VESCOVI AUSTRIA
La situazione dei nuclei familiari presenta problemi e sofferenze, ma anche segnali positivi da incoraggiare. L’occasione del Sinodo
La riflessione in vista del Sinodo sulla famiglia è stato il tema centrale dei lavori dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale austriaca – Öbk ritrovatasi per la prima volta in Germania sula riva tedesca del lago di Costanza dal 2 al 5 marzo. Ma anche i temi del fine vita, della solidarietà ai cristiani vittime di persecuzioni e la difesa del clima hanno impegnato i prelati austriaci nelle tre giornate di lavori.
Al Sinodo “senza fretta”. I vescovi hanno posto l’accento sulla necessità che la riflessione e i risultati sinodali non siano frutto di “soluzioni affrettate”. Una indicazione, questa, scaturita accogliendo la richiesta di una “discussione aperta”, come espressamente voluto dal Papa: infatti l’obiettivo di una “soluzione concreta a tutti i problemi e alla miriade di sfide della famiglia e della vita di relazione” deve essere lo scopo a cui tendere. Per i vescovi, dopo la prima fase di riflessione sulle realtà relazionali volta a “chiarire il discernimento degli spiriti”, proprio come Gesù che “ha accompagnato con la verità, la pazienza e la misericordia” i passi del popolo verso il Regno di Dio, diventa fondamentale confrontarsi con le diverse situazioni di vita in un “atteggiamento di amore e di apprezzamento per sostenere le persone nel loro cammino verso una vita familiare cristiana”. Il prossimo Sinodo dovrebbe favorire le giovani famiglie per raggiungere l’ideale cristiano di amore duraturo. Questa speranza personale, ha sottolineato il vescovo di St. Pölten, mons. Klaus Küng. Il Sinodo dovrebbe rendere le persone consapevoli del fatto che “tutti possano vivere alti ideali con l’aiuto di Dio”, nonostante le debolezze personali. “Ci sono sviluppi nella nostra società che sono chiaramente decadenti”, ha osservato Küng al termine della plenaria. La mancanza di una casa per molti giovani è, fra l’altro, un’aggravante del forte calo dei matrimoni e della “atomizzazione della società”. Allo stesso tempo Küng, che è stato confermato come delegato alla pastorale familiare, ha individuato “germi di speranza, con le famiglie giovani che fanno pensieri veri su come vivere una vita cristiana in questa società per essere – come ha sottolineato il prelato – ‘fari’, che forniscono indicazioni e dovrebbero essere incoraggiati” da parte del Sinodo.
Dignità del fine vita. I vescovi hanno lodato e reso omaggio alla commissione parlamentare d’inchiesta “sulla dignità umana alla fine della vita” per il suo “voto pionieristico”, nel sostenere gli hospice e lo sviluppo delle cure palliative in Austria, così come nell’approfondire i temi del testamento biologico e la maggiore distribuzione dell’assistenza sanitaria. Soprattutto nel contesto di “sviluppi allarmanti” in altri Paesi, già all’assemblea generale autunnale i vescovi avevano parlato dei pericoli di un eventuale “rilassamento” verso l’eutanasia, sottolineando la dignità inviolabile di tutta la vita e l’integrazione di un divieto dell’eutanasia nella Costituzione. La determinazione della Commissione d’inchiesta che hospice e cure palliative non sono solo una delle forme più umane di medicina, ma sono anche convenienti per le spese sanitarie e sociali, dovrebbe “essere sufficiente per una rapida attuazione della raccomandazioni parlamentari”, hanno scritto i vescovi.
Solidarietà ai cristiani perseguitati. Il tema della violenta persecuzione contro i cristiani in Medio Oriente è stato al centro della terza giornata di lavori. Il “genocidio contro gli eredi della prima cristianità” posto in atto dalle milizie terroristiche dell’Isis, hanno fatto porre l’accento ai vescovi sull’urgenza di una solidarietà piena. Ricordando il genocidio dei cristiani armeni e siriani di 100 anni fa, con il massacro, tra il 1915 e il 1923, di circa 1,5 milioni di cristiani armeni e circa 500mila cristiani siriani, i vescovi austriaci hanno denunciato che davanti agli occhi del mondo l’uccisione continua: questo rivela il fallimento della comunità internazionale e l’incapacità di proteggere tutte le persone a rischio in modo efficace a prescindere dalla loro appartenenza religiosa. L’aiuto della Chiesa austriaca ha raggiunto più di 3 milioni di euro, ma è stato richiesto un ulteriore sforzo alle comunità cristiane: la quinta domenica di Quaresima (22 marzo) è indetta una colletta in Austria per i cristiani perseguitati a causa della loro fede.
Cambiamenti climatici: pellegrinaggio ecumenico? In un’altra dichiarazione, i vescovi prendono posizione sulle politiche sul cambiamento climatico. In favore di un “passaggio a una vita semplice e responsabile nel rispetto della creazione di Dio” viene lanciata al proposta di preparare in Austria e in altri Paesi europei, un pellegrinaggio ecumenico per ottenere una maggiore giustizia climatica, “come segno concreto in vista del vertice mondiale sul clima a Parigi”.