Paesi di Visegrad, il loro stato attuale e le attività in corso; tutto questo in cinque lingue. Coloro che sono interessati a questo tipo di turismo potranno ottenere informazioni complete su trasporti, alloggi, ristorazione, o sull’esistenza di altri luoghi turisticamente interessanti della zona. Speriamo di trarre vantaggio dall’interesse crescente nelle zone centrali e orientali dell’Europa (Budapest, Praga, Cracovia, Bratislava) e contribuire con un segmento del turismo religioso orientato ai monasteri benedettini. Il portale offre anche una versione semplificata sotto forma di una speciale mappa turistica”.
Il dipartimento di Storia dell’Università di Matej Bel garantirà l’aspetto professionale del progetto. Cosa ci può dire della partecipazione concreta dei monasteri e delle istituzioni accademiche e scientifiche dei quattro Paesi coinvolti?
“In particolare, i prodotti di cui parlavo – il portale internet e la mappa turistica – sono il risultato della partecipazione di esperti di diverse università e della loro collaborazione con i monasteri, gli organismi municipali regionali e le associazioni civili. Quest’anno vogliamo estendere il nostro progetto con la creazione di passaporti speciali, sui quali i pellegrini della Via Benedictina possono raccogliere francobolli e timbri di tutti i monasteri che visitano durante il loro tour dei monumenti in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria”.