POLITICA
Intervista con il capogruppo dei Popolari a Strasburgo, il tedesco Weber. Tsipras e il caso-Grecia. Il pericolo populista. Valutazioni sulla famiglia
È il volto giovane e “combattivo” dei Popolari in Europa. Classe 1972, tedesco della regione bavarese, studi al Politecnico di Monaco, Manfred Weber è uno degli esponenti più in vista della Csu, l’Unione cristiano-sociale, solido partner della Cdu della cancelliera Merkel. In un tornante particolarmente delicato per l’Europa, stretta fra crisi economica e guerra in Ucraina, tra emergenza-profughi e minacce terroristiche, fa – intervistato da Gianni Borsa per Sir Europa – il punto della situazione senza reticenze, che si parli di Tsipras, di nazionalismo o di tutela della famiglia.
L’Eurogruppo ha raggiunto un accordo con la Grecia che consente al governo Tsipras di pianificare le riforme necessarie a ripristinare la sicurezza finanziaria e una crescita del Paese. I media hanno spesso descritto i negoziati come un braccio di ferro tra Berlino e Atene. Qual è la sua opinione su questo argomento?
“Il Gruppo del Ppe accoglie con favore l’accordo che è stato raggiunto tra l’Eurogruppo e il governo greco. Non si tratta di un assegno in bianco firmato al nuovo governo greco, ma è un chiaro segnale che quando i partner sono aperti alla discussione e disposti a negoziare, una soluzione può essere trovata. Durante la campagna elettorale, Syriza e il suo leader, Alexis Tsipras, hanno promesso agli elettori greci alcune cose che sapevano non sarebbero stati in grado di mantenere. È una loro responsabilità. Ma due cose dovevano necessariamente essere ben chiarite”.
Quali?
“In primo luogo, gli elettori greci non hanno eletto un nuovo Stato. Hanno eletto un nuovo governo. Ciò significa che gli accordi precedenti firmati in nome del Paese devono essere rispettati. È quello che succede sempre in ogni Paese quando si elegge un nuovo governo. Questo è molto importante per noi, come gruppo del Ppe, e in generale per i partner europei della Grecia. Era la condizione preliminare di qualsiasi discussione, di qualsiasi compromesso. In secondo luogo, i contribuenti europei non dovranno pagare per le promesse elettorali di Tsipras. È una buona notizia che il signor Tsipras e il suo governo abbiano cominciato a capirlo. Sono fiducioso che verrà svolto un lavoro costruttivo nei prossimi quattro mesi per trovare soluzioni alle questioni ancora aperte, e che la Grecia sia in grado di rimanere membro dell’Eurozona. Questo è anche il nostro desiderio”.
Il nazionalismo e il populismo sono in costante crescita in Europa, come dimostrano i risultati delle elezioni di maggio 2014. Tuttavia, anche le prossime elezioni in Francia e nel Regno Unito potrebbero produrre risultati in quella stessa direzione. C’è un modo per contrastare tale tendenza?
“L’ascesa dei movimenti populisti è un movimento generale molto preoccupante in tutta Europa. Ma questa crescita è dovuta alle politiche nazionali, non alla politica europea. Nei Paesi dell’Europa meridionale prende la forma della sinistra radicale, mentre in quelli del Nord Europa, in Francia ad esempio, è piuttosto l’estrema destra che è in crescita. In alcuni Paesi, come l’Italia, i populisti di diverse estrazioni sono in aumento. Secondo me, però, questi partiti populisti, che siano dell’estrema sinistra o dell’estrema destra, sono la stessa cosa: condividono lo stesso gusto per le soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Condividono la stessa volontà di distruggere la cooperazione e la solidarietà europea, che hanno portato la pace e il benessere economico nel continente per più di 60 anni e che sono parte della soluzione alle sfide del secolo, molto di più di quanto non ne costituiscano il problema. A mio avviso, l’unico modo per contrastarli è di dimostrare ai cittadini che siamo noi quelli che hanno le soluzioni reali alla disoccupazione, ai problemi legati alla migrazione, alle questioni della sicurezza e alle minacce del terrorismo. La cosa peggiore da fare sarebbe rincorrere i partiti populisti! Dobbiamo essere fedeli ai nostri valori mettendo in pratica le nostre ricette. È ciò su cui il Ppe si sta concentrando”.
La Chiesa cattolica, che sostiene il processo di integrazione europea, è spesso prudente nei confronti dell’Ue, in particolare per quanto riguarda la possibilità di misure contro la famiglia o la dignità della vita umana. Esiste questo rischio?
“I valori della famiglia sono la spina dorsale delle nostre convinzioni democratiche-cristiane. Noi valorizziamo molto la famiglia e la dignità della vita umana e siamo felici che la Carta dei diritti fondamentali affermi chiaramente che i diritti umani e la dignità umana sono valori essenziali dell’Unione europea. Tuttavia, quando si tratta di questioni più precise relative al diritto di famiglia e ai diritti riproduttivi, la nostra opinione è che queste questioni dovrebbero rimanere una materia di sussidiarietà, una competenza degli Stati membri. I Paesi europei sono uniti nella diversità e la situazione varia molto nei diversi Stati membri. Non ogni questione in Europa – anche se è una questione importante – è una questione per l’Europa”.
Secondo lei, qual è la più grande lezione che si potrebbe trarre dai discorsi tenuti da Papa Francesco a Strasburgo lo scorso novembre?
“Il discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo resterà uno dei momenti più toccanti che ho vissuto da quando sono stato eletto eurodeputato. Il messaggio più importante che ho ricevuto dal suo discorso è l’appello a tutti gli europei a dimostrare solidarietà, tra di loro, ma anche verso il resto del mondo, in particolare verso tutti i profughi che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo. Ha sottolineato che non possiamo, non dobbiamo permettere che il Mediterraneo diventi il cimitero d’Europa. Questo è davvero un settore in cui soltanto una politica europea comune può risultare efficace. Papa Francesco ha anche invitato gli europei a concentrarsi sulle sfide del futuro. Ha insistito sulla necessità di essere aperti al cambiamento, e che l’Europa non dovrebbe essere una fragile nonna, ma un attore giovane e forte nel mondo di domani. In generale, il suo discorso è stato molto forte e stimolante”.