COMMISSIONE UE

Frontiere e migranti, agire insieme

Le continue tragedie nel Mediterraneo spingono l’Esecutivo Juncker ad accelerare i tempi per una strategia comunitaria. Le proposte

L’ennesimo naufragio il 4 marzo: a trenta miglia dalla costa libica sono stati recuperati i corpi di dieci migranti annegati; 941 i migranti salvati dai mezzi di soccorso italiani. Lo stesso giorno è giunta la notizia che la Commissione europea ha deciso di accelerare i tempi per la definizione di un’agenda comune sulle migrazioni, anticipandola da luglio a maggio; qualche giorno dopo l’annuncio di Frontex di un possibile arrivo dalla Libia di 500mila o forse un milione di “disperati”. Intanto il collegio dei commissari ha tenuto un primo dibattito d’orientamento sulle iniziative per mettere in pratica gli strumenti esistenti e rafforzare la cooperazione nella gestione dei flussi dai Paesi terzi.

Un problema comune. “Una sfida per l’Europa nel suo insieme”, ha detto a Bruxelles il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, secondo il quale “l’immigrazione è un problema che riguarda tutti gli Stati membri, non è più Mare nostrum ma Europa nostra”. “Dobbiamo – ha proseguito – fare un uso migliore e più coerente di tutti i nostri strumenti, concordare priorità comuni e unire maggiori risorse a livello europeo e nazionale al fine di garantire un’effettiva solidarietà e una migliore condivisione delle responsabilità”. Quattro le  aree di intervento individuate: un sistema comune d’asilo, una nuova politica europea sull’immigrazione regolare, il rafforzamento del contrasto all’immigrazione irregolare e al traffico di esseri umani, e il potenziamento del controllo alle frontiere esterne. Per l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, occorre “dare risposte immediate” e “a lungo termine”, e “affrontare le cause profonde, a partire dalle crisi che dilagano alle nostre frontiere”. Mogherini sostiene la necessità di “risolvere la crisi in Siria e affrontare la situazione nell’Africa del Nord”. E in Libia occorre un interlocutore unico: bisogna “costruire un’autorità statale” che “abbia il controllo del territorio e delle frontiere, di terra e in mare”. Dimitris Avramopoulos, commissario all’immigrazione, invita a “pensare a tutte le dimensioni del fenomeno”.

Sistema comune d’asilo. L’Ue, spiega una nota della Commissione, “dispone di uno dei quadri legislativi più avanzati al mondo per offrire protezione a chi ne ha bisogno, ma è il momento di applicare pienamente e coerentemente il sistema europeo comune di asilo (Common European Asylum System) recentemente adottato”. Di qui l’impegno per “garantire la scomparsa delle attuali divergenze tra le prassi nazionali in materia” e approfondire la cooperazione con i Paesi terzi al fine di affrontare le cause profonde delle migrazioni e integrarle nella definizione delle strategie di sviluppo. Ulteriori punti, “un maggiore utilizzo delle iniziative di ricollocazione e reinsediamento dell’Unione europea, in stretto dialogo con gli Stati membri e i Paesi terzi che ospitano un alto numero di rifugiati”.

Immigrazione regolare. Pur combattendo la disoccupazione, l’Europa deve “attirare talenti” per essere più competitiva a livello globale. “Si tratta – si legge nella nota – di un impegno a lungo termine” per il quale la Commissione intende avviare un riesame della direttiva sulla Carta blu (emanata nel 2009 e riguardante i lavoratori altamente qualificati). Un processo “che potrà funzionare solo discutendo con gli Stati membri, anche per quanto riguarda un approccio più orizzontale alla politica in materia di immigrazione legale”.

Tratta di esseri umani. Nel 2014, secondo Frontex, circa 278mila persone hanno attraversato irregolarmente la frontiera: il doppio rispetto al 2011. Molti ricorrono a trafficanti o cadono vittime della tratta. Per questo la Commissione intende sviluppare ulteriormente la normativa esistente in materia elaborando “un insieme completo di azioni sul traffico di migranti” e potenziando strumenti concreti “per agire in Paesi e su rotte prioritari, in stretta collaborazione con i Paesi terzi, anche tramite gli accordi di riammissione e i quadri di cooperazione vigenti (ad esempio i processi di Rabat, di Khartoum o di Budapest)”.

Protezione delle frontiere. E ancora: “uno spazio senza frontiere interne e una solida politica di asilo e migrazione possono durare soltanto se l’Europa gestisce le sue frontiere esterne, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”. La gestione delle frontiere è una competenza condivisa tra Ue e Stati membri, e la sorveglianza delle frontiere esterne dell’Unione è di vitale interesse per tutti. La preparazione dell’agenda sulle migrazioni offrirà l’opportunità di discutere se e in quale misura Frontex abbia bisogno di maggiori dotazioni, mezzi operativi e risorse umane per affrontare meglio queste sfide. Gli Stati membri, conclude la nota, “devono mettere in comune maggiori risorse per consentire di potenziare le attività di Frontex e mettere in azione le squadre di guardie di frontiera europee”.