CHIESE IN BREVE
Ccee: libertà di coscienza e di espressione
La libertà all’obiezione di coscienza e quella di espressione al centro del secondo Incontro dei consulenti giuridici delle Conferenze episcopali in Europa in corso a Bratislava, in Slovacchia (4-6 marzo). Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) spiega così la decisione di focalizzare quest’anno l’incontro su tali argomenti: “La libertà è un diritto, ma anche una responsabilità, e i cristiani hanno un contributo specifico da portare alla riflessione giuridica, specialmente nei dibattiti in corso sui diritti umani, ma anche la testimonianza del loro impegno nella ricerca del bene comune in Europa”. “In questo momento della storia dell’Europa – ha osservato mons. Duarte da Cunha, segretario generale Ccee – spesso le legislazioni nazionali e internazionali si allontanano da quanto finora era stato acquisito dalla cultura europea come principi essenziali”. Per questo, “la Chiesa si sente chiamata a portare anche nell’ambito del diritto la luce del Vangelo”. Partecipano ai lavori di Bratislava i consulenti giuridici delle Conferenze episcopali di Belgio, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Francia, Germania, Inghilterra e Galles, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Scozia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ucraina e Ungheria.
Belgio: dai vescovi ancora un “no” all’eutanasia
Netta presa di posizione dei vescovi cattolici del Belgio contro la proposta di allargare ulteriormente la legge sull’eutanasia anche alle persone con demenza, che abbiano precedentemente indicato questa eventualità con una dichiarazione di volontà anticipata. I vescovi hanno pubblicato una dichiarazione dal titolo “La dignità della persona umana, anche demente” apparsa sui due maggiori quotidiani del Belgio, il fiammingo “Standaard” e il francese “La Libre Belgique”. La nota comincia con una constatazione: “L’invecchiamento crescente della popolazione costituisce una delle maggiori sfide della nostra società così come l’aumento conseguente dei casi di demenza”. Da qui una prima affermazione: “In primo luogo – scrivono i vescovi – un essere umano, anche se malato di demenza, rimane una persona integra fino alla sua morte naturale”. I vescovi sfatano poi l’idea di “autonomia” della volontà secondo la quale “io e solo io, decido ciò che voglio fare della mia vita”, perché l’essere umano non è “un’isola” ma vive “in relazione” e “in comunione” con altri. Ciò che però più preoccupa l’episcopato belga è “il clima di eutanasia nel quale stiamo vivendo dal 2002”. “Dalla legge del 2002 sull’eutanasia – spiegano i vescovi – s’impone una constatazione: la deriva prevista all’epoca, è diventata realtà”. “Noi – scrivono i vescovi – ci opponiamo a questa tendenza. Una perdita di autonomia non è per noi sintomo di una perdita di dignità” e “la nostra società deve continuare a prendersi cura dei membri più vulnerabili” perché “il livello etico di una società si misura dal trattamento che essa riserva ai più deboli”. I vescovi concludono: “Non è la porta che conduce all’eutanasia a doversi aprire ulteriormente, ma quella della fraternità e della solidarietà”.
Bosnia-Erzegovina: verso la visita del Papa a Sarajevo
È stato istituito il Comitato preparatorio della Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina incaricato di organizzare, di concerto con la Santa Sede, la visita pastorale di Papa Francesco a Sarajevo fissata per il 6 giugno. A riferirlo al Sir è il segretario generale della Conferenza episcopale bosniaca, monsignor Ivo Tomasevic. Il comitato è presieduto dal cardinale, arcivescovo di Sarajevo, Vinko Puljic, e composto dai vescovi delle diocesi di Banja Luka e Mostar, da religiosi, suore, sacerdoti e laici impegnati a vario titolo nel campo pastorale (catechesi, liturgia, media…). Allo studio, in questo periodo, la scelta dei luoghi, la disposizione dell’ufficio stampa, la località della messa che “deve essere abbastanza grande da contenere i fedeli attesi in gran numero, non solo dalla Bosnia”. Secondo il Segretario “Papa Francesco viene a portare un messaggio di riconciliazione e di pace non solo alla Bosnia, ma a tutta la regione e all’Europa. Sarà una visita che non mancherà di rilanciare le istanze del dialogo, soprattutto interreligioso e interetnico. I capi religiosi – afferma mons. Tomasevic – devono essere leader anche nel dialogo”. Nelle attese dei fedeli bosniaci anche “un messaggio del Papa ai giovani. Molti, infatti, stanno emigrando non vedendo prospettive qui. È importante che restino per costruire il futuro della Bosnia”.
Portogallo: turismo religioso, fede e arte per tutti
Partecipando con uno stand alla Borsa del Turismo di Lisbona 2015, conclusasi domenica 1° marzo, il direttore dell’Opera nazionale della Pastorale del turismo (Onpt) ha affermato che “per la Chiesa portoghese rendere disponibile le proprie ricchezze artistiche rappresenta una sfida importante”. “La Chiesa deve assolutamente rendere visibili i propri beni più rilevanti, che spesso rimangono invece inaccessibili alla maggioranza delle persone”, ha aggiunto padre Carlos Godinho. Considerando che grande parte del patrimonio storico del Paese è di proprietà ecclesiastica, il responsabile Onpt ha rilevato che “non è possibile che si chiudano le porte delle nostre ricchezze al mondo: è necessario aprirle, affinché esse siano conosciute ed entrino pienamente a far parte dell’offerta turistica nazionale”. Nell’edizione 2015 della Borsa del Turismo di Lisbona l’Onpt ha offerto ai visitatori un itinerario comprendente le cattedrali di Braga e Santarém, con i rispettivi Musei diocesani, quelle di Évora e di Coimbra, e i Santuari di Fatima e del Cristo Re di Lisbona. Inoltre, i turisti presenti hanno potuto trovare spiegazioni per un eventuale visita in Terra Santa.